I racconti del Nonno: Nonno Faustin!

Tornano i Racconti del Nonno, sediamoci e ascoltiamo come fossimo ancora bambini.

Sono parole preziose che parlano di un Tempo che Fu ma la Memoria di esso è un dono unico e prezioso che possiamo fare ai nostri figli.

 

Ai miei tre nipotini: Lorenzo, Leonardo, Ludovica e a Francesco nipote di mio fratello Faustino.

NONNO FAUSTIN

Vi sembrerà strano ma anche vostro nonno una volta era un bambino e aveva anche lui un nonno di cui vi vuol parlare perchè conosciate meglio la vostra famiglia e la vostra origine

Il nonno di vostro nonno, cioè il vostro trisavolo, si chiamava Faustino, Faustin in dialetto.
Era piuttosto basso e tarchiato, biondastro con sfumature rossicce, il classico Salasso (dovete sapere che i Salassi erano un antico popolo di montanari che abitava il Canavese e la Valle d’Aosta e che fu poi sottomesso dai Romani).
Dimenticavo di dirvi che nonno Faustin aveva due grossi e lunghi baffi che lo caratterizzavano e lo rendevano unico e inconfondibile nel nostro paese di Vidracco.
Era un contadino, ma sapeva fare qualsiasi altro lavoro: falegname, muratore, macellaio, calzolaio…
Quando le famiglie ammazzavano il maiale chiamavano lui per macellarlo.
Da solo si era costruito i mobili di casa . Faceva le scarpe per sé e per tutta la famiglia.
Conserviamo ancora i bissoi o ciabò (zoccoli di legno), che lui aveva costruito.
Al Gader (una località di Vidracco di sua proprietà) si era costruito una casetta , che chiamava al Ben, con tanto di camino e solaio . Un giorno se sarete bravi e tranquilli, vi porterò a visitarla, perché lei è lì che vi aspetta.

Il nonno Faustin aveva combattuto durante la prima Guerra Mondiale e la scheggia di una bomba gli era uscita da un piede quando aveva più di settant’anni.
Lui non credeva che la terra fosse rotonda o almeno ne dubitava molto.

Quando gli Americani sbarcarono sulla luna e noi tutti eravamo incollati alla televisione per vedere l’avvenimento eccezionale, lui ci disse crese a tut, viet, cioè voi credete a tutte le frottole che vi raccontano e.. forse aveva ragione.

Per lui noi bambini, suoi nipoti, eravamo buries distacà da la gruppia, vitellini che scalpitano perché hanno strappato la corda che li lega alla mangiatoia.
Ma eravamo anche pan bianc e vin dus, dei viziati che mangiavamo solo cibi raffinati. Però ci voleva un gran bene, se uno di noi si ammalava, veniva in continuazione a chiedere notizie sulla sua salute.

Quando nonno Faustin morì io ero a Torino dove frequentavo l’Università: erano le due meno dieci e sentii una voce che mi disse: il nonno è morto tranquillo e sereno.
Più tardi, verso sera, trovai una cabina a gettoni ( allora non esistevano i telefonini ), telefonai a casa e mia madre mi confermò che il nonno era morto quel giorno alle due meno dieci.

Ciao NONNO FAUSTIN!

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Nonno Faustin e Nonna Chinotta, al secolo Bertoldo Faustino e Ceratto Domenica detta la Cavaiera

 

Lorenzo Bertoldo