Musica per mamme e bambini: benessere, endorfine e dialogo

La musica è fondamentale durante la gravidanza e il parto; produce benessere psico fisico, libera endorfine e stabilisce un dialogo tra mamme e bambino.

Che ruolo ha la musica nella vita di una gestante, di una puerpera e del suo bambino? Che effetti può avere sul piano dello sviluppo emotivo, psicologico e relazionale? E come educare all’ascolto i nostri figli?

Lo abbiamo chiesto a Luciana Mazzone, una pedagogista napoletana che ha studiato anche, presso il Conservatorio partenopeo, canto lirico, storia e didattica della musica, direzione di coro e “Musica in culla”, le cui tecniche ha appreso specializzandosi alla scuola di musica popolare Donna Olimpia di Roma.

Quali sono i benefici che la musica garantisce a neonati, bambini e, perché no, mamme in attesa?

La voce costituisce uno dei centri vitali del sistema di comunicazione dell’uomo, la voce in canto è la forma di comunicazione più completa che riesce ad evidenziare non solo gli aspetti comunicativi ma soprattutto quelli emotivi e relazionali.

Nei nove mesi della gestazione, il feto costruisce la propria capacità di attenzione a partire dall’ascolto della voce materna e dagli stimoli uditivi che riceve filtrati dentro il corpo della madre. L’ascolto della voce materna ha effetti positivi che sono riscontrabili sulla mamma che sul feto stesso.

Cantare in gravidanza, in particolare, procura un benessere che giova sia alla futura mamma sia al bambino: il rilassamento che deriva dalla musica di ascolto o dal canto contribuisce ad allentare le tensioni, a regolarizzare il battito del cuore e la pressione del sangue.

Una specie di medicina senza effetti collaterali?

Esatto. Il canto è una specie di auto-analgesia: cantare libera le endorfine, che svolgono un effetto calmante nell’organismo, leniscono il dolore e hanno una funzione di antistress, contrastano la stanchezza e il malumore aiutando a vivere più serenamente la gravidanza. Sempre per le gestanti, cantare è anche un formidabile mezzo per aiutare la donna a collegarsi con la sua parte più istintiva, più profonda, andando così incontro alle doglie senza opporvisi.

In questo modo la potenza dell’energia del parto viene assecondata e non contrastata, riducendo i tempi del travaglio stesso.
Infine, il canto aumenta la capacità respiratoria, liberando il muscolo del diaframma da tensioni e contrazioni.

E per il bambino?

Tutto ciò che la mamma fa in gravidanza non va solo a suo beneficio ma viene impresso nella memoria del futuro nascituro che apprende già mentre è nel grembo materno. Nel corpo della madre egli pone le basi per il suo sviluppo futuro del linguaggio, della relazione, degli affetti, della memoria, dell’intelligenza e perfino dell’identità personale e della salute psicofisica.

Dopo la nascita, non solo il neonato riesce a riconoscere suoni e melodie che ha ascoltato durante la vita intra-uterina, ma è in grado di discriminare la voce materna e paterna da quella di terzi. Questo è un dato importante perché ci fa pensare all’esistenza di un imprinting sonoro che, almeno in parte, si costruisce prima della nostra nascita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A che età cominciare?
Direi fin dal concepimento. In una tribù dell’Africa orientale, la donna che decide di concepire un bambino si reca sotto una grande quercia e aspetta in silenzio il canto che accompagnerà il suo bambino. Torna al villaggio, lo insegna al partner.

Cantano la canzone scelta per il futuro bambino mentre fanno l’amore, nei nove mesi di gravidanza, durante il travaglio, al momento della nascita e nei momenti importanti della vita del bambino.Il canto scelto dalla madre diventa colonna sonora del bambino per tutta la vita.

Beh, potremmo prendere spunto da loro. I genitori “in attesa” che ho la fortuna di incontrare nei corsi di accompagnamento alla nascita, iniziano a seguire i miei incontri dal sesto mese di gravidanza.

A volte noi genitori tendiamo a fossilizzarci nel proporre “musica per bambini”. Ha senso? Oppure è utile predisporli all’ascolto dei generi musicali più disparati? Che tipo di musica sarebbe da preferire?
Questa domanda mi viene spesso posta dai genitori durante le lezioni che conduco. Io penso che sia necessario educare all’ascolto, ovvero offrire ai bambini l’occasione di ascoltare più generi (dalla musica classica al pop, dalle canzoni per bambini alle arie d’opera). Nulla è “difficile” per loro, se sappiamo come offrirglielo.

