Non so la fortuna, ma la sfiga ci vede assai bene

Ora, diciamo che quando hai due figli, tra i dueemmezzo e i quattroemmezzo anni, da preparare all’evento; un marito improvvisamente part-time tra vaccinazioni, visite mediche e corso di prepazione; tutta la tua vita degna di nota da impacchettare per essere portata altrove; tantissima gente da salutare e millemila pensieri per la testa, càpita che tu ti senta anche un filo stressata, ma poco poco eh.
Tiri avanti con la convinzione che ce la puoi fare, ma c’è sempre la vocina bastarda nella tua testa che ti ripete come un mantra “
live fast, die young” il ché tuttosommato ti fa anche fare quei gesti scaramantici che si sa.
Però,
tu sei una forte. Sei una che ce la fa ad ogni costo, sempre e comunque. Quindi testa bassa e cerchi di non pensare, mentre con una mano chiudi lo scatolone numero 132 e con l’altra aggiorni la lista delle cose (ancora) da fare.
In fondo, hai un mese per organizzare tutto, trovare un macchina, fare gli scatoloni, comprare tutte le cose che vi serviranno, chiudere casa, cosa vuoi che possa andare storto?
La prima volta è stata una telefonata:
ehm, amore, arrivo tardi ché mi è entrata una serpe in macchina.
scusa scusa scusa? Ecco: il marito, prole munito, era andato in campagna a salutare delle persone, quando, nell’aprire la portiera posteriore dove stava
patatogrande era prima spenzolata e poi decisamente entrata una serpe nella nostra macchina, quella familiare, mica la piccola che tutto sommato chéttefrega.
Dopo due giorni di puro panico visto che nessuno aveva avuto una visione netta della malefica bestiola in questione, dopo aver telefonato a tutti i veterinari della zona, dopo aver semi-smontato tutta la macchina per capire se ci fosse ancora senza trovarne traccia, finalmente uno specialista in
serpologia aveva assicurato loro che dalla descrizione e dalle dimensioni si trattava di un “biacco”, piccolo serpentello totalmente innocuo di campagna. No, dico, si è rischiato di dover rottamare la macchina, mica cavoli. I coniugi latana erano talmente disperati che si sono affidati a questa consulenza come fosse il quarto segreto di Fatima e forse è un anno e mezzo che, quando sono sul suolo italico, si portano a spasso una vipera… a noi Serpeverde ci fa un baffo, ci fa.
La seconda volta è stata una sfortunata coincidenza tra epidemiologie geografiche, accompagnata dall’atteggiamento zelante del Marito Paziente che aveva candidamente detto, alle visite mediche, di essere stato in viaggio nozze in Perù.
Ahi ahi ahi, era stata più o meno la risposta della dottoressa, allora lei potrebbe aver contratto il dengue.
Il dengue, per chi non lo sappia, e non vedo perché mai qualcuno dovrebbe saperlo, è una malattia conosciuta anche come “febbre emorragica”, per lo più mortale, trasmessa dalle simpatiche creature che rispondono al nome di zanzare (che perché mai Noè ne abbia imbarcate due è uno dei dubbi amletici dell’umanità tutta). Beh, come fai ad aver contratto il dengue e non essertene accorto? Semplice: la prima volta che lo prendi è asintomatico. Già solo questo te lo fa inserire nella classifica delle cose che odi di più, diciamo all’incirca tra le cure dentistiche quando l’anestesia non ti prende e il maltrattamento di chiunque sia in una qualsiasi posizione di svantaggio. Come se non bastasse, in alcune zone del paese in cui stiamo per andare, è endemico. No, ecco, bene.
Quindi Marito (molto) Paziente si è fatto il prelievo e ha aspettato i circa 15 giorni più lunghi della sua vita, cercando come un folle di ricordare se in viaggio di nozze avesse avuto qualche bolla riconducibile al malefico esserino pungente di cui sopra… eh già, perché nel caso lo avesse contratto, non sarebbe partito.
