Come scegliere i collaboratori per il mio business?

In questo spazio ti do consigli da donna a donna per il tuo business, sia che tu abbia un profilo crafty, sia che tu voglia aprire un negozio o avviare il progetto che cambierà te e il mondo. Qui parliamo di come scegliere i collaboratori per il tuo business.

In questo angolino ti parlo di impresa, di business o di progetti che dir si voglia. Parlo a te che hai un profilo crafty che vorresti diventasse il tuo lavoro, a te che hai deciso di aprire un negozio nella tua città, ma anche a te che sei ambiziosa e vuoi cambiare la tua vita e un pezzetto di mondo con il tuo progetto innovativo.

Parlo con te perchè siamo persone normali, non mega imprenditori. Non abbiamo alle spalle grandi gruppi finanziari, al massimo un business angel che ha creduto in noi. Abbiamo bisogno di supporto, di tifo e di pensare che andrà tutto bene, anche quando tutto sembra suggerirci il contrario.

Alcuni ci chiamano mumpreneur solopreneur o fempreneur, comunque un ruolo che abbiamo ricoperto senza nemmeno saperlo, per riprenderci il posto nel mondo del lavoro che a causa della maternità ci era stato tolto, o che abbiamo scoperto che non faceva per noi e non ci rendeva felici.

Nelle puntate precedenti ho parlato di idee (quanto vale un’idea, la tua idea?) e ti ho dato qualche consiglio su come scegliere il nome per il tuo business, piccolo o grande che sia.
Oggi parliamo dei collaboratori e invece di mettermi in cattedra e darti semplicemente dei consigli, ti racconterò di cosa è successo a me quando ho avviato il mio progetto. Sono certa che la lezione che ho imparato a mie spese, sarà utile anche a te e con l’occasione ti farà fare amicizia con un concetto fondamentale:

Un fallimento non è la fine del mondo, è l’inizio di un mondo migliore.

come_scegliere_i_collaboratori

Quando ho avviato il mio progetto dei Dodini non intuivo l’enormità in cui mi ero infilata, non comprendevo a fondo tutte le implicazioni che un business del genere avrebbe comportato (contratti per diritti d’autore, gestione amministrativa dell’e-shop, gestione dei pagamenti in entrata e uscita, banche, commercialisti, comunicazione, assistenza clienti e chi più ne ha più ne metta).

I presupposti dell’inizio erano: siamo giovani, abbiamo talento, mettiamo su un gruppo e creiamo un bel progetto.

Avevamo l’art direction e la direzione di progetto (cioè Boombang ed io). C’era una società con la quale dovevamo capire come formalizzare i rapporti: ci serviva un contratto che cristallizzasse oneri e onori. Abbiamo iniziato a lavorare e intanto abbiamo contattato il classico amico-avvocato che stendesse il contratto che avrebbe dovuto formalizzare quello che ci sembrava cristallino: il nostro meraviglioso rapporto di collaborazione.

Ve la faccio breve: siamo arrivati a ridosso dell’on-line del sito e non avevamo raggiunto un accordo definitivo, perchè lo avevamo sottovalutato e soprattutto perchè nel frattempo la teoria era diventata pratica, il lavoro immaginato era diventato sudore e ore davanti al computer, anche la sera, anche la domenica, e naturalmente tutti i buoni propositi iniziali si erano scontrati con una realtà che non era esattamente corrispondente alle fantasie iniziali.

Non sono mancate le tensioni, il che ha seriamente rischiato di compromettere la felice collaborazione e quell’amicizia che era, in primissima istanza, ciò che ci aveva spinte a condividere l’impresa.

La lezione n. 1 è che non importa quanto siate amici (ed è naturale che vi rivolgiate agli amici, come è naturale che certi progetti nascano proprio dalle chiacchiere tra amici), è fondamentale fare patti chiari in modo da non compromettere la riuscita del progetto e l’amicizia stessa. E fateli subito, prima ancora di iniziare a lavorare!

Oltre al reparto art direction naturalmente ci serviva un reparto IT, qualcuno che costruisse il sito in tutta la sua complessità: serviva un sistema che consentisse di caricare ed editare le foto nelle illustrazioni e che producesse i files di stampa o digitali dei libri, ma serviva anche la parte e-commerce e un pannello di amministrazione che consentisse di gestire non solo tutti gli aspetti del negozio, ma anche l’assistenza clienti. Un sito estremamente complesso e completamente custom.

