Parigi: come parlarne con i nostri figli?

I recenti fatti accaduti a Parigi pongono, tra le altre, la questione del come comportarci verso i bambini, soprattutto quelli più piccoli, ma non solo.

Genitori e insegnanti possono interrogarsi sull’opportunità o meno di parlare di quanto accaduto e eventualmente come parlarne, cosa dire, cosa evitare di comunicare.

Sono perplessità legittime. Si tratta di eventi eccezionali che ci scuotono, che possono avere un impatto anche molto forte sulla nostra sfera emotiva.

I più piccoli come possono reagire?

È importante tenere a mente, non solo riguardo i fatti di Parigi, ma per tutti gli eventi che ci turbano fortemente, che ciò che noi proviamo viene percepito immediatamente dai nostri piccoli, anche se per loro è difficile verbalizzare quello che provano.

Il loro turbamento emotivo potrebbe incidere sul comportamento rendendoli più irascibili, o viceversa più tristi, o turbarne il sonno.

Se noi genitori ci sentiamo molto colpiti, se l’evento ci ha particolarmente stressato, è su questo che dobbiamo lavorare, su questo che una comunicazione è importante. Vedere un genitore impaurito può essere fonte di grande stress. I piccoli possono non capire bene qualcosa che accade, ma noi possiamo essere il loro termometro sulla gravità degli accadimenti. Se mamma e papà sono sereni allora non c’è da preoccuparsi. Viceversa, vederci molto preoccupati li mette a loro volta in agitazione.

Cosa possiamo dire loro?

Anzitutto può far bene partire dalle nostre emozioni. Possiamo spiegare che siamo turbati perché abbiamo saputo una brutta notizia, circa un evento successo in un altro paese. Poniamo la distanza. È giusto che loro si sentano al sicuro. Dicendolo a loro inoltre lo ricordiamo anche a noi stessi.

Come sottolinea la Dottoressa Rita Di Iorio, coordinatrice Gdl ” Psicologia delle Emergenze” dell’OPLazio, Gli eventi traumatici causati dall’azione volontaria di uomini verso altri uomini sono più difficili da spiegare, da capire, da accettare, da raccontare. In questo caso, il codice di comunicazione deve essere più emotivo che razionale. Più che dare troppe spiegazioni, occorre rassicurare e collegarsi al vissuto emotivo dell’altro”. Credo che tenere a mente questo sia fondamentale.

Quindi tenere conto di ciò che abbiamo provato noi per comunicare sulle emozioni e rassicurare sono gli aspetti fondamentali.

Se e quanto abbiano capito o siano turbati possiamo inoltre capirlo lasciando parlare loro, soprattutto osservandone il gioco e il disegno, per capire se c’è in effetti un turbamento. In risposta a questo la rassicurazione da parte degli adulti di riferimento è fondamentale.

È importante far sentire i nostri bambini al sicuro, protetti.