Traguardi e gelosie

traguardiQuando hai un figlio, soprattutto nel primo anno di età, ma non solo, cerchi di essere più che attenta a notare le minime vittorie linguistiche e motorie, i suoi piccoli e grandi traguardi. Esulti al primo “ba-ba-ba”, ti commuovi alle lacrime quando inizia a chiamarti “mamma”, applaudi estasiata al primo passo verso di te. Insomma, tutto si può dire ma non che il primogenito (o come nel mio caso la primogenita) sia stato poco elogiato.
E poi arriva il secondo figlio. E tu sai già che non sarai più tutta per lui, che ciò che facevi e dicevi al primo non saranno le stesse cose che dirai e farai a lui.
Ecco, non voglio mica spaventare nessuno! Non sto dicendo che il secondo figlio emette i primi versi e nessuno lo guarda o cammina da solo e nessuno se ne accorge! E non diminuisce assolutamente la gioia e la commozione per tutte le sue conquiste!
Sta di fatto che alcune sensazioni cambiano (non sempre in negativo eh!), si è più consapevoli e meno preoccupate (beh questo non sempre…) e si vive questo stato di mamma bis in modo diverso.

 

Ma ecco cosa accade in casa nostra. La mia Beatrice, 8 anni a settembre, è stata figlia unica per ben quattro anni prima di vedere il suo trono spodestato da Andrea. Non ha mai nascosto la sua gelosia, anzi. Però ha anche capito in fretta che nessun le avrebbe portato via il nostro amore, per cui la principessa si era assuefatta alla presenza del fratellino. E poi in fondo il nanetto non faceva niente di esaltante, non parlava, non stava neppure in piedi. Insomma, poco “pericoloso” dal suo punto di vista.
Non aveva fatto i conti con tutto quello che di lì a poco Andrea avrebbe iniziato ad imparare e a fare. Ma soprattutto non pensava nè ricordava che a ogni conquista del piccolo mamma e papà avrebbero applaudito, sorriso, goduto della sua nuova abilità. Ecco questo per Bea non andava bene per niente! E giù a far notare che in quel momento nessuno aveva detto “brava” a lei o che non era stata abbracciata con calore solo perchè non stava tentando i primi passi. Devo dire che affrontare queste reazioni, inzialmente mi ha creato qualche problema. Da un lato non volevo che lei ci restasse male, ma contemporaneamente non ritenevo giusto che, solo perchè secondogenito, Dodo dovesse essere poco considerato. La mia soluzione? Ho continuato a festeggiare i traguardi di Andrea aggiungendo un “brava” in più per le piccole cose fatte da Bea (fosse anche raccogliere qulacosa da terra o aiutarmi ad aprire la porta).
Crescendo entrambi, sono cambiate anche le occasioni di nuove conquiste. In linea di massima, tra i tre anni e mezzo ai sei potrei dire che queste diminuiscano fino ad arrivare alla scuola elementare, uno dei periodi più ricchi di emozioni e novità. Ma non solo scolastiche: il primo dentino che cade, imparare ad andare in bici senza rotelle, leggere ciò che si desidera. Insomma, veder crescere se stessa, imparare nuove cose con consapevolezza. E qui mi scende la lacrima…
Ed ora che i ruoli sembra che si siano invertiti, mi sono preparata a dover gestire le gelosie di Andrea. O almeno è quello che pensavo di dover fare. In realtà paradossalmente di gelosie non ce ne sono (o comunque molto poche)! Dodo sa che la sorella è più grande, sa che riesce a fare più cose di lui e non la vede come una minaccia, ma come un punto di arrivo, un esempio.
Non che sia tutto semplice! Le situazioni di attrito e difficoltà sono dietro l’angolo. Ma forse sono cresciuta un po’ anch’io insieme a loro e cercare di risolverle adesso mi fa meno paura.bea e dodo