Meglio un figlio originale che una brutta copia

Salvaguardare l’originalità dei propri figli può essere difficile ma è importantissimo, soprattutto in caso di genitori separati

Ciao amiche e amici, sono Mattia Murat, per passatempo scrittore, per mestiere personal coach di due figli istigati all’emulazione, nonché dispensatore di suggerimenti (anche scomodi) per altri papà single (ma anche mamme) per la gestione di situazioni purulente.

Intanto. Fare il genitore può essere il mestiere più difficile del mondo, se vuoi farlo (in alternativa i figli possono crescere anche soli per la strada, senza guida né controllo come si faceva un tempo, però un tempo si facevano dieci bambini apposta perché Oh! Che ne sai, sti figli?).

Nelle famiglie “alla Lorenzin”, coi due genitori e tanta voglia di figliare in pratica, i figli hanno dei modelli piuttosto lineari e normalmente non ci si preoccupa delle eventuali somiglianze o differenze, se non per un mero scherzo goliardico (“Assomiglia più alla mamma, al postino”, le prime battute già fuori dalla clinica; “Assomiglia alla famiglia del nonno Franco, della zia Marcella”, già dal battesimo per stimolare regali dai parenti ricchi chiamati a somiglianza) oppure durante le divergenze di opinioni (nelle faccende di casa: “Sei pigra come tua madre”; quando si parla di scuola: “Sei un lavativo come tuo padre”).

“Lui è come me!”. I figli di coppie “scoppiate” vivono sempre e comunque una situazione non facile dal punto di vista dell’identificazione con i modelli genitoriali, intanto perché spesso non li possono vedere confrontarsi nello stesso momento e nello stesso ambiente con le stesse identiche problematiche, poi perché il più delle volte il padre e la madre non solo risultano avere visioni molto differenti su questioni simili. Porto ad esempio puramente statistico la concessione di vedere certe cose in TV (a casa mia non esiste la TV in camera mentre dalla mia ex moglie sì e i bambini si addormentano con questa accesa su programmi vari che possono essere – invento – “Ballando sulle stelle”, “Sepolti in casa” o “Malattie rare la-nuova-stagione”), o di seguire determinati regimi alimentari (evitare i fast food o cenarci ogni sera, per esempio) Spesso i genitori “single” tendono a voler far sì che i propri figli siano la loro immagine e somiglianza (comprano vestiti uguali, portano lo stesso taglio di capelli, costringono ad ascoltare la stessa musica).

Immaginate un ragazzino di dodici anni, nel fior fiore della crescita che deve passare un giorno vestito a righe e un altro a fumetti manga, un giorno ascolta il jazz, un altro la fusion indiana, un giorno gioca a Lego, quello dopo si fa i video con Musical.ly.

Non mi sento di dare consigli perché, appunto, fare il genitore è difficile e nessuno può dire di farlo bene. Però ho maturato una mia esperienza e questa mi dice che si possono certamente limitare i danni.

Se davvero amiamo il nostro bambino e vogliamo il suo bene, dobbiamo lasciare che scelga il modello che più gli piace (e non è detto che piaccia a noi…) e se lui riesce a essere quello che lui vuole potrà essere felice (e la felicità è, secondo me, l’ambizione cui dobbiamo aspirare per i nostri figli, più che il denaro o che porti la nostra maglia dell’Inter).

“Ma da chi avrà preso?”. Tenere sempre presente che ogni bambino è un individuo già pronto: ha un suo carattere e, lo potete già percepire, viene fuori da solo, anche se voi ce la mettete tutta per cambiarlo. Potrete smussarlo, insegnargli i modi, ma lui LUI è già se stesso.

E quindi arriviamo al tema: l’originalità. Ogni individuo ha già le sue specifiche, questo è il fatto. Che devo fare, quindi? E allora, ecco alcuni reminder da considerare.

  • fondamentale creare un ambiente di regole comune a entrambi i genitori, nel quale il bambino possa muoversi senza doversi concentrare sulle differenze. Difficoltà: 5 figurine (non tanto per il bambino, quanto per essere d’accordo con l’altro genitore);
  • evitare di plagiare il figlio con i propri gusti. Difficoltà: 5 figurine. Se da una parte è fisiologico sperare che al figlio piacciano e interessino le stesse cose, dall’altra non tenere conto che noi insistiamo (per dire) a portarlo sempre allo stadio senza chiederci se questa cosa a lui piaccia davvero, o a pesca ma lui preferirebbe spaccarsi le gengive a sassate… ecco la canna da pesca, appena possibile (credetemi) ve la tira in testa; lo stesso vale per la moda, il taglio dei capelli o i giochi;
  • cercate di ascoltare i suoi gusti (che è diverso da assecondare). Difficoltà 3 figurine, ma necessita di costanza e coerenza. Cercate di capire cosa gli piace e cosa no evitando di fare facce di sdegno o repulsione (“Davvero ti piace il badminton? Quello schifo?! BLEAH”), o commenti sarcastici (“Il badminton è per i lavativi. Scommetto che piace a tuo padre!”) (…ma sapete cos’è il badminton?) oppure salti di approvazione se coincide coi vostri gusti. È la sua, se voi la disapprovate, anche solo con le facce, la prossima volta non vi dirà nulla! Se fate dei salti potreste non essere credibili! Siate sereni: se la sua scelta non vi convince non distruggetelo, date il vostro punto di vista e motivatelo. Questo passaggio è fondamentale per la costruzione di tutta la sua originalità: deve sentirsi libero di esprimere quello che vuole e padrone assoluto delle sue scelte (vi prometto che un giorno parleremo di come si ascoltano i figli).

Per oggi è abbastanza, care amiche e cari amici. I genitori, specie quelli che devono gestire di volta in volta i propri figli per periodi di tempo schedulati, in realtà sono degli aguzzini ruffiani ed egoisti, che pensano esclusivamente a volere tirare i figli dalla propria parte, senza considerare che così facendo creano dei mostruosi, grotteschi Mini-Me (v. Austin Powers) che, ragionevolmente, una volta cresciuti o esploderanno per far valere prepotentemente la loro propria personalità, oppure vi asseconderanno ma a costo di sopprimere per sempre le loro caratteristiche. In entrambi i casi sarebbe da chiedersi: Abbiamo rispettato la loro naturale originalità?

Fate il vostro gioco: la posta è ALTA.

Con affetto, vostro Mattia Murat.