Ricette e tradizioni di casa

Ricette e tradizioni sono sempre strettamente legate, non trovate?
Perché le ricette fanno “casa”? Perché basta un odore particolare, un profumo di basilico o di limone e torniamo indietro nel tempo, alla nostra infanzia o ad un’occasione particolare, e quasi sentiamo in bocca il sapore di qualcosa che avevamo dimenticato e, all’improvviso, riemerge insieme a tanti ricordi…

Era il 14 dicembre 1956 quando nacque mio cugino Stefano; era un venerdì e mia madre aveva preparato il “brodo nero” (il nome derivava dall’uso dei fagioli borlotti, che allora erano ancora veramente biologici e in cottura prendevano un colore decisamente scuro!) come lo chiamavano gli altri miei cuginetti, che venivano a mangiare a casa mia tutti i venerdì, perché adoravano mangiare la pasta e fagioli di zia Tina. Ricordo che mi precipitai a casa della loro mamma per darle la notizia perché non avevamo il telefono!
Ogni volta che faccio pasta e fagioli, ovviamente con la stessa ricetta, ripenso a quel giorno e Stefano si meraviglia sempre che io sia l’unica a ricordarmi, fra tanti parenti, del giorno preciso del suo compleanno!

Riandando indietro nel tempo, i piatti che fanno parte delle mie tradizioni familiari sono veramente tanti, perché ho fatto miei anche quelli della famiglia di mio marito, non solo perché erano buoni ma soprattutto erano “casa” per lui.
Mia madre, arrivata in Italia, anche se nominalmente era italiana ma culturalmente slovena, a 19 anni durante la seconda Guerra Mondiale, non ha avuto la forza e il coraggio di preparare i piatti della sua casa, anche perché, ospite a casa del suo fidanzato, era un po’ “osteggiata” dalle future cognate, quindi non ha potuto trasmetterli a me e mia sorella. Gli unici piatti di casa sua che in qualche modo sono entrati anvhe nella mia, sono gli zlikrofi, ravioli particolari che ho mangiato per la prima volta in Slovenia a casa di zia Leopoldina, e la potica, dolce natalizio buonissimo che zia Slavica ha insegnato a mamma e a me!

Ormai la potica fa parte dei miei piatti che fanno casa, che mi ricordano tanti momenti felici e anche divertenti: per mamma era motivo di orgoglio prepararla, non solo per noi ma anche per le mie zie e i vicini di casa a cui era piaciuta molto, e allora era capace di fare un mega impasto (ne preparava ben 7!) di sera per farlo lievitare tutta la notte in modo da confezionarle la mattina successiva e farle lievitare nuovamente prima di metterle in forno, una per volta!
Non so quanti pomeriggi abbiamo passato, papà ed io, a sgusciare e tritare finemente le noci occorrenti e a controllare che l’uvetta fosse senza semini… inutile dire che io ne preparo solo due!

Non so perché, ma, a parte i cosiddetti “piatti della domenica“, le cose che veramente hanno un significato particolare per me sono i dolci delle feste: Natale e Pasqua.
A casa mia, oltre alla potica, per Natale mamma preparava ” i biscottini“, cioè qualcosa di simile ai cantucci ma, in realtà, del tutto diversi: un impasto di farina, miele, frutta secca mista, canditi, cioccolato fondente. Il profumo di questi biscottini durante la cottura (e oltre!) si diffondeva per le strade (erano cotti a legna dai fornai) e, insieme alle ciambelle al vino, davano l’annuncio del Natale ormai prossimo.

A Pasqua, invece, oltre alla potica, si preparava la “pizza sbattuta“, tipicamente romana, che si mangia durante la tipica colazione di Pasqua insieme al cioccolato e alla corallina, un salame delle nostre parti.
A casa di mio marito, invece, mamma Menuccia preparava, sempre per la Pasqua, la cuzzupa: una specie di ciambellone con le uova fresche inserite all’ultimo momento nell’impasto per rassodarsi durante la cottura.
Inutile dire che io le preparo tutte e tre: potica, pizza sbattuta e cuzzupa!

Se, per caso, per le festività vado da qualche parte, me le porto dietro perché fanno “famiglia“, dovunque siamo: qualche anno fa, siamo andati a Zagabria per Pasqua, e, tra la meraviglia di mia sorella e mio cugino Stefano, ho portato in tavola i nostri dolci! Ci siamo sentiti “a casa” pur a tanti km di sistanza!

Potrei parlarvi anche di olive schiacciate, di carne salata, di tardilli e di tutte le preparazioni calabresi che mamma Menuccia mi ha insegnato e che preparo per i miei cognati, oltre che per me, perché sono l’unica che porta avanti certe tradizioni anche se sono romana, ma…ve ne parlerò in un’altra occasione!