Terribili due, again

Pensavo di aver scontato la pena con Lorenzo, speravo che Leonardo mi avrebbe fatto un po’ di sconto. E invece ecco i terribili due manifestarsi in tutto il loro splendore quando ormai esultavo e pensavo di essermela scampata.

Tra me e me pensavo: “Beh, il secondo figlio brucia le tappe eh, è proprio come dicono, come è avanti Leo”.

E in effetti probabilmente è talmente avanti che siamo già entrati nell’ adolescenza.

La sua personale rivoluzione contro la sottoscritta è iniziata quasi in sordina,  da un banalissimo cappello.

“Questo cappello che tanto ti piace, cara mamma, non s’ha da mettere. Quindi o me lo incolli con l’Attak alla testa, oppure te lo ritrovi per terra o meglio in una pozzanghera in un nanosecondo”.

Ho abbozzato e pensato che al primo freddo serio avremmo superato la cosa.

Siamo poi passati alle scarpe.

Pare che le scarpe gli provochino un dolore intollerabile e quindi, oltre alle scene madri per indossarle, come mi distraggo me lo trovo a piedi scalzi. Ma non in casa, ovviamente, troppo facile… in giro viene meglio. Se per caso è sul passeggino o sul seggiolino auto gli viene comodo togliersi anche le calze, quindi ce ne andiamo in giro, a novembre, a piedi nudi, e se sono fortunata e me ne accorgo, almeno recupero le scarpe.  Per fortuna il riscaldamento globale mi sta venendo incontro regalando un novembre mite, ma andare in giro come successo domenica scorsa a Fieracavalli scalzi non è proprio il massimo.

Visto che in questo modo probabilmente non mi metteva abbastanza in crisi, è entrato anche in sciopero della giacca ovvero non c’è verso di fargli mettere una qualsivoglia giacca neppure con lo zero termico fuori dalla porta.

E mettere una giacca a un bambino che non vuole metterla è un’operazione da 1200 kcal al secondo.

Quindi immaginate che meravigliosi momenti passo io quando la mattina mi trovo a dover uscire di casa per andare all’asilo.

Si inizia con estenuanti inseguimenti per calze e scarpe. Sono diventata decimo dan in “infilaggio di scarpe a bimbo scalciante”. Non esiste l’arte marziale, ma dovrebbe.

Mentre Leonardo si dispera per avere addosso le scarpe e cerca di toglierle in ogni modo, approfitto della distrazione e gli infilo la giacca. Al cappello rinuncio in partenza. Non appena realizza di essere stato fregato e di avere addosso una giacca iniziano le grida disperate, il rotolaggio a terra e il tentativo di strapparsi le vesti. (A questo punto mio figlio è vestito ma io devo rientrare a cambiarmi.)

Se pensate che le mie pene siano finite vi sbagliate perché mi tocca caricare l’infante in auto mentre si dimena e si sgola e soprattutto devo tentare di legarlo ad un seggiolino.

Questa quindi è la mio eroico e brillante modo di iniziare la giornata nell’anno del Signore 2015.

Ho pensato a tre possibili soluzioni al problema

  • Come suggerirebbe il grande Padre della Pedagogia Rousseau (che aveva lasciato i suoi cinque figli in orfanotrofio, ma tant’è), farlo uscire senza giacca e senza scarpe al fine di fargli capire il perché di questa necessità imposta dai genitori. Grande idea Jean-Jacques. Alla broncopolmonite pensiamo un’altra volta.
  • Prendere un paio d’ore di permesso da lavoro tutte le mattine in modo da utilizzarle per spiegare con calma e far ragionare il piccolo sull’utilità sociale di scarpe e giacca.
  • Trasferirmi in Brasile, aprire un chiosco a Copacabana dove non servono scarpe e giacca e ringraziare mio figlio per avermi illuminato e avermi portato lontano dagli autunni Europei

In attesa di decidere, mi consola TANTISSIMO sapere che all’asilo mio figlio si fa vestire senza problemi. E questo Leo, sì che è un colpo basso.

terrible two