Essere papà single in questo magico mondo social

Non è facile essere un padre single all’epoca dei social networks soprattutto se in quei social ritrovi nientepopodimeno che i tuoi figli!

Ciao amiche e amici, sono Mattia Murat, per passatempo scrittore, per mestiere terrorizzato papà-single di due figli esposti nel magma social, dove nulla, nulla può fare per arginare la loro esposizione on line.

Come si può ben immaginare (e come abbiamo più volte potuto riferire) nelle coppie “scoppiate” la gestione dei figli nella normalità (intesa come quell’ambiente dove ci si muove all’interno di norme condivise da buona parte della società) è molto più complessa, in quanto ciascuno dei due genitori (single o neo-accoppiati) desidera far applicare regole che vanno bene al proprio standard di vita piuttosto che a quello del proprio ex.

Con l’introduzione del mostro-social, le cose si sono complicate a dismisura, perché una cosa è attraversare la strada lasciando la mano, un’altra è aprirsi quattro, cinque profili Instagram, due profili Facebook, più una serie di altri account su social (da Snapchat, a Tumblr, a Wattpad) di cui ignoravo completamente l’esistenza.

Vi dirò, quando è nato mio figlio ero talmente spaventato dalla società che fino ai suoi sei anni, per paura che qualcuno lo intercettasse in qualche modo, quando ero fuori di casa lo chiamavo: “EHI!”.

Il problema è che si giravano tutti! La paura è che qualcuno potesse associare il nome al bambino e chiamarlo a sé per rapirlo e per farne un accattone o uno youtuber. Ma si giravano tutti e così capii che dovevo cambiare sistema, e cominciai a chiamarlo con nomi inventati al momento. Ma non si girava mio figlio! Una fatica immane che risolsi solamente ridimensionando le mie paranoie. Nessuno avrebbe preso mio figlio da scuola senza il mio consenso firmato, nessuno avrebbe intercettato mio figlio quando da solo al centro commerciale (anche perché mio figlio al centro commerciale da solo non ci va mai e mai ci andrà).

Ma su internet? Beh, la questione è delicata ma non seria, tanto a Facebook ci si può iscrivere solo a tredici anni (quattordici in Spagna). Bene, no? No: a nove anni, in home, mi appare tra le persone che potrei conoscere MIO FIGLIO! Mio figlio?!? Io potrei conoscere mio figlio! Evidentemente no, non lo conoscevo. Ma indagai (con sobria e contenuta ferocia) e scoprii che era stata la sua stessa madre (la mia ex) ad iscriverlo, con la motivazione che “Tutti, in classe sua, hanno Facebook” e aggiunse, soffice come un macigno “Fattene una ragione”.

Il problema è, dunque, complesso se sono gli stessi genitori a non essere d’accordo e far rispettare delle condizioni base. Quindi, lui ha avuto il suo profilo Facebook (io per un periodo sono stato bannato ma poi, una volta sbloccato, ho deciso di non volerlo tra i miei amici – del resto sono un intellettuale impegnato, mi scoccerebbe che mio figlio venisse a trollarmi sulla mia bacheca).

“Una priorità per il paese dovrebbe essere il contenimento del dissesto idro-geologico…”

“Ma se tu sei il primo a dimenticare di tirare la catena!”

(tipico umorismo da caserma di mio figlio)

Naturalmente tra i contatti può accettare solo persone che conosciamo, familiari, amici. Gli stessi che, insieme a gattini e buongiorni per tutti i giorni, postano video con gli sgozzatori incappucciati dell’Isis o uomini dal culo di marmo e la didascalia “Giovedì gnocchi”.

Quando poi ho avuto conferma che entrambi i miei figli, sia lui che la sorella più piccola, avevano accesso illimitato all’account della madre allora mi sono rilassato e mi sono mangiato un chilo e mezzo di gelato: è evidente che non c’è nulla da fare. E non serve nemmeno a nulla mettere sulle foto dei bambini quegli opportunissimi e divertentissimi stickers con le faccine con gli occhi a cuore, perché fanno vomitare e fanno sembrare i figli dei poveri scemi che quando saranno grandi ce la faranno pagare.

Questa poi, attenzione: quando saranno grandi ce la faranno pagare CARA! Mica siamo tenuti a dover necessariamente documentare cronologicamente tutto quello che accade a nostri pargoli, perché nessuno può chiedere loro niente, ma siamo sicuri che loro si lascerebbero postare in quelle pose da cretini? O in situazioni imbarazzanti che a noi sembrano così pucciose?.

Mettiamoci nei loro panni. Se non possiamo evitare di esporre i nostri figli, cerchiamo almeno di non intaccarne la loro dignità. Se vorranno, tanto, ci mettono due secondi a disintegrarsela da soli pubblicando video su Musical.ly o su Youtube e, anzi, lo troveranno figo! Come trovano fighi i loro miti il quale talento, noi vecchi, non capiremo mai.

Con affetto, likemente vostro

Mattia Murat