Sogno d’estate

Vallecupa anni 70

 

I ricordi delle mie estati hanno il colore di prati bruciati dal sole, di paglia gialla  e di stradine di rena bianca con sporadiche e maestose querce agitate dal vento caldo.

Ricordo la sensazione quando ritornavo, agosto dopo agosto, e ritrovavo il mio paese d’Abruzzo, pigro e assolato, che mi aspettava, come se l’avessi lasciato il giorno prima.

L’abbraccio stretto e commosso coi nonni e con gli zii con la macchina ancora accesa e le quattro porte aperte sanciva l’arrivo. Così come l’abbraccio silenzioso e doloroso quando ancora non si era fatto giorno sanciva la partenza.

Non si sa da bambini quanto ti mancheranno prima o poi quegli abbracci e quanto daresti per riavere anche solo un minuto di quei momenti.

Ricordo gli odori delle stanze, gli echi dei miei passi sulle scale.

I dettagli della mia stanza.

Le pannocchie abbrustolite, i fichi, i ceci freschi.

Il pesante portone e il rumore che faceva.

Gli accenti, le parlate diverse, le abitudini perse e ritrovate, anno dopo anno.

Gli amici di sempre ritornavano con le loro famiglie, uno a uno si aggiungevano alla compagnia di quelli che come me tornavano dai nonni d’estate, da tutta Italia, ma anche dalla Francia, dalla Svizzera, dall’Australia,  le strade del paese rivivevano di risate di ragazzi e scorribande senza fine.

Le nonne si sgolavano dalle finestre per farci rincasare a mezzogiorno e la sera ma noi vivevamo un’avventura infinita che non si fermava mai.

Ricordo la canicola estiva, le persiane chiuse  e il buio in casa a strenua difesa da un caldo opprimente, il contrasto con la luce accecante dei muri di un paese surreale che si fermava e si chiudeva su se stesso nelle ore più calde.

Restavamo solo noi e le cicale, padroni di quel piccolo mondo.

Ho giocato con le bambole (poco) ho giocato a calcio, a calcio balilla, anzi a bigliardino, giocato a bocce, a pallavolo, sono entrata in contatto con gli alieni, organizzato olimpiadi, esplorato boschi e paesi, fatto la chirichetta (ehm) ho persino occupato abusivamente una casa con i miei compagni di avventure. (d’altronde l’avevamo trovata e pensavamo di tenercela)

I ricordi di quelle estati sono meravigliosi e incredibili, eravamo liberi, spensierati, felici, illusi che l’estate e la nostra amicizia non sarebbero finite mai.

Non esiste più niente di quel mondo.

Quello che non ha fatto il tempo che scorre e che si porta via volti e abitudini, lo ha fatto il terremoto del 6 aprile.

Ci sono stata solo una volta dopo.

Non avere nemmeno più un luogo fisico per ricordare è devastante, sarà per questo che nei miei sogni invece sono spesso a casa dei miei nonni e rivivo da bambina un’infinita estate.

Ricordo, ricordo e ricordo. E quando ricordo, rivivo e posso essere ancora quella bambina libera che attraversava la sua estate leggera.

 

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