Masche, streghe e Spiriti Folletti

Anche una volta esistevano i racconti da paura, raccontati nelle fredde sere invernali nelle stalle. I nostri nonni, allora bambini, si emozionavano con Masche, Spiriti folletti e Maghi. Ecco i ricordi del nostro Instanonno

Quando finisce il Medio Evo?

Per Medio Evo  si intende normalmente un periodo di oscurantismo e di  ignoranza , così ci hanno fatto credere gli eredi dell’Illuminismo, fiduciosi che la Dea Ragione potesse risolvere tutti i problemi dell’Umanità.

Ma fu proprio durante il Medio Evo che sorsero le grandi cattedrali, “i pilastri della terra”; fu durante il Medio che nacquero poemi come la “Divina Commedia” e capolavori artistici  che sono diventati patrimonio dell’Umanità.

I turisti che affollano il nostro Paese, le nostre città,  vengono soprattutto a vedere quanto prodotto e costruito nell’ Età di Mezzo e nel Rinascimento, figlio diretto dello stesso Medio Evo.

In realtà il Medio Evo fu l’età della fantasia, dell’immaginazione, dello stupore collettivo di fronte ai fenomeni naturali, del culto dell’arte e del bello.

Coloro i quali hanno la mia età hanno ancora avuto la fortuna di vivere, attraverso il racconto dei vecchi, un po’ di Medio Evo. Storie di Fate, Masche, Maghi, Spiriti Folletti, Uomini Selvatici,  ci sono state raccontate da “nonne”che giuravano di aver avuto a che fare con questi singolari  personaggi e di aver vissuto avvenimenti miracolosi e straordinari.

Una mia zia, Magna Rosina, ci raccontava di aver visto con i suoi occhi la processione delle anime. Le anime dei morti vidracchesi, uscite dal cimitero con un lumino in mano, andavano in processione sulle colline che circondano Vidracco.

Questo avveniva al volgere del secolo (Novecento), così come era sempre avvenuto anche  nel volgere dei secoli precedenti.

Sempre Magna Rosina, la Magna veja (Zia vecchia), come noi la chiamavamo, ci raccontava degli scherzi che facevano gli spiriti folletti.

spiriti folletti e masche

Questi spiritelli, in genere,  non erano cattivi, ma erano molto dispettosi: anche a lei era capitato che le tirassero i capelli e glieli annodassero. Era anche successo che le nascondessero molti oggetti che poi ritrovava nell’orto o addirittura nella vigna.

Alcuni di loro, conosciuti in tutto il Canavese, avevano un vero e proprio nome, come Furicc e Cugnet, dei quali  si raccontavano le imprese.

Un altro personaggio del mondo medioevale che è sopravvissuto fino al secolo precedente al nostro e di cui mi parlava mio padre, che a sua volta l’aveva sentito raccontare dai suoi nonni era l’om salvé  (L’uomo selvatico), confuso spesso con l’ermit (L’eremita). Costui viveva nei boschi dove si era costruito una capanna: si cibava di bacche selvatiche, di miele, della carne degli animali che riusciva a catturare tendendo trappole; si vestiva con pelle di animali e viveva in assoluto isolamento.

Il bosco da noi  era come il deserto dei mistici, di alcuni Padri della Chiesa e anche dei Santi, come San  Giovanni il  Battista, che viveva nel deserto e si cibava di locuste.

Alcuni di questi uomini selvatici erano anche dei santoni: guarivano dalle malattie, conoscevano i poteri delle erbe , predicevano il futuro, davano consigli per la vita materiale e spirituale. Ma non tutti lo erano, infatti tra loro c’era anche chi fuggiva alla giustizia, ladri, assassini, traditori, disertori e via dicendo.

Nei nostri paesi si sapeva che alcuni preti praticavano La fisica, cioè compivano ogni sorta di incantesimi, servendosi di straordinari poteri: il fatto che conoscessero il latino dava loro la possibilità di usare antiche formule magiche di sicuro effetto.

Un giovanotto di Vidracco  andava verso sera a trovare  la fidanzata che abitava in una baita nei boschi di Issiglio, sulla strada di Sale. Una volta si trovò la strada sbarrata da un grosso cane nero che ringhiava minaccioso, per cui dovette desistere e tornare a casa con le pive nel sacco.  La cosa accadde più volte,  fino a quando il giovanotto , stanco di non vedere più la sua bella fidanzatina, si procurò un randello nodoso e bastonò il cane di santa ragione.

Il giorno dopo, alla messa festiva, tutti i fedeli videro che il parroco aveva un braccio ed una spalla fasciati, il suo volto era tumefatto ed aveva gli occhi pesti.

A volte questi parroci si trasformavano in gufi e civette e la notte uscivano dalla canonica per andare chissà dove.

I personaggi più terribili erano però le masche, dette anche strie, che avevano fatto un patto con il diavolo: potevano diventare gigantesche o anche piccolissime.

Esse si introducevano nelle case dal buco della serratura e facevano ammalare uomini, donne, bambini e anche gli animali.

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Per tenerle lontane bisognava mettere un crocifisso sulla porta di entrata e riempire di sterco il buco della serratura.

Si raccontava che in alta valle vivesse una masca gigantesca che irrorava con la sua urina puzzolente tutti i passanti. Anche le masche potevano prendere la forma di animali.

Mia nonna mi raccontava di un cacciatore di Vidracco a cui una lepre zoppa aveva rivolto la parola facendogli alcune domande: fu tanto lo spavento del cacciatore che si ammalò e morì qualche mese dopo.

Anche se erano bruttissime, le masche possedevano un unguento che le trasformava in bellissime ragazze e, con tali fattezze , andavano a tentare gli uomini sposati ed i preti,  per farli peccare e fare così un piacere a Satana.

Si raccontava che un  giovane prete della Valle, molto virtuoso, mentre saliva da Ivrea, dopo aver fatto visita al Vescovo, si trovò all’improvviso in un boschetto una splendida ragazza, completamente nuda, che gli sorrideva e lo invitava ad avvicinarsi. Il giovane sacerdote, dopo un momento di smarrimento, impugnò il crocifisso che aveva in tasca dicendo “ Vade retro , Satana !” La bella figliola svanì.

Tutte queste storie , le cunte in dialetto, si raccontavano la sera nelle stalle. Infatti qui si riunivano le famiglie per stare insieme ed approfittare del calore che gli animali emanavano e risparmiare così sulla legna da ardere.

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I ragazzi invece giravano di stalla in stalla a diffondere notizie e informazioni, particolarmente frequentate erano le stalle in cui vi erano belle ragazze in età da marito, che filavano il loro corredo, in vista di un futuro matrimonio.

Ufficialmente il Medio Evo, iniziato nel 476 d.C. con la caduta dell’impero Romano d’Occidente, finì il 1492 con la scoperta dell’America, ma questa data può andare bene per gli Storici, i quali devono pur dare un inizio ed una fine ai periodi della Storia.

In realtà nelle nostre valli durò ancora per secoli .

Anche noi, quando diamo spazio alla fantasia, all’immaginazione, allo stupore tipico dei bambini, abbiamo un piede nel Medio Evo: non per niente le favole che raccontiamo ai nostri nipotini parlano di castelli, orchi, streghe, fate, principi…

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Lorenzo Bertoldo