Madri di se stesse

Il mio istinto materno era sepolto sotto una coltre pesantissima di condizionamenti e di pregiudizi che io stessa avevo costruito negli anni. E lì è rimasto per parecchio tempo anche dopo la nascita del mio primo figlio.

Lo chiamano istinto, eppure io ho dovuto cercarlo e lungo, con molta fatica e un po’ di dolore.

Pensando molte volte anche di esserne del tutto priva. Per certi versi, potrei dire che è stato quasi come partorire me stessa, dopo aver dato alla luce mio figlio. Ho impiegato mesi per accettare le differenze tra la madre che ero e quella che pensavo che sarei stata o, peggio ancora, che ero convinta di “dover essere”.

Ho lottato per zittire le voci – quelle esterne, ma anche il brusio incessante che ronzava nella mia testa – che mi impedivano di ascoltare la voce autentica che stava nascendo dentro di me in risposta a quella di mio figlio.

Perché l’istinto materno, in fondo, forse non è altro che il dialogo che si instaura tra una madre e suo figlio. Un linguaggio muto, una chimica personale ed esclusiva, che probabilmente, a pensarci bene, vale per tutte le persone che si amano. Dare ascolto al mio istinto di madre, nel mio caso personale, ha voluto dire permettermi di fare quello che sentivo facesse stare bene me e i miei figli, anche se era impopolare, o semplicemente “bizzarro”. Anche se era considerato stravagante, discutibile, o addirittura esecrabile. Dare ascolto al mio istinto di madre ha significato zittire la coscienza ipertrofica che mi porto dietro, la costante attenzione al giudizio degli altri, la paura della delusione e dell’abbandono altrui.

Rischiare il tutto per tutto per assecondare i bisogni dei miei figli e quelli della madre che, tra le doglie, era nata insieme a loro. Un viaggio senza fine nella verità e nella libertà, che trascende le semplici dinamiche madre-figlio e investe tante sfere della mia vita personale. Un’esperienza di consapevolezza ed empowerment (per usare un termine molto di moda) che credo sia destinata a non concludersi mai.

L’istinto materno, forse, non è altro che la voce che ci mette in contatto con i nostri bisogni più prepotenti e perentori. Che ci riconduce alle radici di noi stessi, al centro del nostro centro più autentico. Che ci rende madri di noi stesse, in qualche modo, e ci fa nascere a vita nuova ogni giorno. Che si abbiano dei figli, oppure no.