Come scegliere il nome del tuo progetto?

La comunicazione è fondamentale, il nome un buon punto di partenza

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Questa è la seconda puntata di un percorso che ho immaginato per condividere con quelle (o quelli) di voi che hanno un progetto, un’idea, un piccolo business di fronte al quale a volte si sentono perse, idee ed esperienza.
Ne ho uno anche io, per questo sappiate che vi parlo col cuore in mano.

Già nella scorsa puntata, vi ho invitate a mandarmi le vostre domande, i vostri dubbi e le richieste di approfondimento via mail a instamamme@gmail.com, in modo che io possa rispondervi (privatamente o in un post – o tutte e due -) e voi lo avete fatto, facendomi sentire utile e quindi molto bene.

La prima domanda da un milione di dollari è arrivata da Arianna Techel (www.aritechel.it) ed era più o meno questa:

Come si fa il salto? Come si può far decollare un piccolo progetto?

Se esistesse una formula ed io la conoscessi, probabilmente sarei già ricca e su qualche spiaggia delle Isole Vergini a sorseggiare Margarita.
Invece no: non esiste una formula, temo, ma esiste il lavoro. Tanto, tanto lavoro, una parte consistente del quale deve essere impiegata per far sapere al mondo che esistiamo, qual è il nostro progetto e perché dovrebbe interessare al nostro utente tipo (altrimenti noto come “target“; a proposito: voi sapete qual è il vostro target?).

Tutto questo è la comunicazione che nell’epoca dei social network è sicuramente più accessibile e in qualche misura facile: ciò non toglie che bisogna saperla fare, affidandosi a dei professionisti oppure studiando in proprio. Ci sono varie formule, non è necessario spendere fantastilioni; ci si può, per esempio, affidare a delle consulenze “spot” e poi continuare da soli.

Il primo elemento con cui ci presentiamo agli altri è senz’altro il nome, quindi parliamone: come si fa a scegliere il nome per un progetto?

Nel momento in cui scegliete il nome, ci sono alcuni accorgimenti da tener presente:

  1. che sia comprensibile e riproducibile facilmente per iscritto anche e soprattutto dall’“utente Alpha”, l’imbranato totale (non potrete infatti prescindere dall’acquistare un dominio legato al vostro business, ma non c’è neanche bisogno di dirlo, vero?)
  2. che non sia già in uso, o per lo meno che non lo sia da qualcuno che fa una cosa molto simile a ciò che fate voi e/o che si rivolge ad un target analogo al vostro: rischiereste la sovrapposizione e che vi confondano.
  3. che sia univoco (quindi sceglietevi un nome e vogliategli bene: non potete avere 5 progetti con 5 nomi diversi e un solo sito, per esempio)

Approfittando di Arianna come esempio, chiarisco meglio il punto 3, perchè se i primi sono abbastanza intuitivi, il terzo non lo è affatto.
Arianna ha avuto l’idea di realizzare una linea di t-shirt con illustrazioni originali realizzate da mamme che, proprio come lei, hanno una passione ed un talento per il disegno, che magari languiva in un cassetto da un po’. Il suo marchio è Mamme Occhi a Cuore (o Mammeocchiacuore tutto attaccato). Per sua stessa ammissione (leggo sul suo sito dopo un lungo cercare, quindi Arianna, mettilo più in evidenza! -) il suo marchio è nato prima delle magliette, da una frase di sua figlia.
L’idea di sfruttare come marchio un vostro tormentone, un hashtag o qualcosa che già vi caratterizzi e per il quale siete già conosciute, è senza dubbio la strada giusta: meglio sfruttare ciò che avete costruito negli anni, invece di buttarsi nel business con un vestito completamente nuovo che vi costringerà a ripetere da capo le presentazioni.

L’errore che però non dovete fare è quello di mettere insieme troppe cose: se siete in procinto di aprire un marchio, fate pulizia di tutto ciò che non c’entra con il vostro progetto sul vostro sito, sul vostro blog o su qualunque piattaforma da cui vi affacciate al mondo.
Fate in modo che dentro quel marchio confluisca solo ciò che riguarda il vostro progetto e che questo sia presentato nella maniera più chiara possibile (un mega banner sulla sidebar del vostro sito, che apra almeno una pagina about se non addirittura un sito diverso, che abbia quel nome come url e che sia magari un e-shop semplice e responsive, se vendete qualcosa).

Sul blog di Arianna questa chiarezza non c’è, e bisogna un po’ andarsi a cercare le informazioni: il suo blog ha come url il nome del suo progetto (però lo sta cambiando con il suo nomecognome.it, inoltre nell’header presenta un “titolo” diverso sia dal suo nome, sia dal suo marchio) e lo shop è integrato (male) nel sito ed è completamente slegato dalla presentazione di Mammeocchiacuore.
Il risultato è una dispersione di informazioni che sicuramente non giova alla diffusione del marchio e quindi alla vendita delle magliette.

Il mio consiglio ad Arianna è di fare ordine (affidandosi magari a qualcuno che la aiuti con un restlye in chiave funzionale e responsive del sito) e di raccogliere e concentrare le informazioni sul suo progetto in un posto solo, magari una pagina in cui sia spiegato esaustivamente nelle prime 10 righe di testo (o nei primi 30 secondi di video) e di mettere tutto ben in evidenza.

Il consiglio generale per tutte, è di confrontarsi con persone di fiducia, googlare il nome che vi gira in testa per vedere che vita ha fuori dalle vostre meningi e “masticarlo” per un po’, dirlo a voce alta, declinarlo in “tutti i toni e in tutti i laghi”, per vedere l’effetto che fa!

Se poi pensate di voler registrare il marchio dovrete fare una ricerca ancora più accurata, ma quella è tutta un’altra faccenda che meriterebbe un post a sé … e infatti ne trovate uno QUI!