Maschi e femmine, tra ieri e oggi

Le divisioni di genere, che ancora in alcuni campi sopravvivono, sono state una caratteristica della società fino a poco tempo fa, ma in cosa si concretizzavano?

Maschi e femmine… Quando io ero piccola il problema non esisteva, nel senso che i rispettivi ruoli erano ben definiti: le bambine dovevano essere brave, buone e rispettose, i bambini…no! A loro era permesso di fare tutto (o quasi) quello che volevano perché…erano maschietti!

I destini dei due generi erano già stabiliti fin dall’infanzia: quando la Befana portava i doni, le bambine ricevevano invariabilmente bambole, cucinette con relative pentoline, perfino gomitoli di lana e ferri da maglia e uncinetti per imparare a confezionare cose che sarebbero state utili per gli altri oltre che per se stesse (erano i primi anni ’50, non la preistoria!); i maschietti, invece, ricevevano fucile tutti, spade, camioncini e, per i più abbienti, anche i trenini!

Era talmente scontata la cosa che nessuno si ribellava: era una specie di legge non scritta.

Dappertutto, ma soprattutto nel Meridione, le figlie erano educate (grazie soprattutto alle madri), a fare solo quello che serviva alla casa e alla famiglia, a diventare poi “l’angelo del focolare” perchè era questo che ci si aspettava da loro, mentre i figli maschi avevano l’unico compito di “portare i soldi a casa” e mantenere la famiglia; peccato che toccasse alla moglie amministrare il tutto e far “quadrare” il bilancio!
Ancora adesso, anche se sembra assurdo, in Cina, per esempio, pare ci siano genitori che, parlando della propria prole, dicano di avere 2 figli e… una femmina!

Parlando di casa nostra, sapevate che, fino a qualche decennio fa, alcuni uomini abbandonavano la moglie perché non gli aveva dato il figlio maschio che avrebbe perpetuato la “dinastia” attraverso il cognome?
O di altri che hanno trasformato la propria donna in “fattrice” fino all’arrivo dell’erede giusto?
Ad Albano, posto dove abitavamo noi, c’era una famiglia con 11 figlie femmine e 1 maschio, tanto per rendere l’idea…

Per fortuna, a poco a poco, la situazione è cambiata fino ad arrivare al 1968, con la cosiddetta rivoluzione culturale che ha portato anche alla presa di coscienza di sé da parte delle donne, con risvolti a volte anche un po’ eccessivi (vedi il movimento femminista con il suo slogan più famoso: “l’utero è il mio è ne faccio ciò che voglio“)

Oggi quindi, finalmente, le cose sembrano cambiate: sempre più spesso la coppia si suddivide i compiti che riguardano l’andamento generale della casa: chi fa il bucato e chi lo stira, chi fa fare i compiti ai bambini e chi li accompagna a scuola; inutile dire quanto ciò influisca positivamente sui figli, che imparano a non dare nulla per scontato.

 

Ho scritto “sembrano” e non “sono” perché, di fronte a certi avvenimenti e alle loro cause scatenanti non si può che rimanere scioccati e porsi domande: in 10 anni, in Italia, sono state uccise più di 1600 donne, ma la cosa allucinante è che questi omicidi sono stati compiuti da mariti, fidanzati, compagni, amanti.

Nella stragrande maggioranza dei casi si è trattato di una sorta di rivendicazione dei propri diritti di maschio: “te ne vuoi andare? tu sei solo mia, non ti permetto di farti una nuova vita con qualcuno che non sia io! O mia o di nessun altro!”

La violenza come estrema affermazione di sé e del proprio ruolo …Giovanbattista Vico parlava dei corsi e ricorsi della Storia: stiamo quindi per caso tornando al Medio Evo?!?