Il sesso tra genitori: la prova su strada

Si iniziava a vedere la luce, in fondo al tunnel, ma all’inizio ci sembrò che potesse essere quella dei fari di un treno dall’altra parte della galleria….

Avevamo dunque risolto il problema logistico “bimbi in casa”, grazie a mia suocera (non sapete quanto mi sia costato, questo grazie, ma credo possiate immaginarlo) e successivamente alla Sora Ida  .
Quello che non ci aspettavamo di affrontare, però, era il doverci ri-conoscere come coppia.

La prima serata da soli, dopo aver impiegato una buona mezzora a dare alla suocera mille indicazioni, mille raccomandazioni, post-it con i nostri numeri (in caso soffrisse di amnesia) e perfino quello del pediatra e del pronto soccorso pediatrico più vicino, la passammo a controllare il cellulare per paura di non sentire una sua chiamata e a chiederci come stessero i nostri figli, se avessero mangiato, se avessero sentito la nostra mancanza, come avrebbero dormito senza di noi.
Un buon inizio, insomma.

L’argomento principale, il solo a dirla tutta, di quella prima disastrosa serata a due furono per l’appunto i figli.
Le successive due o tre serate da soli furono praticamente la copia conforme della prima: il traguardo ci appariva lontano e lo scazzo saliva in proporzione.

Mr D ci arrivò prima di me, al fatto che avevamo, almeno inizialmente, bisogno di un “territorio neutrale” di incontro, un luogo non permeato dalla presenza (o per meglio dire l’assenza) dei nostri figli; un luogo senza macchinine di solito urlanti e improvvisamente silenziose, senza cd dello zecchino d’oro nello stereo e soprattutto senza seggioloni accanto al tavolino della sala (questo suo primato di consapevolezza comportò che si sia attribuito in seguito la paternità di tutta l’iniziativa, sappiatelo).

Insomma una sera che avevamo preventivato di stare soli, si presentò con due biglietti del cinema… una passione che ci aveva unito fin dagli albori della nostra storia e che non era assolutamente mai stata compatibile con la prole, sia per orari che per tipologia di film.
Scelse perfino con cura un film e un orario in cui fosse praticamente impossibile incontrare famiglie con bambini (così tanto pensiero e accuratezza tutti insieme da parte di un marito non sono una cosa trascurabile, eh).

Dopo lo spettacolo, che ci godemmo dal primo all’ultimo minuto, spot pubblicitari pre-film compresi, finimmo la serata in un Mc Donald senza troppe pretese… ma il riuscire, per la prima volta dopo tanto tempo, a confrontarci su un qualsiasi argomento senza continue interruzioni a diversi livelli di decibel trasformò quei panini nel cibo più buono del mondo.

Col senno di poi ci sentimmo, almeno io, anche un po’ in colpa per non aver pensato ai bambini per tutta la serata ma ad una più attenta, ed obiettiva, analisi ci rendemmo conto (almeno io) che non avevamo pensato a loro perché sapevamo che stavano bene, che erano sereni e che la nostra serenità avrebbe fatto bene anche a loro, in un’ottica familiare.
Le successive serate ci videro prima tornare nel ristorantino della nostra prima cena insieme e poi perfino passeggiare nei vicoli della nostra città semplicemente mano nella mano chiacchierando.

Quello che accadde tra le nostre lenzuola fu a quel punto la naturale conseguenza di una confidenza ripresa e di un’intimità, di pensieri ancora prima che di gesti, ritrovata.
Finché scoprimmo che non avevamo più bisogno di uscire per sentirci coppia e che ancora la nostra casa era un terreno di gioco valido e ci adeguammo di conseguenza.

Le nostre facce iniziarono ad essere meno “smuntarelle” ma quello che ci stupì fu la constatazione che non dipendesse dal fatto che si fosse tornati (finalmente) a fare del buon sesso, quanto dal fatto che eravamo tornati ad essere Mr D e la Estro oltre che il papà e la mamma delle nostre adorabili pesti (a questa cosa i nostri amici non credettero mai, sia messo agli atti: preferirono pensare che il loro intervento  fosse stato provvidenziale e decisivo e alla fine ci stancammo di cercare di spiegarglielo).

Dovemmo comunque sopportare gli ammiccamenti complici della Sora Ida in ascensore, per questo, ma il gioco valse decisamente la candela (e a proposito: alla fine anche quelle vennero usate… senza dormire ;))

 

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