Tempo pieno o modulo alla scuola primaria?

Quando si iscrive un figlio alla scuola primaria una scelta importante è quella del tempo scuola: tempo pieno o modulo? Le nostre opinioni da mamma a mamma e tutte diverse.

Ci siamo passate o ci passeremo tutti, prima o poi. Fuori dal bozzolo sicuro della scuola materna, si aprono i cinque lunghi e incerti anni delle scuole elementari, pardon, della scuola primaria.

Per chi vive nei centri più grandi, con gennaio si apre una giostra di open day che presentano le varie scuole ai genitori. Per chi vive nei centri piccoli la scelta sull’istituto è unica, per lo più, ma resta comunque da fare una scelta importante e che condizionerà la routine di tutti, soprattutto dei genitori.

Meglio tempo pieno o modulo alla scuola primaria?

La scelta può mettere in crisi, ci sono moltissimi fattori da valutare: il tempo pieno è troppo stressante per i bambini? È giusto che un bambino “lavori” quanto e più di un adulto, e cioè 40 ore la settimana? E i compiti? E chi gli prepara da mangiare se fanno il modulo e arrivano a casa giusto per pranzo? E se poi nei pomeriggio liberi si annoiano?

Non essendo nella posizione di dare una risposta univoca a se sia meglio tempo pieno o modulo, abbiamo pensato di darvi semplicemente la nostra opinione, di cui poi potrete fare ciò che volete, ma che ci auguriamo vi sia di aiuto nella scelta sul tempo scuola.

Il  modulo (o tempo normale) è il più adatto ai ritmi dell’insegnamento e alle esigenze dei bambini

l’opinione di Silvia (@silu1979)

tempo pieno o modulo alla scuola primaria

Vivendo a Milano, quando l’anno scorso mi sono trovata a dover scegliere la scuola primaria per mia figlia, ho avuto la possibilità di scegliere tra almeno 3 istituti, tutti a distanza ragionevole da casa. Ho scoperto però che non tutti davano la possibilità di scegliere tra tempo pieno o modulo.

Ero molto in ansia: avrei voluto per mia figlia un’alta qualità di insegnamento, una classe piccola, un carico di lavoro adeguato all’età, un’offerta formativa semplice ma ragionata e una struttura sicura, gradevole e pulita. Ma d’altra parte chi non si augura tutto il meglio per i propri figli?

Dopo avere visto le scuole, parlato con altri genitori e appreso come funzionasse la routine scolastica, mi sono decisa a iscrivere mia figlia all’unica scuola delle 3 che offriva il modulo (il vecchio “tempo normale”) e cioè 30 ore la settimana (8:30/13:00 lun-mer-ven e 8:30/16:30 mar-gio): praticamente le stesse ore di insegnamento del tempo pieno, solo meno “tempo mensa”. La mia decisione si basava soprattutto su due assunti: innanzi tutto ero convinta (e lo sono tutt’ora) che 40 ore la settimana a scuola fossero troppe, soprattutto in un contesto scolastico statale, in cui l’offerta formativa non è così ricca come i tempi correnti richiederebbero (1 ora di inglese la settimana?!) e in cui le attività sportive sono extra curricolari e si possono svolgere solo dopo le 16:30. Immaginavo che, dopo l’orario scolastico, sarebbe stato impossibile farle fare altre attività senza sovraccaricarla. Per non parlare del fatto che, a causa dei tagli al personale scolastico, si è praticamente estinta quella che era la peculiarità più interessante del tempo prolungato e cioè la compresenza di due insegnanti, che permetteva di svolgere attività interdisciplinari e di dividere la classe in gruppi di lavoro organizzati a seconda delle inclinazioni del singolo studente.

Un’altro aspetto importante per la mia scelta era rappresentato dai compiti: seppure io ritenga che sia fondamentale esercitarsi al lavoro individuale, come attività propedeutica allo studio richiesto nei gradi scolastici successivi alla primaria, trovavo inaccettabile l’ipotesi che, dopo 8 ore di scuola, un bambino dovesse fare anche i compiti a casa (“neanche in miniera“…mi dicevo). E non è garantito che chi fa il tempo lungo non abbia poi compiti a casa: dipende dalla scelta dell’insegnante.

Quindi non ho avuto dubbi: l’ho iscritta al modulo. Di tutte le sfighe che ho avuto, lavorativamente parlando, quella di essere una freelance senza uno stipendio garantito (a volte proprio senza stipendio), mi permetteva però il lusso di decidere quando andare a prendere mia figlia a scuola e di lavorare da casa, magari vicino a lei intenta a fare i compiti.

