This way or no way

Di giorno avvocato, di notte artista. Due lavori da libero professionista, una vita pazzesca o “da pazzi”? A cosa bisogna rinunciare per seguire le passioni? E tu, a cosa sei disposto a rinunciare?

 

Lavoro

Faccio la vita che faccio con concretezza e realismo.

Di giorno sono un libero professionista, inserito nel faticoso mercato del lavoro con comprovata esperienza. Non è semplice, ma mi concentro sugli obiettivi e cerco di non svendere la mia attività. Sviluppo la mia professione così da costruire le solide basi per il futuro mio e della mia famiglia.

Di sera sono un artista; sia chiaro, un artista che viene retribuito. Non ho né il tempo né la possibilità di concedermi lo svago da “musicista della domenica”, così ho intrapreso una seconda professione, a latere, suonando in situazioni ad alto livello e recitando ai medesimi regimi. Ho messo a frutto le competenze emerse in tanti anni di divertimento e passione, al servizio di una vera e propria carriera parallela.

Sono soddisfatto.

(… sono andati tutti via? Posso parlare sinceramente? Bene. Finalmente.)

La mia vita è pazzesca. Pazzesca. Da non dormirci la notte. E’ un periodo in cui svolgere una libera professione è un terno al lotto. Siamo investiti da una crisi decennale di cui non si vede neanche l’inizio della fine.

Svolgerne due è semplicemente folle.

Farne due di cui una è l’avvocato, in tempi in cui la categoria dell’avvocato viene vituperata, squalificata, costantemente penalizzata, l’altra addirittura l’artista, che già viene considerato un povero perditempo in tempi di vacche grasse (figuriamoci ora), beh, questo rasenta la psicosi.

Ok, ci lavoro.

Ok, non mi svendo.

Ok, è tutto molto serio.

Il solo, vero, unico, definitivo e innegabile motivo per cui faccio quel che faccio, tuttavia e a spregio di quanto mi imporrebbe di cambiare via, è che mi piace, mi piace maledettamente; è l’unica vita che potrei fare, non sarei in grado di concepirne un’altra.

Ho avuto la possibilità di non mettermi a lavorare in proprio; potevo ripensarci, posso farlo tuttora. Nulla mi vieta di fare un passo indietro e tornare a dormire sereno la notte. Potrei dedicarmi alla suonatina domenicale o al piccolo spettacolino con gli amici, per il solo gusto di farlo, senza implicazioni di altro tipo.

Potrei: la realtà è che non voglio.

Adoro avere giornate completamente differenti l’una dall’altra, in cui non sai mai dove sarai e cosa farai alla tale ora del tale giorno. Adoro quelle mezze giornate rubate per studiare un repertorio o stare con la mia famiglia. Adoro poter dedicare a mio figlio momenti in cui le persone “normali” sono in ufficio, anche se mi costa caro di non vederlo quando la sera sto su un palco.

La domanda che mi viene costantemente posta è “lavoro, musica, recitazione, famiglia… come fai?”. Non faccio mica niente di strano, sapete. Ho studiato diritto; ho espletato la pratica forense; ho aperto uno studio legale. Ho studiato musica; ho comprato gli strumenti; li so suonare: suono con diversi gruppi. Ho studiato recitazione; piace come recito e mi chiamano. Ho avuto un figlio, insieme con mia moglie lo allevo. Insomma, molto del lavoro l’ho fatto prima, mentre studiavo e crescevo, crescevo e studiavo. Buona parte di quello che mi impegna tuttora è crescere e studiare, ancora, all’infinito.

Al di là dei talenti personali, quel che faccio io possono farlo tutti. C’è solo da chiedersi a cosa sei disposto a rinunciare.

Sei disposto a rinunciare alla tranquillità di un lavoro in cui chiudi tutto, timbri, stacchi il cervello e fino al giorno dopo non ci pensi?

Sei disposto a rinunciare ad andartene a letto, oppure ad uscire con qualche amico, quelle sere in cui finisci per esibirti, che diventano le uniche sere in cui puoi fare qualcosa fuori di casa (perché altre non ne hai a disposizione)?

Sei disposto a rinunciare alle tante ore di sonno che potresti permetterti se avessi uno stipendio fisso, pure misero ma definito?

Non ci vuole coraggio. Ci vuole incoscienza. E ci vuole, soprattutto, che accetti la tua natura irrazionale, che ti spinge a percorrere strade che logica, buon senso, contigenza non fanno altro che sconsigliarti.

Penso che tutti noi siamo liberi di scegliere. Scegliere di essere come siamo, assecondare la nostra natura. Quella, a mio avviso, non ce la scegliamo più di tanto. Se la assecondi, accetti di essere così e ti convinci che, tanto, o è così o proprio non è niente.

This way or no way”. Una delle ultime righe lasciateci da Bowie. Aveva ragione lui, come sempre ne ha avuta.