Mondi a rotelle

Tra le rotelle, che siano di una carozzina per bambini o per disabili, si scontrano con un mondo che spesso non è pronto ad accoglierle, fisicamente e a volte anche mentalmente… cosa possiamo fare in proposito?

Siamo genitori, questo significa che sicuramente nella nostra vita ci siamo confrontati con una dimensione a rotelle, fatta di difficoltà e fatica nello spingere, alzare, trasportare, salire.

Ecco, ora immaginatevi qualcuno che con queste difficoltà ci si debba scontrare ogni singolo giorno della sua vita, accettando che altre persone decidano, in maniera cosciente o meno, dove si possa andare, dove si possa passare, cosa si possa fare e cosa no.

Per un disabile, questa è la lotta di ogni giorno. Barriere fisiche e logistiche a volte insormontabili, tra rabbia e impotenza.
Una difficoltà quotidiana per esprimere la propria volontà o i propri desideri. In un mondo che a parole ti vuole indipendente e coi fatti ti incatena nella tua condizione.

Siamo un Paese civile, dicono, e ci siamo dotati di leggi per il superamento delle barriere architettoniche ma il più delle volte è un superamento di facciata e non di sostanza.
Quante volte avete visto rampe per disabili realizzate a norma? Sapete che per superare senza fatica un’altezza di soli 20 cm, praticamente poco più di quella di un gradino che noi facciamo agevolmente, un disabile ha bisogno di una rampa lunga circa 2 metri e 40? Ecco, quante ne avete viste in giro? Senza contare che c’è chi ci parcheggia davanti (grr).

Se da genitori di bimbi piccoli avete voluto viaggiare sui mezzi pubblici, avrete dovuto prendere vostro figlio in braccio, piegare il passeggino e con una discreta difficoltà salire a bordo, a quel punto sudati fino al midollo. Quello che voi avete potuto fare, seppure con fatica, un disabile non può farlo. Dovrà rinunciare a spostarsi, o trovare un modo alternativo per farlo, fosse facile.

Il mondo della disabilità fisica è un mondo di lotte silenziose e spesso vane verso un sistema che si pregia di volerlo al suo interno ma spesso lo lascia fuori a guardare. È un mondo permeato di grande dignità e a volte di grande scoraggiamento.

Cosa possiamo fare?
Imparare a guardare il mondo con occhi diversi, principalmente
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Nel nostro percorso genitoriale, chi prima chi dopo, ci siamo dovuti calare nei panni dei nostri figli per capirne le difficoltà, i desideri, le frustrazioni, le esigenze…. Ecco, il primo passo dovrebbe essere quello di farlo rispetto alla società tutta, con particolare riguardo verso la parte di essa che maggiormente va tutelata nei propri diritti.

Iniziare a crearci una coscienza sociale critica che noti le difficoltà e le incoerenze di determinate situazioni, in pratica. Porsi domande, porle agli altri, evitare e far notare comportamenti non solo scorretti quanto dannosi. Ecco, questo possiamo fare. E non è poco, credetemi.

Poi possiamo sensibilizzare. Ognuno lo fa a suo modo: c’è chi ne parla con gli amici, chi nei social, chi ne fa uno stile di vita, in base alle proprie capacità, sensibilità e possibilità.
Una delle iniziative meglio strutturate e portate avanti, da che io mi ricordi, è quella di Jacopo Melio, che con l’hashtag #vorreiprendereiltreno ha recentemente mobilitato il popolo della rete e dei social per spostare l’accento dell’accessibilità dai luoghi ai desideri, per rimarcare il suo diritto a scegliere cosa fare, quando farla e come farla (il fatto che debba rimarcarla è purtroppo indicativo, dico io).

Servono persone come lui, in questo paese: persone che davanti un ostacolo non lo aggirano, ma si danno da fare per smontarlo e se non sono in grado, sanno chiedere aiuto, sanno dire quella che per molti è una verità scomoda: l’ostacolo va tolto dalla mente.
Buon lavoro Jacopo!