Quella sigaretta…

phonto

Andavo in palestra anche due volte al giorno: in pausa pranzo e la sera, sempre se non avevo di meglio da fare.

Uscivo infatti quasi tutte le sere, a volte andavo a dormire alle otto, a mezzanotte avevo la sveglia e all’una di notte incontravo i miei amici, i miei mille amici.

Le mie mattinate libere le trascorrevo con lunghe passeggiate a cavallo e  liberatorie galoppate nei prati.

Poteva succedere che alle otto del mattino fossi già sulle piste da sci, con la mia tavola da Snow. Alle tre dello stesso giorno ero dietro al bancone della farmacia, magari un po’ acciaccata ma puntuale.

Ero felice, ero libera, ero piena di amici, di cose da fare, di posti da vedere.

Un giorno è passato quel famoso treno, che aveva l’aspetto e la voce di un uomo gentile a cui ho dato la mano. Siamo partiti insieme, lui ha preso me e la mia cavalla, che faceva parte del pacchetto, e siamo diventati famiglia, noi tre. Il nostro viaggio era appena iniziato ma era il treno ormai aveva preso velocità. Ci siamo fermati in tutte le stazioni, pieni di gioia, amore, allegria e felicità: Convivenza, Matrimonio, Primo Figlio, Secondo Figlio. I binari sono filati via lisci e veloci, ma mi hanno portato lontano, lontanissimo da chi ero.

Ora sono una mamma indaffarata, con una bella casa, un bel lavoro e due meravigliosi marmocchi (nonché due cavalli, due cani, due pappagalli e un gatto) ma a tutto questo ho consegnato, senza possibilità di deroga, la mia libertà.

Impossibile non voltarsi indietro, impossibile non provare una punta di nostalgia per chi ero, impossibile non chiedersi, a volte, magari solo nelle giornate più difficili, se ne sia valsa davvero la pena.

Io non penso che non si possa essere felici anche senza figli. Non sono di quelle persone che si sentono investite di una superiorità morale nei confronti di chi figli non ne ha.

Una vita senza figli è possibile e non è necessariamente “vuota” o senza significato e infelice. Essere felici è una vocazione che ho la fortuna di avere, e io, senza dubbio, sarei stata una “zitella” molto felice e appagata.

Impossibile non chiedersi dove sarei ora, se non fossi uscita a fumare quella sigaretta e le mille altre seguite, come scusa per chiacchierare.

(Devo anche ammettere, da ex fumatrice felice di esserlo, che se non avessi mai fumato mi sarei persa i  migliori incontri della mia vita)

Ciò che manca di più ora è la libertà, l’assoluta e totale libertà di decidere dei miei giorni e delle mie notte.

Ora che per fare una doccia devo accordarmi preliminarmente con mio marito, e magari a volte discuterci per questo, ora che cucino cene obbligatoriamente sane con sempre qualcuno aggrappato alle gambe, ora che l’estetista è diventata quasi una figura mitologica, impossibile non pensare a dove potrei essere, a quest’ora, se fossi rimasta coerente con la mia linea di pensiero: “Non mi sposerò mai”,“Non avrò mai figli”.

Ovvio che ora non potrei mai rinunciare alle mie due Meraviglie e mai tornerei indietro.

Ora che conosco l’Amore che mai nemmeno avrei potuto immaginare me lo tengo ben stretto e mi nutro di esso nei giorni più difficili.

Il senso di realizzazione e di realizzato, il senso del compiuto riguardo alla mia esistenza me lo fa provare solo la mia famiglia, ogni giorno, e prima non ho mai provato nulla di simile.

Non sono più libera e probabilmente non lo sarò mai più, perché la mia testa e il mio cuore ormai sono una multiproprietà.

Ma sono completa e innamorata dei miei tre uomini, come mai avrei immaginato si potesse essere e questo, a conti fatti, è stato un buon affare.