Non volevo lavarmi i capelli

Era un’estate di tanti anni fa, io e mio marito (boh, forse non lo era nemmeno ancora marito) eravamo in spiaggia, una spiaggia libera (perché all’epoca io e lui si andava al mare in infradito e asciugamano sulla spalla e mica serviva, la sdraio).

Ero molto impegnata ad annoiarmi in spiaggia come all’epoca prevedeva il copione delle mie giornate al mare, quando un bambino urlante attirò la mia attenzione e quella di tutta la spiaggia. Era un ricciolino di circa quattro anni che urlava e scalciava mentre sua madre lo trascinava a farsi la doccia. Il bambino fu docciato da testa a piedi nonostante le urla disumane, ma anche a “tortura” conclusa non si placò, continuando a urlare tutto il suo disappunto. La madre nel frattempo era tornata alla sua postazione ad accudire un neonato e il piccolo continuava a strillare che “non voleva farsi la doccia” e “non voleva lavarsi i capelli”.

Nel frattempo i suoi capelli erano già asciutti e tutta la spiaggia cercava di consolarlo dalla sua buffa disperazione, divertita dal siparietto. Chi con caramelle, chi con una buona parola in molti si alternarono a cercare di consolare il bambino che un po’ intimorito da tanta attenzione si calmò.

Per anni io e mio marito abbiamo ricordato quel bambino che continuava a disperarsi per i capelli lavati quando ormai i capelli erano asciutti, ridendo, ripensando alla scena e alla comicità inconsapevole dei bimbo, che, chissà perché, ci aveva colpito così tanto.

Se fossimo i protagonisti in un film si sarebbe trattato di sicuro di un flash forward, ovvero di quelle sequenze che anticipano il seguito di una storia.

Infatti quella stessa situazione che ci aveva fatto così ridere in spiaggia siamo costretti a riviverla più o meno 3-4 volte la settimana da tre anni buoni grazie a Leonardo, che porta puntualmente avanti la sua crociata contro il lavarsi i capelli, con scene degne di pathos che farebbero impallidire un attore teatrale, urla panico e disperazione.

Tutta sta cazzo di voglia di ridere io personalmente non la ho più, la sera quando dovrei preparare la cena e invece inseguo un bambino nudo e spesso insaponato per casa.

La morale di questa storiella qual è?

Ne esistono tante, sulle quali rimugino mentre inseguo Leonardo.

  • La prima ovviamente è: il destino è beffardo quando si tratta di figli e non sai mai quello che ti può capitare, non giudicare mai e conserva la voglia di ridere per quando toccherà a te, ballare il Tango.
  • La seconda è che quando i figli non li hai ti mancano le chiavi di lettura. La frase “non hai figli e non puoi capire” sarà scomoda ma è vera. Non capivo il dramma di una mamma con un neonato in spiaggia e un bambino probabilmente in crisi nera per l’arrivo di un fratello, la scenetta era buffa ma quanto avrà logorato quella mamma quella giornata? Stima, sorella, ora lo so. Ora lo capisco, ma la mia mente all’epoca era lontano anni luce dal comprenderlo, da avere la chiave di lettura per comprendere la situazione
  • La terza e ultima è che vale sempre la pena di provare a guardarsi da fuori per rendersi conto che coi figli si vive in una sit-com, un po’ di leggerezza e qualche risata concediamocela anche in mezzo ai loro capricci, perchè il tempo passerà e rideremo molto di ciò che eravamo.

non voglio lavarmi i capelli