“Papi, vorrei essere un maschio”

Essere padre di una bambina nel XXI secolo, dove sessismo e discriminazione in Italia restano ancora un retaggio culturale.

Essere femmine è dura.
Care amiche, cari amici, sono Mattia Murat, scrittore e padre single (di un maschio e di una femmina), e questa è una rubrica di conforto e confronto per tutti quelli che, come me, devono rapportarsi (anche) con piccole donne che crescono. E che in Italia crescono, purtroppo, in un contesto di feroce discriminazione e ignorante sessismo. Non accetto che mi si dica che non è vero! Oggi facciamo i seri e, vi avverto, questo post non vi piacerà.
Essere padre di una figlia ti mette in una difficile condizione, specialmente per una crosta culturale dura, secca, che avvolge la nostra società. Da una parte sai di doverla difendere, dall’altra sei anche TU uno di questi mostri.
Allora, alcune delle frasi che ho sentito dire nei confronti di mia figlia, aggiunte ad altre riferite alle mie amiche, ad altre ragazze e ad altre donne che ho conosciuto (sia da maschi che da femmine, sia uomini che donne – che è anche più grave):

“Tu non puoi giocare a pallone, sei femmina”.
“Sei la più brava della classe solo perché le femmine sono più studiose, ma non sono intelligenti”.
“Sei femmina: non capisci un c****”.
“Sei la mia fidanzata, non voglio che metti la minigonna”.
“La ragazza violentata se l’è cercata”.
“Ma alle donne piace essere violentate, è la natura”.
“Se mi ami non andare a comprare il pane da sola, vai con tua madre”.
“Non sei vergine?!? E perché non me l’hai detto? Mi hai ingannato!”.
“Io mi diverto con le ragazze, però è chiaro che se mi devo sposare la voglio vergine. Quelle che me l’hanno data non potrei mai sposarle”.
“Giochi a calcetto? Allora sei lesbica”.
“Dovresti vestirti/truccarti/parlare un po’ più da donna”.
“Le donne sono preziosissime, Dio le ha messe sulla terra per rendere felici l’Uomo, non vanno maltrattate”.
“Ogni tanto un bel ceffone ci vuole”.
“Tornato a casa non ha trovato pronto: se l’è meritate”.
“Dovresti mettere i tacchi, agli uomini piacciono”.
“Io la mia ragazza la posso vedere soltanto con indosso i tacchi, anche in casa. Altrimenti non mi significa niente”.
“Lo sanno tutti che le femmine non sanno guidare”.
“Le donne tradiscono pure con il cuore, i maschi tradiscono ma è solo una cosa fisica, quindi se lo fa la femmina è grave”.
“Pure io ho avuto tante donne prima di te, ma non è la stessa cosa”.
“Le femmine sono tutte vogliose di c****, quindi ammettilo!” (Obiezione: “Che c’entra mia madre?”).
“Come sarebbe che nella nostra casa non ci sarà spazio per te? Hai la cucina e la lavanderia!”.
“Io le faccio urlare tutte dal piacere, sei tu che hai qualcosa che non va”.
“Se ti piace, allora sei una tr@ia”.
“Lo facciamo in tre? No, intendevo io, tu e un’altra femmina. Con un altro maschio significa che tu sei una tr@ia”.
“Si sa che voi donne dite NO, ma volete dire SI”.
“Dato che hai ormai 29 anni e non sei sposata posso parlare con la zia monaca per farti entrare in convento”.
“I maschi sono più forti delle femmine”.
“Io non le faccio le pulizie, è cosa da femmine, mia mamma ha sempre lavorato e fatto le pulizie e mio padre non ha mai lavato una forchetta”.
“Tu vuoi sposarti, è normale, tutte le donne non sognano altro, ma io sono un tipo libero”.
“Le donne si vogliono sposare perché così fanno la bella vita da mantenute”.
“Come mai non sei fidanzata? Eppure non sei brutta”.
“Se a 37 anni non sei ancora sposata devi avere qualcosa che non va”.
“Auguri e figli maschi!”
“Io non vorrei mai avere una figlia femmina, ma ti pare? Quella magari ha appena finito di fare un p***ino e ti viene a salutare col bacio!”
“Io mia figlia (neonata) non la tocco/bacio/accarezzo. Non vorrei che crescesse disturbata”.
“Mia figlia (neonata) non la cambio. Non vorrei crescesse disturbata”
“Se mi nasce femmina la uccido”.

Ecco: là fuori è così. Provate a chiedere cosa davvero pensa la gente dietro la facciata buonista delle orribili quote rosa, delle mimose, del rispetto… Purtroppo sono convinto che la strada per l’uguaglianza uomo-donna sia ancora infinitamente lunga, molto più lunga della nostra vita stessa. E noi non possiamo aspettare e lasciare che le nostre figlie vivano nella discriminazione.
Io personalmente posso soltanto provare a essere un discreto padre, la persona che vorrei lei, mia figlia avesse come modello con cui rapportarsi. Imparerebbe a riconoscere dei valori positivi e saprebbe riconoscere quelli, gli altri, da evitare e, con loro, le bestie che li esprimono. E imparerebbe a starne alla larga.
Il lavoro per educarli tutti è troppo grande e io, devo ammettere, sono abbastanza scoraggiato perché i mostri sono tra noi, siamo noi.