Terribili sbagli

Piano piano tutte le amiche cedono alle grinfie di quel gran paraculo di Eros, genietto alato che a me piace pensare in versione Pollon (giusto per ridimensionarlo un filo), e convolano a giuste (si spera) nozze.

Un matrimonio che si rispetti implica un addio al nubilato, in genere pieno di amiche che fanno finta di essere brille per dire e fare cose che da sobrie non oserebbero mai. Tipo stropicciare uno spogliarellista.
Diciamo che la cosa più importante è scegliere bene l’amica fidata che lo organizzi, in maniera da non sembrare un carrozzone di donne in fase arrapao in fuga da un bordello oltralpe.

La mia amica Carolina, quella del catering, per esempio, fece un grosso, madornale, errore. In preda alla follia dell’organizzazione delle altre mille cose, e nella sua più totale ingenuità, chiese aiuto a Barbifescion, sua futura cognata.
Barbifescion è una futura MILF, si intuiva già all’epoca. Quantomeno per affinità nei soprannomi, io e MisterD  provammo a farla conoscere a Big Jim e la trovò eccessiva perfino lui, tanto per dire.

Con queste premesse non poteva essere un successo, e infatti.
Barbifescion affittò un intero locale, si era tipo in 15 compresa la sposa, e lo addobbò che sembrava il Carnevale di Rio portato in Brianza. Un altro po’ e anche dai rubinetti del bagno sarebbe uscita roba alcolica: in tutto il locale l’unica cosa al di sotto dei 20 gradi era l’acqua della ciotola di Fifì, il gatto dei proprietari.
C’era ovviamente anche lo spogliarellista di rito, talmente unto che lo chiamammo Sofficino. Non apprezzò, chissà perché.

In una serata che diede un nuovo senso alla definizione trash, l’apice si raggiunse con i classici regali scherzosi che si sa, quelli tipo il completino intimo un po’ osé o la scatola di preservativi colorati o dalle forme strane, per capirci.
Di fronte alle nostre facce brille, ok voler rimanere sobrie ma ad un certo punto la sete arriva, una attonita e sconvolta Carolina si trovò in mano una frusta, di quelle con taaaaanti fili di pelle. Un oggetto di classe, insomma.

C’è da dire una cosa, di Carolina: è una donna riservata, timida, la classica amica-chioccia, in pratica la versione moderna di Orietta Berti (e mica sarà un caso che la si chiami Tortellina, no?)… una di quelle che proprio mai e poi mai potrebbe anche solo prendere in considerazione certi giochetti, insomma. Senza contare che l’unica frusta che conosceva era probabilmente quella che usava in cucina.

Tutte noi apprendemmo quella sera una grande verità: mai, mai, affidare l’organizzazione di un addio al nubilato ad una parente dello sposo. Il rischio è quello di (pensare di) scoprirne aspetti che potrebbero non piacerti.
Ci vollero tutti i giorni di lì al matrimonio per tranquillizzare la povera Carolina che si trattava di uno scherzo e che il suo futuro marito non l’avrebbe resa la controfigura di Marty la zebra, nei momenti di intimità. Una crisi coniugale ancora prima di arrivare all’altare: da guinness dei primati!
Da allora, chissà poi perché, Carolina troncò di netto ogni rapporto con la cognata (il ché, a ben vedere, non fu poi una gran perdita), ma soprattutto dovette subire le nostre battute ironiche per molto tempo ;).
Se ve lo steste chiedendo, la frusta finì nel secchio dell’immondizia del locale. Tutte noi siamo convinte che Barbifescion l’abbia recuperata, magari quella notte aveva voglia di un sofficino grigliato 😉 :D.