Una piuma pesante

Quando, da solo o con altri, fai scelte importanti, la piuma che fa pendere l’ago della bilancia è sempre totalmente irrazionale. È un ricordo, una suggestione, un bisogno non soddisfatto lasciato a galleggiare nella memoria.

Quando io e il Marito Paziente, genitori da pochissimo, decidemmo di avere un altro bambino, ovviamente valutammo tutti i pro e i contro.
Facemmo calcoli, ipotesi, cercammo di prendere in considerazione tutti gli aspetti possibili.

I soldi, il lavoro, la lontananza dai nonni pendevano per il “non ora, aspettiamo”.
I difficili sette anni di differenza tra lui e sua sorella e il mio non avere una sorella pur avendola, invece, ci urlavano di non pensarci troppo.

La mia piuma fu qualcosa che allora non misi a fuoco, qualcosa di nebuloso a cui non sapevo dare un nome o spiegare.
Era la sensazione di una mancanza, ma essendo una mancanza aveva margini sfocati e labili.

Fino a qualche sera fa.

I nostri figli frequentano la stessa scuola, ad un corridoio di distanza l’uno dall’altro, vanno a mensa insieme, fanno la stessa attività extrascolastica e si cercano, complici, in ogni situazione. Siamo abituati a vederli insieme, sentirli parlare, litigarsi le cose, discutere e poi fare pace.

C’è però quella finestra temporale scolastica che li divide: compagni diversi, maestre diverse e attività differenti li tengono impegnati separatamente e offrono loro momenti di individualità e di apertura verso l’esterno.

L’altra sera, per la prima volta, in quel magico momento che segue la buonanotte di mamma e papà e precede il sonno, i miei figli si sono scambiati piani e confidenze.
Valerio, domani fai così…
Piergiorgio, domani farò questa cosa col mio compagno…

A una parete di distanza ho finalmente riconosciuto l’essenza, tutta la dolcezza, la leggerezza e l’importanza di quella piuma.
Me li sono immaginati tra qualche anno a confidarsi i primi amori o le prime paure, a rendersi partecipi di cose da cui avranno tirato fuori noi perché sarà giusto così.
Quel momento magico e importante che li renderà sempre fratelli, complici, amici. Quel momento magico che è iniziato l’altra sera.

O che forse è iniziato sei anni e mezzo fa, con una piuma eterea e indefinibile che si è posata sul piatto giusto.