Multidolcezze bicult

Ho sempre amato poco l’etichetta multitasking appiccicata alle donne, ché a mio parere a volte giustifica la pigrizia di certi compagni e il conseguente sovraccarico di troppe mamme – che oltre a essere esauste, ne sono pure fiere.

Che ci volete fare, ho sempre da polemizzare.

Però questa volta voglio raccontarvi come molte famiglie bicult invece hanno saputo conciliare differenze e migrazione diventando coppie in cui essere multitasking è prerogativa di entrambi e rende la vita famigliare davvero multidolcezze.

 

Per esempio vi racconto di Chiara e Amed.
Lei è italiana e insegnante di scuola superiore.
Lui è algerino e fa il taxista.
Tre figli, tra i quattro anni e i tre mesi.
Una sola nonna vicina, piuttosto anziana e di poco aiuto quotidiano.
Dunque c’è ben poco da immaginare ruoli tradizionali, classici mariti spaparanzati sul divano e mogli scarmigliate affannate ai fornelli con due figli frignanti appiccicati addosso.
Chiara ha ripreso a lavorare la settimana scorsa, dalle otto alle due è fuori casa.
Amed ha ridotto i turni e li ha modificati, al mattino accompagna la grande e il mediano a scuola e sta con la piccola, si occupa della casa, della spesa e della cucina (e come cucina!)

Oppure vi racconto di Yasmin e Gora.
Italomarocchina lei, senegalese lui.
Lei è a casa con tre scatenatissimi bambini, lui è impiegato in una società informatica ma ha ottenuto orari precisi e alle cinque lascia il lavoro.
Appena torna a casa si occupa dei figli, e spesso della cena per permettere alla moglie di avere un’oretta per sé, per una doccia, per un momento di relax o per una sera fuori.
Nel week end, una volta al mese, lei segue un corso di cucina professionale, e lui fa il babbo.

Oppure mi vengono in mente Sharon e Riccardo.
Norvegia-Italia.
Lui lavorava come insegnante di scuola privata, ma ha perso il lavoro e dopo mesi di tentativi ha deciso di stare a casa e occuparsi delle due figlie, lei è quadro di un’azienda di elettrodomestici.
Qui i ruoli sembrano del tutto invertiti ma non è così, i due collaborano in maniera davvero efficace e per ora il menage funziona.

Per nessuno di questi uomini il passaggio da un immaginario che li voleva maschi onetask alla volta – a cui è affidato il compito di procacciare il cibo in cambio del meritato riposo e delle cure muliebri serali – ad una realtà fatta di collaborazione e condivisione di compiti, è stato facile.

So per certo che ci sono state difficoltà e passaggi e passi indietro, per rimescolare e redistribuire e arrivare ad un equilibrio.

Quello che già a volte non è semplice per un uomo italiano (e Riccardo ne sa qualcosa), per un maschio non occidentale può essere ancora più complesso e toccare tasti identitari più profondi.

L’intelligenza qui è stata nel lavorare di fantasia, nell’essere creativi con semplicità e senza troppe storie, nell’affrontare con realismo le necessità, nel ricostruirsi un’identità differente e nel saperla difendere di fronte a chi, dall’esterno ha storto il naso.

Non è stato facile, e dunque il risultato è ancora più dolce.

Ecco, queste famiglie, in cui si è multitasking in due, mi piacciono molto.