Svezzamento “tradizionale” o autosvezzamento?

E’ nato, l’abbiamo allattato con il nostro latte o con un ottimo latte formulato, ora ha 5-6 mesi: seduto a tavola con noi intravediamo sguardi famelici provenienti da quel creaturino; quando ci portiamo il cibo alla bocca anche lui/lei mima lo spalancamento delle fauci con salivazione fluente: sarà la dentizione? No, molto più probabile che ci siamo: il nostro piccolo ha voglia di mangiare! I segnali che ci invia sono decisamente chiari: sta seduto abbastanza bene, ci guarda mangiare con grande interesse, se gli capita qualcosa sotto tiro dalla tavola lo afferra e se lo porta alla bocca, se proviamo a proporgli una cucchiaiata di qualcosa apre contento la bocca, felice di provare un nuovo gusto. Siamo decisamente pronti per lo svezzamento, che consiste nell’introduzione di qualsiasi alimento differente dal latte nella dieta del nostro bimbo.

A questo punto, soprattutto se si tratta del primo figlio, nei confronti del quale viviamo sempre una velata ansia nutritiva, ci chiediamo: come affrontare questo importantissimo momento di crescita nella vita del nostro bambino? Si tratta infatti di una fase davvero importante: l’approccio al cibo e la varietà di gusti che verranno apprezzati in futuro dipendono moltissimo da come si affronta questo passaggio.

Per me, e come spero per la maggior parte delle persone fortunate che hanno possibilità economica e geografica di reperire il cibo, mangiare è un grande piacere, e non solo un’esigenza di nutrizione. L’approccio al cibo deve essere una situazione serena e piacevole per i nostri figli, così come lo è per noi: mettersi a tavola deve rappresentare un momento felice per tutta la famiglia, quindi, nel limite delle possibilità organizzative, sarebbe buona cosa mangiare tutti insieme, almeno una volta al giorno; il cibo deve apparire bello da vedere, colorato, profumato, della giusta temperatura; le consistenze e i sapori devono essere conosciuti ed apprezzati gradualmente dal bimbo durante il processo dello svezzamento. Da mamma so benissimo che si tratta di un momento di possibile preoccupazione: “mangerà o no?” “Mangerà tutto o sarà selettivo?” Questo dipende essenzialmente da noi mamme, che dobbiamo affrontare l’alimentazione di nostro figlio senza ansia e senza imposizioni: i bambini si autoregolano molto bene!

autosvezzamento

Come svezzare quindi?
Agli estremi abbiamo due situazioni-limite: da un lato lo svezzamento tradizionale “vecchio stampo” con regole rigidissime di introduzione degli alimenti che, se per caso ti sbagli e metti una foglia di spinacio prima del mese prefissato, ti sembra di avvelenare tuo figlio; dall’altro la tendenza anarchia-alimentare-totale senza regole: esiste l’autosvezzamento, evviva gli propongo a 5 mesi la frittura di gamberoni, che il bimbo deve approcciare esclusivamente con le sue manine perché sono severamente vietati aiuti materni/paterni a mezzo di posate, che la falange più integralista degli autosvezzatori vede come imposizione del cibo!

La tendenza attuale in tema di nutrizione pediatrica è rivolta verso un’introduzione precoce di tutti gli alimenti, senza che vi siano regole fisse di inserimento dei vari nutrienti, siano essi considerati allergizzanti o meno. Anzi, l’introduzione precoce di piccole quantità, via via crescenti, di alimenti in passato considerati “pericolosi” in quanto a rischio di creare reazioni allergiche, sembra creare una tolleranza nei confronti di tali sostanze portando ad avere reazioni allergiche, nei soggetti predisposti, molto limitate o addirittura assenti. Da questo punto di vista l’approccio dell’autosvezzamento, cioè la possibilità di assaggiare liberamente da parte del bambino qualsiasi alimento presente sulla tavola della famiglia, è decisamente corretto. Il bambino, lasciato fare, infatti, assaggia piccole quantità di cibo inizialmente, che diventano via via più abbondanti.

A me piace molto l’autosvezzamento, ma, come per ogni cosa, il buon senso deve indicare la strada. E’ per molti ma non per tutti: il fondamento deve essere un’ottima condotta alimentare dell’intera famiglia. Può essere, da questo punto di vista, l’evento motivazionale per dare una revisione alle abitudini alimentari di noi genitori. Perché va benissimo che il bimbo assaggi tutto quello che mangiano gli altri componenti della famiglia, ma solo se l’alimentazione è corretta, sia per quanto riguarda la varietà degli alimenti proposti, sia per i metodi di cottura utilizzati. Questo è un discorso che vale per chiunque, tanto più per un organismo in crescita! In questo senso lo svezzamento tradizionale, con le caratteristiche di libertà di introduzione di tutti gli alimenti gradualmente ma senza regole ferree, costituisce una sicurezza in quanto gli schemi alimentari redatti dai miei Colleghi comprendono tutti i tipi di alimenti, con una corretta distribuzione dei nutrienti (frutta, verdura, carboidrati, proteine) ed i metodi di preparazione (cottura, condimenti) sono adeguati.

Posso dirvi come agisco io nella mia pratica quotidiana: parto dal presupposto che lo svezzamento “tradizionale” debba essere rivisto da noi Pediatri in chiave autocritica. Io per esempio sono abbastanza contraria all’utilizzo di papponi monogusto (brodoni primordiali di verdura) con esclusivo utilizzo di prodotti per l’infanzia: questi sono bilanciati, pratici, sicuri; ma se una famiglia ha a disposizione le verdure dell’orto e prodotti biologici controllati ben venga l’utilizzo di questi ultimi per il bimbo come per tutto il resto della famiglia! La verdura e la frutta meglio, naturalmente, se sono di stagione. E’ molto importante poi, per me, il rispetto delle abitudini e della cultura alimentare del nucleo famigliare: è giusto che il bambino conosca e acquisisca i “gusti di casa”: un bambino indiano non potrà mai essere svezzato come uno italiano!

Per riassumere:
– verso i 5-6 mesi la prima pappa, senza fretta o imposizioni, quello che il bimbo mangia va bene, se rifiuta il cibo o ne mangia poco si integra con il latte e si riprova l’indomani col sorriso sulle labbra
– la pappa va proposta col cucchiaino ma via libera all’assaggio spontaneo con le mani dal proprio piattino, la manipolazione dei cibi infatti permette al bambino di conoscere il cibo in modo più completo e divertente (fatevene una ragione perché ci sarà da pulire cucina, vestiti e bambino!)
– liberi assaggi di tutto ciò che mangia la famiglia col buonsenso: va benissimo un bel fusillo col pomodoro anche a sei mesi, magari ci giocherà soltanto, magari lo succhierà, magari ci metterà dieci minuti per ingerirlo ma in questo modo viene allenata la masticazione (anche senza dentini!)
– frutta e verdura di stagione, cibi biologici e controllati, gusti singoli e non solo minestre contenenti tanti ingredienti, consistenze diverse: non sempre brodi o creme, ma spesso pezzetti morbidi di ogni alimento e precocemente pasta di dimensioni crescenti
– la spinta ad una corretta alimentazione viene soprattutto dall’esempio della famiglia, quindi grande varietà di cibi e cotture sane per tutti!
Per tutti i genitori e per chiunque si occupi dell’alimentazione del bambino: fate un corso di manovre di disostruzione pediatrica!

Peddyfra