Andiamo alla scuola primaria, in una parola: kilig

Per una mamma, l’inizio della scuola primaria significa un misto di eccitazione e paura. Ma la voglia di vedere andare i propri figli incontro al mondo è sempre più forte di tutto!

Stiamo aspettando l’inizio della scuola primaria.

Kilig in tagalog (*) significa la sensazione di avere le farfalle nello stomaco in una situazione tenera o romantica.
Ecco come mi sento da quando mio figlio ha finito l’asilo, a giugno.
Ancora quattro settimane, ancora tre..ancora due..
Al 12 settembre manca poco meno di una settimana.

Ho momenti di assoluto terrore inespresso.

Momo è un bambino molto autonomo, ma allo stesso tempo è ancora molto legato a me: ci sono mattine in cui, prima di salutarci al campus, ha bisogno di un buon cinque minuti di coccole. Come faremo fuori dalla scuola primaria?
Anche io sono una mamma molto autonoma, si nota, no? Bè, alla scuola primaria dovrò esserlo per forza.

Ho momenti di assoluto stupore.

Quest’estate, in montagna, ha fatto tutti gli sport possibili: dal nuoto al tennis, all’arrampicata, alla mountain bike.
La prima volta che ha preso una mountain bike, si è diretto con totale sicurezza verso il tapis roulant che lo portava in cima alla pista; una volta su, si è sistemato sul sellino ed è sceso per il percorso a ostacoli un po’ pedalando e un po’ a rotoloni, tirando su il pollice ogni volta che cadeva e rialzandosi con sguardo truce e determinato. Ma quel ragazzino lì, è lo stesso bambino che ha tolto le rotelle alla bici appena tre mesi fa?? Me l’hanno scambiato ai giardinetti?…

Ho momenti di panico profondo.

La cosa che più mi manca, da mamma single, è la mancanza di una persona (del suo papà) che sia interessata a lui quanto me, che viva la sua quotidianità, che mi offra un punto di vista amorevole su di lui, che mi aiuti a stargli vicino e che gli stia vicino.
Come lo aiuterò a superare le difficoltà? Sarò abbastanza brava a valorizzare i suoi successi? Quali difficoltà e quali successi avrà alla scuola primaria?

Ho momenti di euforia!

Man mano che cresce lui cresco anche io, e il legame si trasforma in qualcosa di più morbido e adattabile: dorme fuori, dormo fuori! Ha la sua scatola dei segreti, decide come vestirsi, mi guarda che mi guardo allo specchio e mi dice con aria di sufficienza: stai bene, mamma!
Poi torna a farsi coccolare, poi mi dice non entrare: ho bisogno di stare un po’ solo!
Adoro vederlo crescere,  anche se da una parte vorrei fermarlo! Ma è così bello, interessante, forte, dolce che sono anche molto curiosa di sapere come sarà da ragazzo. Adesso, in questa forma intermedia tra ragazzino e bambino, è spettacolare!
Quest’estate al campeggio, mi svegliava giusto il tempo di dirmi mamma vado, e io pensavo, ma dove vai? E subito dopo ma sì, vai! E mi riaddormentavo cullata da una fiducia nuova.

Ho le farfalle nello stomaco per la paura, l’emozione, l’aspettativa e il brivido di mandare per la prima volta il mio bambino nel mondo dei grandi e vedere come se la caverà. Sento una gran tenerezza per lui.

Vado a comprare i biscotti, faccio un bel respiro e mi siedo qui ad aspettare.
Lui va, quando torna mi racconterà.

(*) lingua principale delle Filippine