Ho un amico che lavora nell’informatica, così mi sono affidata al suo consiglio e, senza neanche un double check, ho contattato per un preventivo due giovani “promettenti” ingegneri informatici e ho fatto fare loro il preventivo. Ne è uscita una cifra bassa, decisamente abbordabile, perchè farsi venire dei dubbi?!? Non mi sono chiesta perchè lo fosse (non avevo ancora i mezzi per capire quanto complesso fosse il sito di cui avevo bisogno), non ho chiesto una seconda opinione e ho fatto la più grossa cavolata che potessi fare, rischiando di mandare a monte tutto.

Mai affidarsi al primo che passa, neanche se sembra promettente, mai prescindere da un confronto tra più di un preventivo e questo vale praticamente per qualsiasi aspetto del progetto (a meno che abbiate già un fornitore di riferimento con cui avete una lunga e felice storia di collaborazioni).

I due promettenti ingegneri informatici non solo si sono rivelati incapaci di realizzare il sito che ci serviva, ma non erano neanche in grado di capire di non esserne in grado, tanta era la loro superficialità ed inesperienza. Semplicemente non avevano idea di quello che stavano facendo, per questo non potevano rendersi conto di non esserne all’altezza.

È andata avanti a lungo, troppo a lungo: per non perdere l’anticipo che avevo loro affidato fin da subito, ho cercato di spremere fuori da loro quello che ormai avevo capito che ci serviva ma, come è noto, non si può cavare sangue dalle rape, così non ho ottenuto altro che di prolungare l’agonia. Il sito funzionava male, non avevo nessun controllo sugli utenti e quindi ero impossibilitata ad avere una gestione appena sufficiente dei clienti, giustamente, insoddisfatti.

Nella speranza di tamponare ho coinvolto una terza persona, un parente (e questo è un errore in assoluto che non dovete commettere MAI!): chiedevo un favore che però era troppo “grosso” perché potesse essere trattato come tale; il risultato è stato che non avevo la possibilità di pretendere nulla da lui: non di fissare dead-line, non di avere risposte immediate, non di fare le domande per le quali avevo bisogno di risposte, insomma, di fare il capo progetto quale ero, così, a fronte di zero risultati ottenuti, io accumulavo frustrazione. Un enorme, gigantesco serbatoio di frustrazione e alla fine l’ho dovuto comunque pagare, nonostante la gastrite che quella “collaborazione” mi aveva procurato e nonostante il fatto che il suo apporto non fosse servito a nulla, se non ad allungare ulteriormente il brodo di quell’infelicissimo capitolo 1 della mia avventura imprenditoriale.

Tutto questo è costato tempo, soldi e reputazione e se fossi stata alle dipendenze di qualcuno, sarei stata licenziata per come avevo gestito la cosa.

Ma vuole il caso che fossi io il capo di me stessa, quindi non mi sono licenziata, ma in compenso li ho liquidati tutti – non senza avere bisogno di un avvocato che mi consigliasse, perchè loro stessi, nella loro incoscienza, avevano lavorato tanto in termini di ore, e ritenevano di dovere essere retribuiti per questo (sic!).

Quando ho ricominciato da capo, l’ho fatto diversamente e infatti è andata bene e ho avuto finalmente il piacere di lavorare con dei veri professionisti e di avere un sito all’altezza delle aspettative.

La lezione n. 2 è: prima di scegliere un collaboratore, consultate almeno 5 o 6 professionisti, fatevi fare dei preventivi che vi aiuteranno a capire la cifra che dovreste spendere.

Ci saranno picchi in eccesso ed al ribasso, voi non vi fate tentare dal risparmio e scartate sia gli uni che gli altri: la fascia intermedia in cui realisticamente si aggireranno la maggior parte dei preventivi è quella giusta. Scegliete quindi tra quelli chi vi ispira più fiducia e chi vi presenta il progetto più interessante.

Se avete cifre completamente diverse nei preventivi che avete ricevuto, cercate di capire perchè: innanzi tutto cercate di capire se è chiaro a voi di cosa avete bisogno e, in seconda battuta, se avete saputo spiegarlo bene. Correggete il tiro, quindi fatevi aggiornare i preventivi.

Per il resto vi servirà tanta pazienza e un po’ di fortuna: azzeccare una collaborazione è come azzeccare un matrimonio. Ci vuole impegno, bisogna smussare gli angoli e crederci sempre tutti.

E non bisogna avere paura di lasciarsi, se non funziona. Il vostro progetto ve ne sarà molto grato…

Se avete domande, se volete chiedere un consiglio o confrontarvi sul vostro fallimento (ma anche su qualcos’altro) non siate timide! Scrivete a instamamme@gmail.com e vi risponderò, in privato o con un post, lo decideremo insieme!