Come ti posti?

Perché sentiamo il bisogno di condividere online tutto ciò che riguarda la nostra vita? Lo scopriamo insieme alla nostra psicologa @favolazione

Il web è un canale di comunicazione.

Ne esistono molti altri.

La sua forza sta nel permettere a molti di poter partecipare attivamente.

A pochissimi è riservata la possibilità di esprimersi attraverso la carta stampata ad esempio.

Un canale di comunicazione serve per potersi esprimere.

Spesso si tratta di una comunicazione pubblica.

Molte persone oggi riescono a raccontare una passione, un lavoro, la propria visione della vita attraverso i blog. Per interessare chi legge è importante la capacità di raccontare di chi scrive. Lo story-telling sta diventando un’abilità importante in un mondo dove si scrive volendo catturare l’attenzione dei lettori.
Tra le abilità di chi vuol interessare gli altri scrivendo c’è certamente la capacità di emozionare, di coinvolgere, di lasciarsi ricordare.

Ancorare il tema affrontato ad un aneddoto della vita privata dell’autore è una delle “dritte” per attrarre chi legge.

Perché?

Perchè siamo creature sociali e i nostri simili ci interessano.

Ci piace conoscere meglio gli altri, specie se ci attira quello di cui si occupano.

Tuttavia, raccontarsi pubblicamente per attrarre chi legge potrebbe mettere in pericolo la privacy.

Quanto è giusto raccontare di sé e della propria famiglia online?

Curiosa come sempre di sapere cosa ne pensate, ho domandato in giro per la rete:
cosa vi spinge a raccontare online, su blog o social, aspetti e aneddoti della vostra vita o ad evitare di farlo?

Motivazioni per il SÌ :

Mi piace comunicare all’esterno le mie sensazioni.
Per avere un confronto ma anche per fare doni a chi legge. (L.)

Sì, se capita li racconto (dipende dal tipo di aspetto e aneddoto naturalmente) lo faccio perché cerco di dare un’idea di me e soprattutto per trasmettere la mia veridicità come “soggetto in rete” che non si distacca da quella che sono tutti i giorni nella vita reale. (S.)

Certamente sì! Spesso racconto ricordi d’infanzia oppure qualcosa di attuale che sia legato alla ricetta che scrivo. Mi piace coinvolgere i miei lettori il più possibile (I.)

Sì, ma in genere non sui social, lo faccio nel mio blog, dove appunto racconto la mia vita e le mie emozioni. Solo eccezionalmente ho scritto post molto personali su instamamme perché ritenevo potessero servire a qualcuno che aveva vissuto le stesse situazioni (F.)

Ho voluto rendere partecipe chi mi segue di certe avventure, ultimamente, però, parlo poco di me. (L.)

Motivazioni per il NO:

Il web mi inibisce, sono più per una conversazione vis a vis o per racconti brevi, ma scritti nell’intimità del foglio bianco e tastiera o carta e penna. Il web dovrebbe fare da filtro e invece io mi sento come se fossi in piazza a tenere una orazione! (S.)

Non mi piace mettermi in vetrina. Soprattutto su questi temi, preferisco confidarmi o parlare direttamente con la persona che ho davanti. Preferisco il calore di una chiacchierata, con tutti i correlati emotivi della comunicazione non verbale, piuttosto che con una tastiera fredda e impersonale (F.)

Non mi interessa far sapere le mie cose al mondo, tranne quando si tratta di lavoro, allora in quel caso sono obbligata a farlo. Credo che ognuno di noi sia fatto in un certo modo, c’è a chi piace raccontarsi in pubblico e a chi no, tutto qui! (S.)

Non racconto mai aneddoti della mia vita online perché mi piace parlare occhi negli occhi e cmq utilizzo social solo per lavoro o hobbies (S.)

Poi ci sono alcune che sono per il “SÌ, MA…”

Penso che la rete vada utilizzata per condividere qualcosa: informazioni, interessi, competenze professionali… Anche quando si pubblicano riflessioni personali credo che ciò debba essere fatto non per esibizionismo, ma all’insegna dell’utilità sociale, fosse anche suscitare semplicemente un sorriso. (M.)

Tendo a raccontare cose poco personali salvo casi rarissimi solitamente connessi con delle ricorrenze, per pudore e per rispetto della mia famiglia.

Potrei forse raccontare cose mie all’interno di un progetto organico (probabilmente un blog) che avesse un senso narrativo e anche di utilità per gli altri, probabilmente però li romanzerei un pochino. (S.)

Tendo ad essere più vaga su quello che può essere una cosa dolente, mentre se è una cosa piacevole non mi faccio problemi (M.)

Racconto tantissimo di me, a patto che: 1) non sia troppo riservato, intimo o possa danneggiare la privacy mia o di altri; 2) lo reputi degno dell’interesse di chi legge; 3) comporti il desiderio di condividere alternativamente una riflessione o qualcosa che trovo molto divertente. Francamente non capisco chi ha l’urgenza di raccontare tutti i movimenti che fa mentre li fa, visto che anche attenendosi ai miei parametri c’è cosi tanto da scrivere. (E.)

Non c’è un qualcosa che mi spinge sai? viene tutto da se. Ovviamente ci sono poi delle cose che ho più difficoltà a raccontare o semplicemente perché è giusto io protegga mia figlia. (J.)

Ciascuno può scegliere se e quanto di sé raccontare online.

Un equilibrio è sano e importante per proteggere la privacy propria e quella dei propri familiari.

In ogni caso, ciascuno rispecchia la propria personalità anche online.

Internet ci offre la possibilità di usare un canale comunicativo sicuramente potente, ma i contenuti dipenderanno solo da come siamo fatti noi, chi più pudico, chi più aperto e trasparente, online come nella vita privata.

Tu come ti comporti nel parlare di te online?

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