Scossi nel profondo

Gli ultimi mesi dell’anno, da tre anni a questa parte, mi portano sfiga.

Ma mica poca eh.

Tre anni fa eravamo appena arrivati qui e i patati si ammalarono a ripetizione (ma una cosa che su 60 giorni, ne han fatti tipo 15 senza antibiotico, tanto per capire)
Due anni fa io ebbi un meraviglioso ascesso la vigilia di Natale. Io ho una soglia del dolore molto alta: quanto arrivo a percepire il dolore, vuol dire che l’infiammazione o l’infezione sono fortissime. Per capirci: un mese tondo di antibiotici e quando dovetti farmi togliere il dente (sì, parliamone), quattro mesi dopo, c’era ancora una sacca di infezione sotto le radici.
L’anno scorso, beh lo sapete. Un calcolo ostruttivo nell’uretere, uno nel rene, una setticemia, un ritorno d’urgenza e quasi due mesi in Italia.

Quest’anno… beh quest’anno abbiamo deciso che visto quanto ci siamo divertiti l’anno scorso, valeva la pena bissare.
Dopo una colica renale passata solo dopo 6 ore, e solo con un cocktail di farmaci da elefante sparato in vena, e una TAC (che insomma, volevamo farci mancare un po’ di liquido di contrasto, quest’anno? Eddai, no), si è scoperto che la colica ha fatto scendere direttamente un calcolo nella vescica, mentre, indovinate?, ce n’è uno ostruttivo nell’uretere. Dov’è che l’avevo già visto? Ecco.

Per cui mentre l’anno scorso la partenza è stata una cosa allucinante, con la febbre, l’ago in vena, il medico accanto, quest’anno mi tocca una partenza razionale, autonoma, decisa, pianificata.

Ma anche consapevole, e triste.
L’anno scorso la gravità del mio stato di salute oscurava tutte le considerazioni e tutti i sentimenti. Mi resi conto di aver lasciato i miei figli solo quando mi trovai a Parigi ed ebbi di nuovo coscienza di me.

Il mio profilo Instagram registra che io abbia condiviso una foto e che abbia perfino risposto a qualcuno, in quelle ore. Io non ricordo nulla: ho un buco di quattro ore in cui so solo che ero all’aeroporto di Parigi, da sola. Non ho memoria alcuna di cosa sia successo tra quando mi sono sciolta in lacrime appena arrivata lì, rendendomi improvvisamente conto di cosa implicava e avrebbe implicato quella partenza, e quando sono salita sull’aereo per Roma, quattro ore dopo. Tanto per capire che grado di coscienza avessi.

Stavolta invece sono pienamente cosciente e so perfettamente a cosa andrò incontro, cosa aspettarmi, quanto mi mancheranno i miei figli, quanto sarà difficile.
Stavolta, decidere di partire mi è costato di più.

Ho cercato le parole per dirlo ai Patati con tatto, del resto l’anno scorso è stato traumatico un po’ per tutti.

Sapete Patati, mamma venerdì dovrà andare in Italia, perché purtroppo ha un altro sassolino nei reni e deve andare a toglierlo. Mi dispiace tanto dover partire, mi mancherete tantissimo, ma ci sentiremo tutti i giorni!

Ah, va bene. Papà allora dormiamo con te?

Grandi soddisfazioni, sempre grandi soddisfazioni.