Piccole donne alle elementari

“Femmine si nasce, donne si diventa !” Ebbene si, lasciatemelo dire, non è poi così scontato diventare donna nel mondo attuale e questo lo si può constatare fin dall’infanzia, soprattutto dai 6 anni in poi, cioè dall’ingresso alla scuola primaria, osservando le differenze di genere che cominciano a delinearsi proprio a quest’età.

Dalla mia posizione di maestra di questi fantastici esserini, mi sono divertita molto a notare alcuni atteggiamenti indotti dalla cultura nelle bambine, che già da piccole devono scontrarsi con il mondo maschile che tenta ripetutamente di sminuirle. Infatti a differenza della scuola materna, dove ancora non esiste distinzione fra maschi e femmine e tutti giocano e si relazionano con tutti, alle elementari entrambi i sessi cominciano a differenziarsi fino al punto, a volte, di escludersi a vicenda se non addirittura a lottare pesantemente ognuno per l’acquisizione di spazi, privilegi e diritti che credono propri e a cui non vogliono rinunciare.

Sicuramente la rivoluzione culturale degli ultimi decenni, avvenuta in favore della donna attraverso il femminismo e la parità dei diritti, ha lasciato tracce evidenti nelle bambine di oggi che già da piccole ce la mettono tutta per affermare se stesse in quanto “femmine” dotate di un cervello funzionante e autonomo, rifiutando ogni tentativo del maschio prepotente di considerarle inferiori o più deboli. Ormai è difficile vedere, se non in sporadici casi, bambine che si accontentano di rientrare nei classici stereotipi di un tempo facendo solo giochi delicati e tranquilli o sport “da femmine” come ad esempio la danza. Sembra che l’emancipazione delle madri che lavorano tanto quanto i padri e svolgono attività sociali analoghe, si rifletta sulle figlie che già a quest’età si ritrovano quotidianamente a difendere con coraggio e determinazione la propria dignità di piccole donne. Lo sport e il gioco sono gli ambiti in cui principalmente si esprime questo fenomeno, infatti è sempre più frequente trovare bambine che prediligono il calcio ad altri sport considerati femminili o che durante l’intervallo scelgono giochi di movimento proprio come i maschi.

E’ anche vero però che delle differenze esistono realmente e pare che le bambine ne siano perfettamente consapevoli e, lungi dal volerle negare, ci tengono invece moltissimo a non perdere quelle caratteristiche che le distinguono dai maschi. Ciò accade soprattutto nell’ambito dell’apprendimento e dell’attività didattica vera e propria: secondo la mia esperienza di insegnante di materie umanistiche, ad esempio, ho potuto notare nelle femmine una più spiccata fantasia e di conseguenza una capacità maggiore nella scrittura creativa come la produzione di racconti e poesie in cui si richiede di esprimere emozioni e sentimenti, cioè quell’universo con cui le bambine risultano più in contatto rispetto ai bambini. A questo proposito, si potrebbe argomentare a lungo, sul ruolo educativo dell’ambiente e della famiglia in particolare, che induce nei due sessi caratteristiche comuni finalizzate all’adattamento sociale, ma preferisco lasciare questi studi agli esperti del settore e parlare invece dell’aspetto divertente e a volte tragicomico che ho rilevato appunto nel corso della mia esperienza lavorativa. Ho sempre trovato molto esilarante notare come cambia nell’arco dei cinque anni il concetto che le bambine si fanno dei maschi. Mentre in prima e in seconda sembrano ancora tollerarsi abbastanza bene, poiché sono ancora convinte che in fondo “siamo tutti uguali” e quindi “ bisogna giocare tutti insieme e andare d’accordo”, dalla terza in poi, si viene a creare una sorta di rivalità fra i sessi,dovuta alla convinzione delle bambine di avere a che fare con dei trogloditi e degli esseri insensibili che non le rispettano. Confesso di essermi fatta molte risate di fronte ai tentativi disperati di alcune femmine che volevano a tutti i costi dialogare per trovare accordi e compromessi coi maschietti, i quali coi loro sguardi e risatine, continuavano imperterriti a prenderle in giro domandandosi di che diavolo stessero parlando ! Ovviamente io mi ponevo sempre come mediatrice, assumendo un ruolo serio e professionale, ma dentro di me immaginavo gli stessi meccanismi nelle famiglie delle mie alunne e magari visualizzavo scene di madri incomprese dai padri oberati di lavoro che non vedono l’ora di spaparanzarsi sul divano ed invece si devono sorbire l’ennesima predica delle mogli frustrate dai mille impegni a cui non riescono a far fronte. Insomma il solito clichè che si ripete in tutte le famiglie di oggi, compresa la mia.

Sono molti gli episodi che potrei raccontare, ma due in particolare risultano indicativi di ciò che ho espresso finora : quella volta che una bambina si offese a morte con un ragazzino che aveva apostrofato un altro maschietto come “femminuccia” perchè diceva che quell’insulto presupponeva che essere femmine fosse una cosa brutta, oppure la volta in cui Francesco rifiutava di mangiare in mensa perchè gli era capitata la disgrazia di essere seduto in mezzo alle femmine….insomma episodi divertenti e tragici allo stesso tempo, indicativi di false convinzioni e atteggiamenti sociali, che finchè rimangono fasi infantili che occorre attraversare per arrivare alla maturità individuale, allora risultano divertenti, ma quando invece persistono nel mondo adulto, con tutte le conseguenze che si sentono ogni giorno nelle notizie di cronaca, allora la cosa assume proporzioni diverse e diventa veramente preoccupante.

Proprio in questi giorni, in occasione della festa della donna, abbiamo sentito spesso parlare di violenze e abusi contro il mondo femminile e questo ancora ci riporta a riflettere sul fatto che nonostante le battaglie condotte ed in parte vinte dalle donne, viviamo ancora in una società fondamentalmente maschile e la strada da percorrere per arrivare ad un vero equilibrio fra i sessi, è ancora lunga. Le bambine lo sanno e non si stancano di combattere con dolcezza e determinazione….come sempre da loro possiamo imparare qualcosa !

EMILIA FRANCO