Passare i 40 con ironia

 

Profughi di guerra e richiedenti asilo politico sudanesi, somali ed eritrei, durante l'occupazione dello stabile dismesso in via Lecco. Milano, 18 novembre, 2005
Profughi di guerra e richiedenti asilo politico sudanesi, somali ed eritrei, durante l’occupazione dello stabile dismesso in via Lecco. Milano, 18 novembre, 2005

Era l’inverno del 2005, avevo 40 anni e mi sono innamorata di un giovane eritreo.
Lui di anni ne aveva 21.
Era un inverno freddissimo, un gruppo di circa 200 rifugiati etiopi, eritrei e sudanesi occupò uno stabile dismesso in via Lecco, a Milano: avevano bisogno di un posto dove stare ma anche di alzare la voce e il livello del dibattito politico cittadino sull’accoglienza dei profughi a Milano.
Lui si chiama S. ed era, allora, il leader del gruppo eritreo.
Era bello, giovane e tanto appassionato, era interprete per l’UNHCR, era magnetico.

Oggi abita, credo, a Londra e ho perso i contatti con lui da molto tempo, ma non ho dimenticato nulla di quell’inverno.

Io ero lì in rappresentanza di un pezzo dell’associazionismo milanese, a sostegno della protesta.
S. era forte, determinato, estremamente sicuro di sè e parecchio disperato.
L’occupazione è durata circa un mese, la nostra storia un poco di più.
E’ stata intensa, bellissima.

Ed è così che io penso alle storie di molte coppie miste nelle quali vedo una grande differenza di età.

Le chiamano cougar (giaguaro) o più volgarmente MILF (mother i’d love to fuck), sono le donne agèe che hanno partner molto più giovani.

Il numero di coppie miste così composte è alto e molto spesso sono ridicolizzate e viste come coppie formatesi per opportunismo.
Non ho uno studio socioantropologico sulle varie tipologie, ma posso dire che spesso ho visto come la differenza di età, nelle coppie miste afro-occidentali, sia meno problematica che non in quelle occidentali: la cultura africana non ha un vero e proprio passaggio dei 40 anni.

S., allora, mi disse una cosa che ricordo bene: “La prima moglie del Profeta Mouhammed aveva vent’anni più di lui e nessuno se ne faceva un cruccio, per noi la differenza di età non è un problema.”

Se ci pensate, un’africana a 40 anni fa figli come ne faceva a 20, se ne ha voglia: ha comunque intorno famiglia e comunità che l’aiutano – e questo solleva psicologicamente da una serie di carichi che invece noi ci portiamo dietro, non ultimo il maledetto orologio biologico.
Un maschio africano non va in crisi a 40 anni: se deve cercarsi una seconda moglie più giovane può farlo in ogni momento, non ha bisogno di aspettare la crisi di mezz’età – e siccome spesso le ragioni che lo spingono al secondo o al terzo matrimonio sono soprattutto di natura sociale, il vedersi invecchiare non è un passaggio che mette in crisi.
Dunque un ventenne o un trentenne africano può, senza dubbio, innamorarsi realmente di una donna più matura.

Io un po’ mi vergognavo, in pubblico, di quella relazione così squilibrata.
Lui no.
Eppure avrebbe dovuto essere il contrario, era lui che stava con una vecchietta!
Invece mi voleva esibire, quasi.
Amava ascoltarmi, faticava a raccontare di sé e della sua storia difficile, ma non si stancava di me.
Non si stancava mai di me.

Conosco da vicino due coppie, italo-senegalesi, nelle quali la differenza di età è notevole: trent’anni in un caso, ventitre nell’altro.
Entrambe sono coppie solide, basate su amicizia e rispetto, passione e interessi comuni: sono coppie a cui guardo con affetto e anche un po’ di invidia e che negli anni vedo consolidarsi e crescere.

E’ vero che una donna è tale prima di tutto attraverso lo sguardo che lei ha su sé stessa, ma se a 40 anni (e oltre) sei single e il tuo sguardo si specchia in quello di un uomo giovane che ti rimanda amore e tenerezza, il passaggio, a volte difficile, si fa più dolce.
E ancora una volta saluto riconoscente la società che si mescola e si modifica.

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