Primo giorno di scuola media e leggerezza

Arriva finalmente il primo giorno di scuola media: quali sono le cose importanti, quando si affronta l’inizio di un nuovo percorso?

uoDevo ammettere che, a dispetto di quello che pensavo avrei fatto e di quello che solitamente sono abituata a fare e chiedere a me stessa, stavolta mi sono lasciata cogliere impreparata.
Non sono palesemente sul pezzo, e non è da me.

Mentre scrivo questo post, a meno di tre giorni dall’inizio della scuola, mi rendo conto di avere appena scoperto in che classe sia stato inserito Piergiorgio. Non ho idea di chi saranno i suoi insegnanti, né di chi saranno i suoi compagni.
So quali sono i suoi libri, che peraltro devo ancora finire di foderare ed etichettare, solo perché le due sezioni di francese li hanno uguali, cambia solo il tempo scuola.

Ma non è che questo significhi che non mi interessi nulla, ovviamente.
Sono inzuppata di emozione come un pulcino bagnato, riguardo a questo nuovo inizio: mentre leggerete questo post sarò lì a guardare, di certo con le lacrime agli occhi, il mio primogenito varcare la soglia di una scuola nuova, le medie, cui di fatto consegnerò un bambino per vedermelo tornare indietro, tra tre anni, un ragazzo.

È una tappa fondamentale, è un’età difficile, complicata e fondante. Una tappa per lui e anche per me, che dovrò imparare a lasciar spazio, a concedere distacchi e fiducia, a restare a guardare e ad entrare in punta di piedi e su richiesta.
E di fronte a tutto questo, il nome del prof o dei compagni, l’etichetta sui libri o sui quaderni, non ha importanza.

Anzi, forse veramente per la prima volta nella mia vita, voglio che a mio figlio passi il messaggio che non sempre tutto è importante, che ci sono cose che possono essere scoperte giorno per giorno, che se il primo giorno di scuola non si hanno ancora tutti i colori o non si conosce il nome dell’insegnante della materia X, non è una tragedia: c’è sempre il giorno dopo.

Voglio che impari ciò che a fatica sto imparando io adesso: il valore della leggerezza. Che non è un disinteresse, ma il dare il peso giusto alle cose; che non è superficialità ma capire che ha senso affannarsi a sapere solo ciò sui cui eventualmente si può agire e il resto… Che vada, si affronterà.

Voglio che capisca che il compagno che ha tutto preciso e perfetto, che è perfettamente informato su tutto fin dal primo giorno, non è migliore o più amato di lui. Che esiste l’imperfezione, e che ci rende più umani. Che più che sapere di avere tutti i colori nell’astuccio, è importante che viva quel primo giorno vivendolo veramente e non pensando ad altro. Che per i colori c’è sempre tempo, per le emozioni del momento no: quelle devi esserci e basta. Non c’è il rewind, c’è quel tempo per farle proprie veramente, il resto è ricordo. E non si vive di ricordi, si vive quello che sta accadendo mentre accade.

Così, in barba ai colori, ai prof che non conosciamo, ai compagni di cui ignoriamo nomi, sesso, provenienza, domani io e lui andremo a fare shopping, a scegliere con che abiti sentirsi a proprio agio non tanto nel mostrarsi quanto nel viversi.

Quello che mio figlio dovrà portare nel banco, lunedì, è se stesso, non la versione più bella, non quella socialmente più accattivante o interessante… Se stesso, Piergiorgio. Il resto sono solo cose che il tempo sbiadirà, inevitabilmente.