So bene che c’è chi questa scelta non ce l’ha e se siete della mia stessa opinione riguardo al modulo, ma sapete di non poterlo scegliere per ragioni lavorative, ora vi rassicuro un po’. Il caso ha voluto, infatti, che la classe a modulo quest’anno non si formasse per carenza di adesioni, e così mia figlia è passata direttamente al tempo pieno. Non ne ero entusiasta, devo dire, anzi, all’inizio ero furiosa, ma ora, dopo un intero quadrimestre, posso dire che seppur tutte le mie riserve sul tempo pieno abbiano trovato conferma, mia figlia è felice e serena e anche noi: siamo capitati bene (perchè diciamocelo, il “fattore C” poi ha un ruolo decisamente rilevante, soprattutto nella scuola pubblica, e lì non c’è possibilità di scelta che tenga).

La stanchezza, come temevo, è davvero estrema e se non la metto a letto tutte le sere alle 8:30 al massimo, la mattina è impossibile svegliarla; inoltre le attività che svolge dopo la scuola e alle quali non ho voluto rinunciasse nonostante il tempo lungo, mettono un ulteriore carico sulla stanchezza generale e, sebbene non le impegnino più di due pomeriggi la settimana, mi rendo conto che sia già fin troppo. Ma sopratutto il mio rammarico è che non abbia più ore di “tempo vuoto” nella sua settimana, che invece trotta a ritmi serratissimi, anche quando non abbiamo attività pomeridiane, perché comunque per riuscire a mettere a letto due bambine alle 20:30, arrivando a casa alle 17:00, bisogna correre, correre, correre…

C’è chi al pensiero dei pomeriggi in casa, teme che i bambini muoiano di noia. Io non temo la noia, non l’ho mai temuta: credo anzi sia proprio nella noia e nel tempo vuoto che si cresca capaci di trovarsi un’occupazione, di immaginare cose, di capire cosa si è e cosa piace veramente.

La stanchezza crescendo diminuisce, il tempo scuola sarà sempre meno pesante per lei (non per noi adulti, no, questo me lo scordo), ma il tempo per sé non tornerà più e così l’opportunità di costruire mondi nella sua testa mentre gioca, disegna, incolla, fa finta senza altra urgenza che quella di intrattenere se stessa, di immaginare quello che le piace di più, di scoprire se stessa.

Mi occupo di due figli da sola: scelgo il tempo pieno perché avere del tempo libero per me è necessario

l’opinione di Ginevra (@petitmati_instamamme)

In questi giorni sto per ultimare l’iscrizione alla primaria di mia figlia. Sono ormai diversi mesi che valuto le possibili scuole in cui iscriverla e non tanto in base a chissà quale fichissima offerta formativa, ma piuttosto per questioni logistiche che incideranno molto sulla nostra routine familiare nei prossimi anni.

Matilde ha frequentato nido e materna in un piccolo paese, a stretto contatto con la natura; ha potuto fare bellissime esperienze che in scuole di città sicuramente si sarebbe persa. Quasi l’intero gruppo dei grandi della sua scuola dell’infanzia proseguirà, in modo naturale, nella stessa deliziosa scuola di paese che però non prevede il tempo pieno. Per arrivare in questo paese da casa mia impiego circa 20-25 minuti (lo avevo scelto per motivi di lavoro ma ora non lavoro più e questa distanza mi pesa): trascorro due ore in macchina solo per accompagnare e riprendere i miei figli a scuola. Se avessi continuato a lavorare non avrei avuto scelta, mi sarei decisa per l’unica scuola in quella zona con la possibilità di tempo pieno.

Ma per vari motivi ho deciso di liceziarmi e di seguire i miei figli senza altri aiuti, perciò in questo periodo ho dovuto riflettere su come organizzerò la routine dei prossimi dieci anni, visto che ho un bimbo di un anno e mezzo che seguirà le orme scolastiche della sorella. Ho sempre pensato che la buona scuola è fatta dalle maestre, perciò è difficile scegliere solo guardando in faccia ad una riunione coloro che diventeranno le guide dei nostri figli in questo cammino: ci vuole una gran botta di fortuna.

Al passaparola credo poco, le impressioni e le esperienze altrui sono troppo soggettive, perciò ho ristretto la scelta a due scuole, in base alle mie sensazioni e a criteri di comodità, vicinanza a casa e al nido e alla materna che frequenta e frequenterà Federico (perché ancora non ho il dono dell’ubiquità e se escono entrambi tra le 16 e le 16:10 non è che posso affrontare chissà quale tragitto in quei 10 minuti). Ha vinto la primaria che ho davanti a casa e che mi permetterà di andare a prendere prima il piccolo e poi Matilde e tornare tutti insieme a casa in un attimo e senza prendere l’auto. È una scuola con ottimi mezzi educativi, al passo con i tempi e con ampi spazi ma non troppi bambini che è una cosa a cui tengo molto; non è mia intenzione infatti catapultare Matilde in una realtà troppo caotica, ma desidero che spicchi il volo e si faccia un po’ le ossa. Desidero che si crei il giro di amicizie vicino a casa, che viva il suo quartiere, che sia facile avere i suoi amici per casa o lasciarla più libera tra qualche quando vorrà più autonomia.

