no kids zone

Mi è capitato di leggere un articolo di un po’ di tempo fa, ma alla fine sempre attuale, soprattutto nei periodi di vacanza.

Un articolo destinato a dividere, poiché in realtà evidenzia un solco già esistente, che tendiamo a coprire per non accettarlo per quello che è.
I bambini, i nostri o quelli degli altri, sono delle piccole persone e vanno educate. Sono i frutti dei nostri lombi e la sostanza dei nostri cuori… ma per gli altri?
È giusto imporre la loro presenza e la loro personalità dirompente anche a chi nella vita ha fatto una scelta diversa dalla nostra? È giusto che esista una no kids zone, concettualmente e fisicamente?

La giovane Fra neomamma avrebbe risposto senza dubbio di no: i bambini sono la cosa più bella del mondo, una fonte costante di gioia pura e mai e poi mai potrei prendere in considerazione un luogo in cui i miei figli non fossero graditi. Come si può anche solo pensarlo, avrebbe senza dubbio affermato.

La meno giovane Fra mamma di due patati di 8 e 6 anni, ha visto profilarsi all’orizzonte molti “distinguo”, in questi anni. Autonomamente ed empiricamente ha scelto dove portare e dove no i suoi figli, sia per tranquillità personale (non siamo ipocriti: ogni tanto uno stacco è necessario), sia per opportunità (portare due bambini ad una serata in Ambasciata come ad una cena elegante non è una grande idea, per esempio) ma anche per rispetto verso i suoi stessi figli (che giustamente in alcuni posti potrebbero annoiarsi).

Quello che si tende a non inserire mai, nel discorso, è invece il rispetto per le altre persone che ci circondano: ci sono persone che hanno coscientemente scelto di non avere figli, per tutta una serie di motivi che non sta a noi giudicare, e che hanno il sacrosanto diritto di non vedersi imposta, in alcuni casi, la loro presenza.

Parliamoci chiaro: un bambino non ammazza nessuno, ma è perfettamente in grado di sconvolgere un ambiente correndo, piangendo, urlando, giocando, facendo capricci.
Se sei in un family hotel, ci sta. Avrai anche qualche sguardo di assoluta comprensione da parte degli altri avventori che conoscono perfettamente il tuo stato d’animo.
Ma se sei in un ristorante, contornato da gente che vorrebbe solo rilassarsi magari dopo una giornata o una settimana pesante, la musica cambia e cambia pure parecchio.

Mi sono spesso interrogata, guardando i miei figli, di cui insieme al Marito Paziente ho curato puntualmente l’educazione, quale step fondamentale avessi perso durante il percorso, visto che anche i miei figli rientrano nella grande casistica dei bambini che indiscutibilmente creano casino… non sempre magari, ma lo fanno eh.
Sarà che sono due, sarà che sono maschi, sarà che magari si esce con altre famiglie, ma il problema c’è ed è reale.

La Fra bambina, per esempio, era molto più disciplinata. Ma perché?
Ecco, perché?
Potrei sbagliarmi, ovviamente, ma la Fra bambina riceveva dal mondo esterno molti meno stimoli dinamici, per esempio, di quelli che oggi vengono offerti ai suoi figli: oggi c’è più offerta di cartoni animati e anche più apertura al mondo attraverso la tecnologia.
La Fra bambina era una bambina, i patati sono preadolescenti messi nel corpo di bambini, forse per gli stessi motivi di cui sopra. Quale che sia il motivo, nei miei figli, come in quelli di altri genitori che conosco, riscontro molta più irrequietezza e bisogno di affermazione di quelli che ricordo in me stessa (e i miei genitori confermano).

In questa ottica, che ci siano locali, voli aerei (avete mai viaggiato per 6 ore con un bambino, non vostro, inquieto, urlante o capriccioso nel sedile affianco al vostro?) o alberghi in cui non siano graditi i bambini, prende tutto un altro senso.
Da genitore, onestamente, non la vedo come una discriminazione: posso sempre scegliere altri locali, aerei, alberghi. E posso evitare di sentirmi in colpa nell’imporre l’esuberanza dei miei figli a qualcuno che ha fatto scelte diverse dalle mie o anche a qualcuno che, magari genitore come me, e a volte stanco quanto me, sta cercando solamente di rilassarsi un po’.

In fondo, se siamo arrivati a questo, alla necessità di una no kids zone è anche perché da genitori non ci arrendiamo all’idea che non tutti i luoghi e non tutti i momenti siano adatti alla presenza dei nostri bambini e soprattutto perché non sappiamo ammettere di non avere i figli perfetti da rivista o telefilm che ci eravamo prefissati di educare.
Che ne pensate?