Salvare un matrimonio: mantenere spazi personali nella coppia

In un rapporto di coppia, mantenere degli spazi personali è fondamentale sia per se stessi che per la coppia stessa

Il consiglio (non richiesto) che mi diede mia madre, quando la informai che avevo una cosa seria in ballo a livello sentimentale e che volevamo andare a convivere, fu “cercate di mantenere spazi personali nella coppia”.
Non intendeva “mantieni il tuo appartamento”, ovviamente (anche se il farlo mi consentì di chiudere la bocca alla futura suocera, con somma soddisfazione, devo dire), quanto “non sottovalutare l’importanza di tempo per te”.
La (più) giovane Estro, molto innamorata, la trovò una cosa brutta da dire a una figlia, quasi come se volesse dire “tieniti una via di fuga”.

La verità è che mia madre aveva ragione, ma io non potevo vederlo, in quella fase.

La prima fase di ogni storia d’amore è senza dubbio quella del sempreinsiemetuttoinsieme: non si smette di aver fame dell’altro, della sua vita, del suo sorriso, del suo corpo, della sua opinione. E noi eravamo esattamente a quel punto.

Poi si smette di essere una novità e si diventa una costante, col rischio non remoto di diventare “troppo”, di non lasciare spazio ad altro (che siano amici, hobbies, sport o quello che si vuole) perché ha senso solo ciò che si fa insieme.

Fu così anche per noi, ovviamente: presi dalla bellezza del condividersi non ci dedicammo, per un certo tempo, a condividerci con altri. Finché un giorno ci rendemmo conto di essere troppo soli, di avere solo l’altro a fare da interlocutore, da aver lasciato indietro le nostre passioni a favore della nostra passione.

Fu allora che mi ritornarono in mente le parole di mia madre e dovetti ammettere che aveva ragione: la coppia stava fagocitando l’individualità, e rischiavamo di implodere.

Per fortuna riprendere i rapporti con i nostri amici non fu difficile: iniziammo con cene a casa nostra per poi destinare una o due sere al mese a vedere i nostri rispettivi amici più intimi in solitaria: io con i miei, lui con i suoi. Serate che poi, qualche tempo dopo, sarebbero diventate le mie “riunioni del giovedì”.
Di conseguenza venne anche il tempo dedicato agli hobbies: musica e calcetto per lui, cucina, scrittura e craft per me. Almeno fino all’arrivo dei figli… poi è diventato tutto un po’ più complicato!

In seguito, abbastanza recentemente a dire la verità, è arrivato anche il momento di mini fughe: qualche momento per se stessi, soli o con amici, come uno stacco dall’altro, dai figli, dalla quotidianità.
La prima volta fu una sua trasferta di lavoro, poi un addio al celibato con relativa chiusa di due giorni con i suoi amici storici. Poi fu il mio turno: presi un aereo e me ne andai qualche giorno a trovare un’amica che non vedevo da tempo, approfittando del tempo morto in cui lei lavorava per riflettere e scrivere (due cose che chiunque abbia figli piccoli sa essere parecchio difficili).

Furono giorni preziosi non solo per me, che ricaricai le pile e mi sentii decisamente più “Estro” che “la mamma di Peste 1 e Peste 2”, ma anche per la mia famiglia, che imparò a gestirsi da sola senza troppi drammi.
Alla fine, per quanto possa sembrare banale, è assolutamente vero che “tutti sono necessari e nessuno indispensabile”: capito questo, ogni tanto mi concedo i miei spazi e le mie fughe senza sensi di colpa! In fondo l’importante non è “andarsene” ma “aver voglia di tornare”, no?