Sulla scelta tra tempo pieno o modulo non ho mai avuto dubbi: il tempo pieno per me è la scelta più adatta per lei e visto che mi occupo da sola dei bimbi avere delle ore libere è impagabile e necessario. Il tempo pieno (8.10-16.10 da lunedì a venerdì) prevede 27 ore di programma, le altre 13 ore si dividono tra mensa, intervallo e laboratori creativi di vario tipo e non sono previsti i compiti se non quelli per il week end. Ritengo che il tempo della mensa e dell’intervallo siano momenti di crescita in cui si formano i rapporti più importanti tra i bambini, inoltre fare un paio di ore di laboratorio in compagnia sarà un’occasione in più per coltivare questi rapporti assecondando tra l’altro l’indole solare di Matilde.

Non credo assolutamente che si stancherá così tanto da soffrirne, anche perché saremo a casa in un minuto e le farò proseguire danza o quello che vorrà come attività sportiva extra scolastica (al massimo per due pomeriggi, per un’oretta), qualcosa che le piace fare e che le permetta di sfogarsi un po’ (di energia ne ha da vendere!). Essendo la scuola così vicina a casa risparmieremo un sacco di tempo inutile per gli spostamenti e avrà tutto il tempo per rilassarsi, giocare, leggere, guardare un cartone animato e pensare alla sue cose prima della cena.

Certo, dovremo andare tutti a letto presto, ma questo non è che un ulteriore vantaggio in carico al tempo pieno!!

Il modulo permette ai bambini di avere più tempo libero e a noi di avere più tempo con loro

l’opinione di La Fra (@lafra_instamamme)

Quando già la terra africana ci scappava da sotto i piedi, come dire, abbiamo dovuto fare tutta una serie di scelte, tra cui quella, non trascurabile, del tipo di scuola che i Patati avrebbero frequentato a partire dal settembre successivo. Posto che la scuola sotto casa aveva snobbato il nostro bilinguismo vedendolo come una problematica, avevamo allargato il nostro raggio di interesse al paese vicino… ma lì ci si aprivano altre possibilità inaspettate: che tipo di orario scolastico scegliere, tempo pieno o modulo?

I Patati venivano da quattro anni di scuola con sistema francese, il che prevedeva quattro giorni di frequenza dalle 7:45 alle 16:30. Uscivano da scuola stanchi, finivano sotto la doccia senza passare dal via, dovevano (almeno il grande, che frequentava già le elementari) fare i compiti, poco relax e poi subito cena e ninna. Nessun tempo per attività extrascolastiche al di fuori del giorno in cui non si andava a scuola, giornate pienissime e sempre di corsa. Senza contare che anche i tempi familiari erano qualcosa di rubato, nei giorni di scuola. Certo quel il tempo pieno mi consentiva di gestire il mio tempo come volevo, ma a scapito dei miei figli, in fin dei conti!

Ecco allora che quando si è trattato di scegliere non ho avuto dubbi: modulo, senza remore. Volevo che i miei figli potessero godersi la loro età come non gli era stato possibile prima, volevo che potessero scegliere le attività extra-scolastiche in base alle loro aspirazioni o curiosità e non in base a ciò che fosse stato coerente con l’orario di uscita da scuola. Senza contare che, pur non essendo una mamma chioccia e tifando da sempre per l’autonomia dei bambini, l’idea di seguirli nei compiti quotidiani mi piaceva un sacco: non mi piaceva l’idea che il tutto avvenisse nel contenitore scuola, volevo ci fosse un momento di complicità sull’apprendimento anche a casa.

Dopo un anno e mezzo posso serenamente affermare di aver fatto la scelta giusta: dopo le loro ore sui banchi, i Patati hanno momenti di relax, possono imparare a gestirsi i loro tempi tra compiti e attività e soprattutto sanno che, per quanto debbano fare i compiti da soli, se hanno bisogno di un confronto io sono lì, anche se magari sto lavorando.

Il mio lavoro, che si è sempre svolto da casa, ha semplicemente trovato nuovi ritmi e a volte nuovi orari, ma va benissimo così!

