Posti nel cuore per chi se ne va

Perché piangi, mamma?

Perché sono triste, Patato.

E perché sei triste?

Perché è morto uno dei miei zii, amore.

E qui amore, dovrei spiegarti cose che non sei in grado di capire. Non oggi, e forse neanche mai.
Hai due zie, e le adori entrambe, senza domande. Sono LA sorella di mamma e LA sorella di papà.

Io invece vengo da una famiglia numerosa, una famiglia fatta di tanti zii, di TANTI fratelli e sorelle di papà. Più o meno vicini, più o meno presenti, ma tanti.
Vengo da Natali tutti insieme, vengo dalla consapevolezza di essere la quattordicesima nipote. Vengo da una famiglia fatta di cugini che, a gruppi, hanno la stessa età. Ho sempre avuto, nel bene e nel male, una base e un confronto. Abbiamo avuto vacanze insieme, parole, turbamenti. Abbiamo avuto scomodi confronti.

Capisci bene, amore mio, come ciò che fa di uno zio LO zio non sia una cosa scontata o banale. Il determinativo è una scelta, quando hai una moltitudine.

Mio zio ha fatto una cosa grandissima, per me.
Di dieci anni più grande di mio padre, di quasi quaranta più grande di me, non avrebbe mai potuto essere “il confidente”. Siamo stati lontani generazionalmente, per indole, per sensibilità e per lontananza fisica. Non ricordo temi “personali” affrontati insieme. Ricordo confronti sulla società e il suo benevolo far finta che non fossi una ragazza presuntuosa di capire il mondo.

Ma mio zio mi ha regalato la cosa più bella e grande che potesse darmi, in quel periodo. In un periodo in cui la fiducia in me stessa passava solo attraverso l’applicazione nello studio, mio zio mi ha riempito della sua, di fiducia.
Mi ha messa al volante, avevo ancora solo il foglio rosa, e si è fidato di me tanto da affidarmi la sua vita. Una cosa che non avevano né avrebbero fatto i miei genitori, per dire.
In quei lunghi precena estivi abbiamo macinato chilometri, parlando di tutto per alleggerire la tensione (la mia, lui era tranquillissimo).

Poi quei precena sono finiti, lui ha cambiato sede di lavoro. Ma quei tardi pomeriggi li conservo nel cuore come un ricordo caldo e prezioso.

E io oggi Patato vorrei essere capace di spiegarti tutto questo, di spiegarti come le persone si guadagnino, anche con cose apparentemente piccole, un posto speciale nel nostro cuore, quell’articolo determinativo.

Un posto che nulla ha a che fare con il posto in cui verrà messo il loro corpo, che nulla ha a che fare con l’anima e tutti i posti irrazionali in cui i culti collocano i defunti per spiegarsi la morte e renderla più accettabile.

Finché il ricordo di una persona farà battere il cuore, quella persona sarà viva per noi, Patato.
Se poi troverai altre risposte in una fede, andrà bene. Ma ci sono posti che sono solo nostri, e di chi si è meritato di abitarvi.