Sogni interrotti

Bamba aveva 27 anni, era in Italia da circa quattro anni e un primo sogno lo stava realizzando.

Aveva trovato lavoro come magazziniere presso una ditta vicino casa: era contento, orgoglioso, aveva una fidanzata in Italia e una semi segreta promessa sposa in Senegal (ups, questa è un’altra storia..! o forse no…), aveva una camera in affitto, un po’ di amici.
E al lavoro gli avevano appena confermato il tempo indeterminato.
Un futuro davanti.
Usciva la mattina alle cinque e percorreva a piedi lo stradone di campagna con le auto che gli sfrecciavano a fianco nella nebbia, indossava la divisa blu e un cappello sui dread, ed era davvero fiero di sé.

Una sera di mezza primavera suo padre lo chiamò dalla Francia, dove risiedeva da vent’anni facendo il commerciante di oggetti di antiquariato.
Lo chiamò al telefono e gli disse non sto bene, il mio cuore ormai è stanco e il lavoro troppo faticoso, ho bisogno che quest’estate tu venga ad aiutarmi con il banco, altrimenti perdo la licenza e le piazzole nei mercati.
Bamba non fece un solo commento.
Venne da me e mi disse lascio il lavoro, ai primi di giugno parto per la Francia.

Non servì a nulla cercare di ragionare insieme a lui considerando che quel posto accanto al vecchio potevano prenderlo almeno tre cugini, dotati di permesso di soggiorno e disoccupati.
Non servì a nulla insistere sul fatto che perdendo il lavoro in Italia, non sarebbe stato facile in autunno trovarne un altro, che stava trovando la sua realizzazione e rischiava di perderla.
“Io sono schiavo della mia famiglia” mi disse con assoluta serenità, “quello che decide mio padre è quello che va fatto, lui mi ha dato la vita”.
Bamba viene dal Senegal ed è musulmano bayefall, appartiene ad una confraternita che considera l’obbedienza alla comunità tra i valori più alti.

Partì ai primi di giugno e passò l’estate in Francia.
Al suo ritorno non aveva più lavoro, iniziò a fare commercio ambulante anche lui, e lo fa tutt’ora. Dodici anni sono passati e so che nel suo cuore quell’atto di obbedienza, di cui non si è mai pentito, ha interrotto i suoi sogni e ha cambiato sostanzialmente la sua vita.

E quell’estate del 2004 doveva influire molto anche sui miei sogni.
Anche una parte di me è cambiata, allora.

Quando Bamba ritornò dalla Francia l’estate era quasi finita.
La nostra relazione durava da due anni ed eravamo felici.
Un sabato venne a casa, mi disse “ieri sera a Guediawaye si è celebrato il mio matrimonio, ora sono sposato con mia cugina”.
Per non spaccare la faccia a lui, che evidentemente non aveva alcun controllo sulla faccenda ed era sconcertato, cominciai a rompere tutti i piatti, uno per uno, sistematicamente.

No! No!
Com’era possibile?
Come molte altre ragazzine cresciute a pane e cenerentola, per me il principe azzurro era un fatto: non mi avevano preparata alla possibilità di doverlo condividere!
Non potevo farmene una ragione, ci riuscii solo molti mesi dopo, e solo molto razionalmente: la nostra storia durò altri cinque anni, poi finì.
Ho avuto altre storie, poi mi sono innamorata e sposata (e sono diventata mamma e mi sono separata, ma questa sì è davvero un’altra storia). Sono stata di nuovo felice e in maniera del tutto diversa lo sono stata anche di più.
Ma quella sensazione di stupore, di totalità, di fiducia assoluta non l’ho potuta riprovare.
Ho avuto uno scontro culturale violento, e nell’impatto ho perso l’innocenza.

Non ho perso l’amore né la curiosità per gli esperimenti di mixitè.
Ma ho perso un pezzetto di me, che questo sia stato un bene o un male lascio a voi giudicarlo.

Una vera pietra miliare, quell’estate del 2004!

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