Questa scelta è stata fondamentale anche perchè mi ha permesso di aiutare mio figlio, che si era inserito in terza senza saper leggere e scrivere in italiano, a superare il momento, a capire come studiare, a “farsi le ossa” rispetto a una scuola e un metodo che gli erano totalmente estranei.
Ripensando a quel periodo, difficile per me e durissimo per lui, credo che se avessi demandato anche quel compito alla scuola, scegliendo il tempo pieno, avrei solo acuito il disagio di mio figlio e mi sarei persa dei momenti importanti. Per me un bimbo, se possibile, dovrebbe essere aiutato a superare le difficoltà, piccole o grandi che siano, dalle sue figure di riferimento e non da estranei (per quanto qualificati).

Ognuno sceglie, ne sono convinta, ciò che ritiene meglio per i propri figli. La scelta del modulo è stata quella giusta per la nostra famiglia e per la sua storia.

Il tempo pieno agevola la socializzazione tra i compagni, grazie al tempo ricreativo che passano insieme

l’opinione di Viviana (@viv_instamamme)

Cinque anni fa, quando ho dovuto scegliere la scuola primaria per mia figlia, la scelta si era basata principalmente sul fatto che fosse molto vicino a casa e che le recensioni la descrivessero come una buonissima scuola. Si tratta di una scuola relativamente piccola (2 sezioni per annata), che non dava la possibilità di scegliere tra tempo pieno o modulo, ma che storicamente utilizzava il tempo pieno come organizzazione della giornata scolastica.

Quando annunciavo che Beatrice avrebbe trascorso a scuola la maggior parte della giornata (dalle 8.30 alle 16.30), alcuni commentavano “povera bambina!”. Tuttavia, mai una volta mi sono sentita in difetto per la scelta fatta, anzi: trascorrere la giornata a scuola ha fatto sì che durante la settimana non avesse alcun compito da fare a casa (se non un breve ripasso per le eventuali verifiche). Inoltre ha agevolato il crearsi di un gruppo molto coeso di bambini, che condividono non solo lo studio, ma anche il pranzo e l’ora di ricreazione del “dopo mensa” (momento mitico, in cui creatività e gioco diventano protagonisti assoluti).

Ma non solo: il fatto di trascorrere tempo ricreativo insieme, ha aiutato a vivere meglio il rapporto anche con le maestre che, presenti anche nei momenti di pausa pranzo, sono uscite da dietro la cattedra per mangiare insieme e giocare senza vincoli scolastici. Insomma, l’esperienza che ha fatto mia figlia la ripeterei senza esitazione! Anzi la sto ripetendo, perché mio figlio ha varcato la soglia della scuola primaria quest’anno e non ho dubbi che il percorso (seppur inevitabilmente diverso) sarà positivo e, in parte, il tempo pieno ne sarà responsabile.

Il tempo pieno è l’unica scelta possibile per una famiglia in cui entrambi i genitori lavorano fuori casa fino a tardi

l’opinione di Nora (@noradse)

Giusto oggi ho premuto quel famigerato tasto “inoltra”: Massimo l’anno prossimo frequenterà la scuola primaria. In questi ultimi giorni insieme a lui abbiamo visitato un buon numero di scuole.

Vivere a Milano ti da sicuramente delle opportunità in più in merito alla scelta, anche se poi, forse, avere molta scelta crea anche tanta confusione.

Quello su cui non abbiamo avuto dubbi è stata la decisione tra tempo pieno o modulo: nostro figlio frequenta già una scuola dell’infanzia fino alle 16.30, e così sarà l’anno prossimo per la scuola primaria. In parte è una scelta obbligata per una famiglia che vive di incastri, cambi dell’ultimo momento e calendari condivisi. Massimo ha due genitori separati, che collaborano molto ma che hanno entrambi un lavoro che li porta ad essere spesso fuori Milano e certo,  ci sono anche le nonne, con la loro grande buona volontà, ma anche con oggettive limitazioni dovute al fatto che prendersi cura di un bambino in crescita comporta un grosso sforzo fisico.

Ormai sono davvero poco le scuole che a Milano propongono il modulo (da 27, 29 o 30 ore). Sono sempre di più le scuole che invece, attente ai bisogni dei bambini, costruiscono degli orari che permettano loro di svolgere attività leggere nel pomeriggio.

La scuola in cui abbiamo fatto domanda di iscrizione (dita incrociate per noi!), per esempio, organizza attività pomeridiane anche oltre l’orario scolastico (a pagamento) che esulano dai proposti “giochi serali comunali” e che coprono aree sportive, musicali, linguistiche. La scuola quindi si prende in carico grazie a “esperti esterni” i nostri figli anche dopo il tempo scuola regolare e questo aiuta ancora di più le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano fuori fino a tardi, senza dover fare i salti mortali per fargli frequentare attività extrascolastiche, e per giunta in un ambiente che conoscono e insieme ai loro amici. E noi genitori ci sentiamo un po’ meno …tassisti!

La nostra era una scelta praticamente obbligata, ma a conti fatti sono convinta di averla presa con il cuore leggero.