Mamme vs Scuola. Confronto Canada-Francia, la mia esperienza.

Con la nostra mamma expat vediamo un confronto delle scuole tra Francia e Canada. Due esperienze completamente differenti ma interessanti.

Faccio parte della vecchia scuola.
Quella scuola in cui gli insegnanti insegnavano e bacchettavano alunni, i quali si comportavano da alunni e i genitori rincaravano la dose, cazziando i figli e non gli insegnanti.
Da quel che leggo sui quotidiani o su link sparsi qua e là nel web, al giorno d’oggi le cose non stanno proprio così. Mi sembra di capire che sempre più spesso i genitori difendano i figli a oltranza, comportandosi sempre più da avvocati e meno da genitori.

I professori, oggi, sono il nemico.

Ah, anche i porri serviti nella mensa scolastica.
A noi insegnavano che il rispetto per la figura dell’insegnante è sacro, anche quando eravamo presi di mira o insultati. Che poi… insultati… a memoria mia la prof di greco ci chiamava “deficienti” nel senso latino del termine, mancanti. E quanto aveva ragione!
Forse un tempo si era più autoironici e meno permalosi.
“E’ intelligente ma non studia”, “dovrebbe perdere meno tempo con i cavalli e studiare di più” sono frasi che hanno accompagnato tutta la mia carriera scolastica. Con la prof di mate era una lotta tutti i lunedì. Mi interrogava sapendo benissimo che il weekend ero via per i concorsi; mi beccavo un 4 e tanti saluti, arrivederci a lunedì prossimo.
Altri punzecchiavano a random un po’ tutti noi compagni, anche le “secchie”. Solo più tardi ho capito che fosse un modo per spronarci. E hanno avuto ragione.

Siamo sopravvissuti alla scuola, all’università e ci siamo laureati.

Soprattutto, per fortuna mia e dei miei compagni, i nostri genitori non sono mai intervenuti, lasciando fare ai professori il loro mestiere. Ad ognuno il suo, compiti compresi.

Per ora con il mio bimbo più grande non ho di questi problemi, ne riparleremo tra qualche anno, ora è solo all’asilo. Ma ne ha già cambiati tre. Non perché non mi piacessero la mensa o le maestre, ma perché ci siamo trasferiti varie volte cambiando non solo città ma anche continente. E l’ultimo trasferimento per lui, dal Canada alla Francia, è stato il più difficile.
Sinceramente anche per me. In Francia non è facile familiarizzare con altre mamme come in Canada, anzi comincio a credere che qui in realtà le mamme non esistano.

A Québec l’asilo apriva alle 7 del mattino, potevi accompagnare i bambini fino alle 9 e riprenderli dalle 15.30 alle 18, a seconda dei tuoi impegni, lavorativi o meno. Incontravo sempre le altre mamme; le lavoratrici, anche se di fretta sui tacchi non disdegnavano di scambiare due parole, con le solomamme si passava, ovviamente, più tempo. Si accompagnavo i bambini nelle uscite organizzate dalla scuola: in gita al museo, a raccogliere le mele o allo stadio del ghiaccio e, con la bella stagione, si coinvolgevano le lavoratrici nei programmi del weekend.
Le mamme canadesi in generale sono sorridenti e calme, trasmettono serenità. Le mamme parigine sono altere e frenetiche, spesso con circondate da un’aurea di scazzo totale.

Qui, a Parigi, al mattino abbiamo 10 minuti di tempo per far entrare i bambini a scuola, non possono essere accompagnati all’interno dell’edificio e devono attraversare un corridoio umano di polizia. Se ritardi “la consegna” devi portare una giustificazione scritta, cospargerti il capo di cenere e flagellarti con un cilicio.
I bimbi vengono lanciati fuori dalle macchine in tutta fretta, per lo più dai padri, le poche mamme presenti tutto han voglia di fare tranne che salutare il prossimo. Al termine delle lezioni si hanno nuovamente 10 minuti per recuperare i bambini; in questo orario è permesso entrare fino alle rispettive classi per recuperare i bambini. Al cancello ancora la gendarmerie. Le mamme, non pervenute.
Io, che sono l’ultima arrivata, trasferitami da poco, sono una delle poche mamme che porta e recupera il proprio figlio, in mezzo ad un mondo di nounou (tate a tempo pieno).
Il mio passatempo preferito è osservare questo variopinto mondo di Mary Poppins dai tratti asiatici, dalla pelle color ebano, dall’ampio sorriso caraibico o dal capo velato per capire le dinamiche e le gerarchie esistenti tra loro. Per esempio, la prima ad entrare è una nounou in livrea, una giovane ragazza dell’est una delle ultime.
C’è poi è IL TATO, una figura mitologica che quasi credevo non esistesse. Questo energumeno di colore si scarrozza 4 ragazzini, di cui uno sul passeggino, sempre educati e composti, sempre in orario. E’ il mio mito.
Non so se in Francia le dinamiche mamma-scuola siano così ovunque; questa è la mia esperienza, per ora. Poi si vedrà.
E se non riuscirò a conoscere altre mamme per farmi delle amiche… bè manderò mia madre dalla preside a lamentarsi. 😉