In questo modo educhiamo all’ascolto e diamo la possibilità al bambino di crearsi un proprio gusto musicale nel tempo. Nelle mie lezioni con i piccolissimi al nido e alla scuola dell’infanzia, ad esempio, propongo arie d’opera come “O mio babbino caro” di Puccini oppure canzoni napoletane come “Me voglio fa’ ‘na casa” di Donizzetti, per poi passare a canti africani, canzoncine semplici per aiutarli nelle attività didattiche giornaliere. Per loro non esiste la musica “colta” distinta dalla musica “non colta”, per loro tutto è scoperta e tutto ha un valore.

Non basta far ascoltare ai bambini la musica a casa, cantare e ballare con loro? Qual è il valore aggiunto che può dare un percorso strutturato, con professionisti specializzati?
Cantare e suonare a casa o a scuola con personale non qualificato purtroppo non basta. La musica non è un semplice ascolto immersivo fatto a casa o a scuola, o meglio non è solo questo. La musica, innanzitutto, è un linguaggio che tocca tutti.

Predisporsi all’ascolto di musica o fare musica comporta non solo un coinvolgimento fisico e mentale ma soprattutto un coinvolgimento emotivo. Partecipare a lezioni di musica condotte da professionisti specializzati permette al bambino di vivere serenamente una esperienza musicale a 360 gradi. Una esperienza in cui ci siano stimolazioni ritmiche, melodiche, giochi di improvvisazione, ascolto di musica colta, momenti di relazione col gruppo e soprattutto momenti di ascolto su se stessi.

Chi insegna musica deve essere un musicista, una persona con competenze specifiche musicali ma deve essere prima di tutto un educatore, un esperto della pedagogia infantile, una persona sensibile ed empatica che non si lasci convincere dalle apparenze – un bambino che canta “piano” o che “stona” – ma che riesca a mettersi in sintonia con il cuore dei bambini e genitori con cui lavora. Oggi, tra l’altro, viviamo una grande “emergenza d’ascolto” dovuta alle eccessive ore passate davanti a telefonini, tablet, televisioni (e l’ascolto di canzoncine sul telefonino o similari, per intenderci, non è da considerare educazione all’ascolto).

Da che età è opportuno avvicinare i bambini all’apprendimento di uno strumento musicale vero e proprio?
Questo dipende dalla predisposizione del bambino. Tutti nascono con una predisposizione alla musica che, se bene indirizzata, può già dai 5-6 anni avvicinarsi allo studio di uno strumento musicale.

La musica può rappresentare un’occasione per connetterci con la nostra parte più istintiva e ancestrale? Per riavvicinarci in un certo senso alla nostra natura?
Sì, assolutamente. Cantare o suonare insieme non solo ci connette alla parte più istintiva ma ha benefici sul nostro cuore. In una recente ricerca condotta in Norvegia, è stato dimostrato che cantare insieme mette in sintonia il respiro dei coristi portando ad un rallentamento dei battiti cardiaci e, quindi, ad un miglioramento sul nostro cuore. Inoltre, cantare e suona re insieme aiuta a migliorare le relazioni umane, perché in un coro, o un ensamble, non esiste individualità ma gruppo. E nel gruppo si scoprono da subito i propri limiti ma anche le proprie capacità.

musica per mamme e bambini

 

Che ruolo può avere la musica nella relazione genitore-figlio, al suo principio ma anche negli anni successivi?

Quando un adulto canta per un bambino, i benefici sono di entrambi, di chi canta e di chi ascolta, l’intimità che si crea in questi momenti fa sì che la mamma o il papà (perché anche il canto paterno è molto importante per il bambino) riescano a cantare cose che altrimenti non riuscirebbero ad esprimere. Riuscire a comunicare emozioni profonde al proprio bimbo spesso ci fa sentire più vicini all’altro, cantare sottovoce calma entrambi e fare un gioco cantato coinvolge sia l’adulto che il bambino in un momento gioioso. Così, il canto genitoriale può regolare le emozioni dell’intera famiglia.