Prevenzione e valutazione

Prevenzione e valutazione – pane quotidiano in Svezia ma si applica anche con i bambini?

lavoro
In Svezia di solito si vive per prevenire l’imprevisto il più possibile, e questo vale anche e soprattutto nel mondo lavorativo. “Utvecklingssamtal” è una chiacchierata con il datore di lavoro per parlare del tempo trascorso sul luogo di lavoro, dove ognuno può dire la sua e le eventuali tensioni possono essere discusse in maniera calma e tranquilla. Si parla del passato e del futuro, e delle aspettative da entrambe le parti. In questo modo tutti sono informati, sia il dipendente delle aspettative che ci sono su di lui/lei, sia il datore di lavoro che può conoscere le ambizioni e sentire direttamente dal dipendente quello che secondo lui va bene e quello che si potrebbe migliorare. Con gli “utvecklingssamtal” si può prevenire la tensione che può nascere tra dipendenti e datori di lavoro e la produttività può solo crescere visto che gli ostacoli relazionali si risolvono prima che diventino veri problemi. Anche in Italia si applica questo metodo, ad esempio nelle scuole dove lo sviluppo dei bambini si discute con i genitori, ma non sono sicura che si applichi spesso nel mondo lavorativo. A me è capitato solo nel mio ultimo impiego, ma forse ha influito il fatto che la mia titolare è danese. Comunque non si possa sempre programmare tutto nella vita quotidiana con dei bambini come nel mondo lavorativo.

Mais
Nel mondo dei bambini invece direi che per definizione la mamma è quella che prevede e previene tutto quello che è possibile, e in questo caso la nazionalità non ha molta importanza. Nel mio ruolo del genitore sto costantemente combattendo per trovare il mio metodo educativo tra i tanti stimoli internazionali dovuti alla mia provenienza. In un giornale Svedese per genitori chiamato “Vi foraldrar” è stato pubblicato un articolo molto interessante sul metodo educativo svedese. L’autore voleva valutare se il metodo educativo svedese cresce individui forti e indipendenti o individui fortemente viziati destinati ad diventare nel tempo adulti insoddisfatti della vita. Essere fin dalla nascita sempre al centro dell’attenzione, poter interrompere le discussioni degli adulti in ogni momento e poter decidere a che ora è meglio andare a dormire fin dall’èta di 2-3 anni sembra che non prometta niente di buono per il futuro. All’improvviso ti trovi davanti non più un dolce piccolino ma un adolescente egocentrico che non rispetta la minima regola imposta da un adulto? Oppure, non lasciandoli esprimere il loro pensiero liberamente, li limitiamo nella loro creatività e crescita? Se la mia mamma decide ogni singola cosa e lascia fare a me solo quando il mio pensiero coincide con il suo fin dai primi anni di vita, come faccio io a diventare indipendente?
Mi ricordo ad esempio che ero molto combattuta sul fatto di forzare i bambini a salutare le persone che incontrano. Il mio primogenito Christian è sempre stato molto sensibile fin dalla nascita. Ambienti nuovi, gente nuova gli mettevano ansia già da piccolo e si consolava praticamente sempre solo con l’allattamento. Infatti quando andavamo a trovare gli amici, mio marito socializzava e io restavo chiusa in qualche stanza della casa per allattare Christian. Quando poi ha iniziato a parlare e vedeva persone nuove si mostrava sempre timido e quando discutevo di questo con le mie amiche svedesi mi consigliavano di lasciarlo essere sè stesso in pace, come spesso viene suggerito anche dagli psicologi svedesi. Deve decidere il bambino se vuole salutare o no. Poi con il tempo imparerà da sè a comportarsi. Mi è sembrato logico e ho lasciato fare a lui spiegando alle persone che è molto timido. Ora ha 5 anni ed è ancora così, solo che è abbastanza grande ormai e questo atteggiamento non viene più visto come timidezza ma al limite dell’antipatia. Quindi ogni volta prima di entrare in qualsiasi posto devo sempre fargli il promemoria dicendogli che deve salutare le persone perché da solo non lo fa. Ora mi chiedo, è stata la scelta giusta? L’ho aiutato a trovare la serenità oppure l’ho viziato facendogli uno sfavore nella sua educazione? Lo vedremo nel futuro.