Spiritualità è benessere?

Con la nostra psicologa scopriamo cosa si nasconde dietro al significato di “spiritualità” attraverso alcune interviste ed ad un’analisi più psicologica.

Il significato dell’aggettivo spirituale mi offre due accezioni:

1. Appartenente a una realtà immateriale, per lo più concepita come superiore o trascendente.

2. Relativo all’ambito proprio della vita religiosa, morale e intellettuale.

Per alcune persone la spiritualità è strettamente connessa alla religione, per altri non lo è assolutamente. L’assenza di una fede religiosa non toglie la presenza di una forte componente spirituale nella personalità.

Vista l’argomento così vasto e profondo ho voluto domandare in giro per ampliare la mia visione grazie alle vostre risposte.

Questa volta la mia domanda è stata:

“Cosa per te è spirituale e come coltivi la tua spiritualità?”

Tutte le persone cui mi sono rivolta hanno sottolineato la difficoltà dell’argomento. Lo ammetto io per prima: non è facile parlare di spiritualità. Non è facile descrivere il proprio mondo spirituale. Per questo motivo ho apprezzato ancora di più le vostre risposte.

Ogni riflessione che ho raccolto è stata, in qualche modo, la condivisione di una “visione filosofica”, per questo, stavolta, ho voluto “tagliare” meno le risposte ricevute.
Arricchiamoci insieme nella lettura:

§ Secondo me è spirituale ciò che favorisce la connessione con le mie profondità, quelle più inesplorate, alle quali generalmente ho accesso solo quando mi fermo a pensare a cosa ho di fronte, cosa che la frenesia non ci permette di fare sempre. In genere questa connessione è facilitata dal contatto con la natura, amo la montagna proprio per questo motivo, ed è così che coltivo la mia spiritualità… nel senso che ritrovo la mia pace interiore, ritrovo quel senso di vivere che spesso, vivendo, perdiamo. Ed è qualcosa che vivo con me stessa, generalmente in solitudine (T.)

§ Per me la spiritualità è l’essere consapevoli di essere esattamente dove dovremmo essere, il qui ed ora. Perché a tutti gli effetti, tutto è perfetto così. Ecco, questa è spiritualità. Tornare a sentirci un tutt’uno con la natura, con l’essenza vera della vita. In merito sto leggendo dei libri bellissimi sulla filosofia di vita hawaiana Huna e in particolare sul metodo di guarigione hawaiano ho’oponopono, che mi stanno aprendo la mente e il cuore a concetti che avrei voluto approfondire anni addietro. Tuttavia penso che se sono capitati ora è perché è proprio questo il momento adatto. Ogni singolo giorno sto facendo sempre più caso ai segni che la vita mi invia, anche queste tue domande non sono affatto un caso, ma un segno che sono sulla strada giusta. Cerco di vivere sempre nella spiritualità, ascoltando il cuore. Una guida infallibile per l’anima che è la vera casa alla quale TUTTI dovremmo saper tornare cara. (J.)

§ Sappi che mi hai messo in crisi, perché anni di studi e ricerca sulle religioni mi porterebbero a fare un trattato razionale sul concetto di spiritualità. Ma di pancia mi viene da rispondere tutto e niente, dipende dal momento mio e dell’esterno. L’unico filo conduttore che posso rintracciare è la vita nelle sue accezioni positive e negative. Non so bene come spiegarlo perché, di base, non sono una persona che cerca di coltivare la spiritualità, visto che ogni cosa potenzialmente può essere ricondotta ad essa; più che altro sono da “scoperta”: una sorta di epifania che si palesa facendo o osservando qualcosa di trito e ritrito. Un memorandum che salta fuori di punto in bianco che “strilla”: ‘Dio/l’universo si palesa per e con te’. (M.)

§ Per me è spirituale l’idea che siamo tutti in connessione e che non siamo “finiti” né frutto del caso. Coltivo la mia spiritualità circondandomi di persone che seguono un percorso di crescita, andando a rigenerarmi in un luogo che ha un’aura potente e seguendo le spiegazioni del Vangelo (F.)

