Multitasking, un regno delle donne?

Quando ero piccola e dovevo fare i compiti, mia madre spesso mi aiutava. Mi ricordo bene la frase che ripeteva spesso: “concentrati Olga, non pensare ad altro, a quello che vuoi fare dopo o se avrai del tempo per guardare la televisione; concentrati su un compito alla volta e in questo modo lo farai meglio e avrai più tempo dopo per fare altro”. Direi che con il tempo, crescendo, ho fatto il contrario di quello che mi diceva mia madre e con la nascita dei bambini il multitasking ha raggiunto livelli elevati.

Sarà vero che le donne sono sempre più brave a fare il multitasking degli uomini? Secondo Timo Mäntylä, professore finlandese di psicologia maschile all’Università di Stoccolma – è uno dei miti più persistenti. In effetti si irritava così tanto di questo fatto, che decise nel 2014 di svolgere uno studio e un sondaggio importante per la sua Università. 160 fra uomini e donne hanno fatto un multitaskingtest e il risultato avrebbe mostrato che il vecchio mito non è affatto vero, anzi, gli uomini sarebbero significativamente migliori rispetto alle donne a fare contemporaneamente più cose.
Ora mi chiedo come è stato condotto questo studio e che genere di “cose” hanno dovuto fare gli uomini e le donne coinvolti .
Molti ricercatori sono d’accordo che non fa bene fare troppe cose nello stesso tempo. Daily Mail ha fatto rispondere a 75 uomini e donne a domande sul multitasking e sulle loro abitudini quotidiane. Dopo il questionario hanno effettuato un’ecografia ai cervelli dei partecipanti, che ha mostrato che quelli abituati al multitasking avevano molto meno sostanza grigia (la parte più esterna detta anche corteccia cerebrale, che elabora e conserva le informazioni ) nel cervello. Quindi generalmente sia per gli uomini che per le donne – il multitasking rende meno efficienti ed è da evitare.

Io continuo a credere che sicuramente gli uomini sono molto bravi nel fare multitasking sul lavoro, ma per le donne si tratta di “ fare molte cose diverse insieme”, una combinazione di lavoro, gestione della famiglia, faccende domestiche (che si tratti di pulizia o di confezionamento regali o altro); spesso la donna finché non ha finito non si arrende, perché dopo il lavoro l’aspetta la casa.
In un mondo ideale la divisione tra il lavoro, la casa e i bambini sarebbe divisa al 50 % tra uomo e donna. In realtà non è così ! Sovente è la situazione economica della famiglia dopo la nascita dei bambini che induce a dividere i compiti domestici e lavorativi: non sempre, ma spesso, sono le donne a fare un passo indietro e ad assumersi più responsabilità domestiche conciliandole con il proprio lavoro fuori casa. Così si fanno scelte che hanno conseguenze per tutta la vita, soprattutto per quanto riguarda la carriera femminile e di conseguenza lo stipendio.

In Svezia, durante il primo anno di vita del primo figlio, i giorni di congedo parentale sono generalmente usufruiti per il 75 % dalle mamme e per il 25 % dai papà. È stato soprattutto negli anni ’70 e ’80 che sono avvenuti i maggiori cambiamenti riguardanti le opportunità per le donne , in particolare la loro indipendenza economica. Con la nascita dei bambini il neogenitore svedese si confronta con il datore di lavoro e valuta quanti giorni prendere di congedo e dopodiché se continuare a lavorare a tempo pieno. Io credo decisamente che il fatto che i papà svedesi possono fare una full immersion nella vita del multitasking delle mamme, rimanendo a casa anche un periodo, aiuta molto la coppia in generale.

Visto che i genitori svedesi possono scegliere come dividere i giorni del congedo tra di loro, il periodo della paternità e il multitasking lavoro/bambini/casa può anche durare più a lungo. Purtroppo, anche se c’è una crescita dei giorni presi dai papà, nella maggior parte dei casi i papà scelgono di lavorare a tempo pieno e, seppure la percentuale delle mamme lavoratrici a tempo pieno è aumentato dal 2000 in Svezia, le mamme scelgono di lavorare part time nei primi anni di vita dei bambini, rinunciando così parzialmente allo sviluppo della carriera e allo stipendio.

La conclusione qual è? È che il multitasking non fa sicuramente bene a noi e ai nostri cervelli.
Il giorno però ha sempre solo 24h e se ci sono i bambini in famiglia sono più spesso le donne a rinunciare e ad assumersi più compiti diversi tra il lavoro/bambini e la casa, indipendentemente che si trovano in Italia o in Svezia. E sicuramente la mia mamma ha sempre avuto ragione nel dire che è meglio fare una cosa alla volta – solamente che nella vita reale di oggi diventa sempre più difficile.