Principesse

Ai tempi della mia prima gravidanza, non appena scoperto di aspettare una femmina, ho cominciato a diffondere la notizia che non amavamo il rosa, pensando che questo bastasse a scongiurare il rischio di un corredo monocorde e stereotipato.

(Sono stata ignorata, ovviamente)

Non che io abbia un’avversione assoluta per questo colore: ciò che non mi piaceva, era l’idea che mia figlia venisse su pensando che il mondo di sua pertinenza fosse colorato esclusivamente di rosa pastello, salvo che per eccezioni sporadiche nei toni del fuxia.

Così, con una certa determinazione, ho circondato la Dodo di verde sin da subito: nel passeggino, nelle copertine, nei colori della camera da letto.
Speravo che preservarla da quel primo stereotipo legato ad un colore così frivolo, fosse il primo passo verso un’emancipazione di genere a cui ogni bambina dovrebbe avere diritto.
Speravo che non finisse ipnotizzata da principesse, fatine e bambolette di rosa vestite.
Sognavo che desiderasse una bicicletta gialla, un monopattino rosso (che per la verità le è stato regalato, visto che rosa non era disponibile), un sacchetto di biglie variopinte.
Sognavo che mi desse la dimostrazione che gli stereotipi di genere sono culturali e non naturali, e che potenzialmente dentro ogni maschietto ci sia un ragazzo coi pantaloni rosa, così come dentro ogni femminuccia una ragazza coi capelli corti campionessa di calcio balilla.

Fra un mese la Dodo fa 4 anni: indovinate qual è il suo colore preferito, da che ha facoltà di indicarlo?
Il rosa.
Indovinate in quale classe è finita alla materna?
La rosa.
Indovinate cosa vuole indossare ogni mattina?
Gonna o vestitini. Con le ballerine, perché è così che si vestono le principesse.

Quindi capite bene che le mie certezze sugli stereotipi culturali hanno cominciato a vacillare già da un po’.
Ho cominciato seriamente ad interrogarmi sui motivi di quella che sembrava un’innata tendenza femminile al rosa; poi ho fatto una scoperta che mi ha sollevata da qualsiasi responsabilità ed è tornata a convincermi che non si tratti di natura ma di cultura: un’altra mamma mi ha raccontato che la Dodo e le sue amichette, all’asilo, si mettono d’accordo su come vestirsi il giorno successivo, in modo da presentarsi tutte uguali, e che il loro outfit di riferimento prevede calzamaglie e ballerine, da indossare sotto ad una gonna o, meglio ancora, un vestito.

(Ecco, lo vedi? Non è stata colpa mia! Sono state le sue amiche, è il condizionamento sociale, è colpa degli altri genitori che non sono stati fermi quanto me nella lotta alle discriminazioni di genere!
Dove erano le altre mamme, mentre le loro figlie si avviavano a questa anticamera di velinismo, alla frivolezza ed alla sudditanza all’universo maschile?)

Poi ieri sera è arrivato un pony express con un sacchetto e quando l’ho aperto ci ho trovato dentro questo:

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E lì le mie certezze hanno vacillato ancora più violentemente.

Con l’espressione di Pretty Woman al cospetto del collier di diamanti, l’ho estratto dal sacchetto in cui aveva viaggiato ed eccitata come una scolaretta ho chiamato la Dodo in soggiorno e gliel’ho mostrato: è rimasta di sale, con la bocca aperta e incapace di reagire a tanto stupore.

“Mamma, lo posso mettere il giorno dopo della festa? Posso mettere anche questo, dopo il vestito da fatina?”

(Il vestito da fatina gliel’ho fatto io, è un po’ goffo ma carino. Ed è lilla.)

“Amore mio, il vestito da fatina lo conserviamo per l’anno prossimo, per Halloween, per Pasqua, non mi interessa! Tu alla festa sarai Biancaneve, anche perché se non te lo metti tu questo vestito, c’è il rischio che provi ad infilarmici io”.

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E allora io non lo so se sia colpa delle amiche, delle mamme, della società o di Walt Disney, ma sono arrivata alla conclusione che, tutto sommato, ogni bambina è una principessa (anche quella che sta seduta dentro noi adulte ad osservarci dal passato remoto) e come tale dovrebbe essere trattata, sempre.

E se un vestito da Biancaneve, un paio di calzamaglie rosa o un paio di scarpe ce lo possono ricordare, allora forse vale la pena di indossarle. Anche quando piove.

(Un grazie di cuore al Disney Store che ci ha fatto questo splendido regalo, facendo felici due principesse in un colpo solo)