§ Spiritualità è fede ossia fiducia. Fiducia nel proprio istinto. Fiducia nel destino. Fiducia in un Ente superiore che mi ama. Fiducia che nulla si crea, nulla si distrugge tutto si trasforma.
Coltivo la spiritualità con l’introspezione e, in alcuni casi, la preghiera.
Qualche volta anche con dei puerili fioretti…piccole rinunce.. (F.)

§ La mia spiritualità è qualcosa di personale che non si basa su religioni o filosofie di alcun tipo, alcune cose che fanno parte di esse le ritrovo in me stessa e quindi vuoi per curiosità’ o forse per farmi una qualche idea su cosa potrebbe esserci dopo la morte mi trovo a pensare. Non credo di aver bisogno della spiritualità in questo momento della mia vita, in molti la cercano per cercare conforto, per trovare se stessi! Io non la cerco, esce fuori quando vuole, la curiosità nel riuscire a comprendere alcuni fattori inspiegabili è sempre stata presente in me. Se per spiritualità vogliamo intendere il dialogo profondo con se stessi, la coltivo cercando tra le varie forme conosciute spunti di riflessione e quando riesco a distaccarmi dalla quotidianità con la meditazione. Non mi piacciono i gruppi spirituali, non amo i maestri spirituali, evito i fanatici e i divulgatori di verità assolute, odio gli invasati che vorrebbero farti il lavaggio del cervello. Quindi, riassumendo, per me è spirituale il dialogo interiore su temi quali il vivere la propria vita rispettando il nostro essere, il bisogno di migliorare, il bisogno di studiare e conoscere più cose possibili, le antiche filosofie, le nuove teorie comprese le religioni, farsi un’idea personale sempre e comunque senza prendere alla lettera un solo punto di vista. Meditare nel mio caso mi aiuta a trovare la giusta concentrazione. (S.)

§ Per me spirituale è una specie di rumore di fondo. Alla fin fine è coltivare il vero senso delle cose e della vita, e – pur essendo non credente – credere in una sorta di fascino/magia della vita, una specie di filo che lega le cose anche in tempi lontani e alla fine dà un senso a tutto (S.)

§ Non amo molto questa parola. Comunque la mia spiritualità, se così la vogliamo chiamare, è profondamente radicata in questo mondo e si chiama vocazione. Capire quale sia la nostra vocazione è il compito che siamo chiamati a svolgere nel corso della nostra esistenza (M.)

È dunque spirituale ciò che si trova al di là della realtà materiale. Si tratta di un sentire che può assumere differenti connotazioni in base all’educazione ricevuta, le conoscenze acquisite, gli usi e i costumi, la società, la cultura, tutto concorre a formare la propria sfera spirituale.

La spiritualità fa parte dei bisogni umani.

Si sviluppa in fasi evolutive più avanzate, trattandosi di un sentire e un concepire molto astratti ed evoluti di cui non si riesce ad avere piena comprensione fino ad una certa età.

Ciascuno può trovare il modo più intimo e vero per coltivare la propria spiritualità, quello che più gli appartiene, religioso o laico. Farlo aiuta a incrementare il benessere. Dare un senso al tutto ci aiuta. Questo è il mese in cui si festeggia il Natale, sia che lo viviate in maniera religiosa, oppure laica, che sia per voi la rinascita della luce, o “solo” un momento di calore e famiglia, resta una circostanza particolare, che può metterci per certi versi anche a disagio. Ci mette in contatto con la spiritualità, qualunque concezione noi possiamo averne.

La spiritualità è qualcosa di complesso. Una ricerca di senso oltre la realtà sensibile che ci può mettere in seria difficoltà.

La meditazione, la preghiera, ma anche la scrittura, talune letture, passeggiare nella natura e molte altre possono essere le azioni da intraprendere per incrementare la propria evoluzione spirituale, il contatto con questa parte di noi, che spesso lasciamo assopita.

Avere una propria concezione spirituale, qualunque ne siano l’ispirazione, l’origine e la modalità di crescita, aiuta in genere ad affrontare meglio la vita, poiché ci dona una profonda percezione di “senso” anche nei più piccoli avvenimenti quotidiani.

Spero con questo post d’averti dato lo spunto per rifletterci.

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