Chiaramente non avendo tempo da scialare, in quel lasso di tempo la fra ha continuato a sfornare scatoloni e liste di cose da comprare neanche avesse un dolce forno apposito.
Il carico di stress aumentava ogni giorno di più.
La terza volta è stata un’altra telefonata. Dopo aver messo sul piatto il pericolo dengue, come non bastasse, alle visite mediche era venuta fuori una ciste nel collo del Marito (ora decisamente meno) Paziente. La telefonata, arrivata alla fra venerdì 12 agosto 2011 alle 15 circa, diceva più o meno così: “
Mi hanno trovato una ciste alla tiroide… Ho bisogno che mi trovi qualcuno che mi faccia un’ecografia e che eventualmente dichiari la benignità della ciste entro domani ché qui non possono farmela prima dei primi di settembre, io devo sapere se parto o meno, dobbiamo fare il container e porcodequa e porcodellà.”
Ricordo a tutti che erano le tre di pomeriggio del venerdì prima di ferragosto. La fra ha avuto una sonora crisi isterica interna e, ricomposasi, ha telefonato ai centri romani che riteneva idonei. No, mi spiace, qui da noi non è possibile. No, mi spiace non la facciamo. No, noi non la facciamo ma provi nell’altra sede, quella di via Dallaltrapartedelmondo.
Pronto? Parlo con il centro Vipregoditemidisì di via Dallaltrapartedelmondo? Senta io avrei bisogno di un’ecografia tiroidea con consulto endocrinologico per domani mattina. Sì lo so che è sabato e lo so che è il sabato subito prima delle vacanze di ferragosto, ma vede io, noi…sigh…non partiamo se non… sob… lo abbiamo saputo solo oggi…Sigh…lei capisce…Sob…
Insomma la fra, il cui livello di stress era paragonabile a quello dell’Arno a Firenze nel ’66, era praticamente scoppiata a piangere supplicando una sconosciuta, al telefono, di aiutarla.
Signora, aspetti, mi informo e la richiamo, vediamo cosa posso fare, stia tranquilla (devo averle fatto proprio pena, visto come ha insistito sullo “stia tranquilla”).
Due minuti dopo la signora
Tenesaròpersempregrata del centro Vipregoditemidisì di via Dallaltrapartedelmondo, telefonava alla fra e le diceva che la dottoressa Laricorderònellemiepreghierepersempre, endocrinologa, sarebbe venuta apposta per loro l’indomani mattina.
Ancora a distanza di un anno e mezzo ricordo la sensazione di assoluta gratitudine che provammo quel venerdì pomeriggio. Chiaramente andò tutto bene, altrimenti non sarei qui a scrivere sull’argomento “
famiglia all’estero” ma piuttosto “persone che si mangiano il loro fegato affogato nel Madera”.
La quarta volta, i coniugi
latana erano insieme. Pericolo serpe finito, dengue non pervenuto, ciste dichiarata benigna… cosa vuoi che possa succedere ancora? Mai porsi una domanda del genere. La fra era andata a prendere al metrò dell’EUR il Marito (quasi nuovamente) Paziente tipo alle 3 del pomeriggio, con un caldo porco che aveva deciso di anticipare loro quello che li attendeva in Africa. Bene, Marito Paziente sale in macchina, accende, svolta e… nulla, non riesce più a far andare la macchina. Cavo della frizione rotto, così, senza manco mandare una cartolina per dire “aho, voi lassù, io qui mi sto rompendo eh?”, niente , nulla. Marito (decisamente non più) Paziente scende, facendo scendere con lui molti santi del Paradiso, e insieme la parcheggiamo, spingendola alla bellemmeglio. Carro attrezzi, officina a Roma, ovvero a tipo 30 km di distanza dal loro posto letto nella casa dei nonni latana, son cose.
La quinta volta… eh no, la quinta volta non c’è stata, per fortuna. Però Nonno
latana un giorno ha guardato dritta negli occhi la fra e le ha detto “oh, fossi in te mica lo direi quando partite eh…”. Son cose.

cescar76