Traguardi… scolastici

traguardi scolasticiQuesta parola nel mondo scolastico, è fin troppo usata….abusata direi, snaturata e incompresa dalla maggioranza degli addetti ai lavori, confusa spesso con inutili voci che compaiono su altrettanto inutili strumenti di verifica delle “ competenze” raggiunte (o presunte tali) dai nostri piccoli uomini alla fine di un percorso prestabilito, ovviamente con i nostri tempi e le nostre modalità, non certo con i loro.

 

Ma cosa sono realmente i traguardi, dal punto di vista dei bambini ? Come vivono il percorso scolastico ? Che coscienza hanno del loro IMPARARE ?

 

Sono queste le domande che mi sono sempre posta all’inizio della mia azione educativa, prima ancora di preoccuparmi della didattica e dei contenuti delle varie discipline. Sono convinta infatti che prima di riempire gli alunni di nozioni e informazioni su qualunque cosa, occorra che essi sviluppino la coscienza di star compiendo un percorso unico e originale, in modo che ognuno si senta protagonista del sapere e non solo fruitore o peggio ancora contenitore. Insomma per dirla breve, ognuno deve essere messo nelle condizioni di “essere se stesso” rielaborando personalmente ciò che impara, poiché solo così l’apprendimento avrà senso e sarà duraturo, come se si andasse alla conquista di tanti piccoli TRAGUARDI che, alla fine dei cinque anni, giorno dopo giorno, avranno contribuito a creare individui liberi, pensanti e completi.

 

Già…ma come si fa ? Come si esce dalla tentazione, che ogni insegnante prova, di entrare in classe, svolgere la propria lezione e poi uscire pensando di aver compiuto il proprio dovere come si fa in ufficio o in banca ?
Beh….secondo la mia esperienza, ci sono molti modi per farlo, basta un po’ di creatività e cosa più importante di tutte, tanta voglia di divertirsi.

 

Sì, divertirsi è essenziale per trasmettere qualcosa ai bambini della scuola primaria, se non vogliamo che ci sbadiglino in faccia o peggio ancora si addormentino sul banco.
Allora invece di far studiare i verbi con le classiche tabelle che si trovano sui libri di grammatica, si può ad esempio inventarsi il “rap del verbo essere” e fargli cantare le coniugazioni piuttosto che le tabelline e al posto di proporre lo studio mnemonico di poesie, farli diventare poeti o scrittori per un giorno, oppure scienziati pazzi che compiono strani esperimenti o ancora investigatori che scoprono “le cose del passato”, intervistatori, esperti, ricercatori, pittori, scultori o musicisti…in poche parole “sperimentatori del sapere” come mi piace definirli.

 

In questo modo non solo imparano molte cose, ma lo fanno con entusiasmo e scoprono man mano le loro qualità, che nemmeno sapevano di possedere. Ed è bellissimo notare la loro gioia quando si rendono conto di aver appreso qualcosa che pensavano “difficile” e che non credevano di poter mai raggiungere.

 

Avevo un’alunna qualche anno fa, Annamaria, trasferitasi dalla lontana Calabria alla provincia di Milano, con molti problemi di ortografia e grammatica : in quarta elementare scriveva ancora come un alunno di seconda; alla fine dell’anno vinse il concorso di poesia indetto dal Comune e la sera della premiazione non scorderò mai la sua espressione quando andò a ritirare il premio e il suo “grazie maestra” mentre mi abbracciava commossa.
Annamaria non credeva di potersi esprimere attraverso la scrittura perchè per lei la grammatica era solo un insieme di regole strane che non le entravano in testa e scrivere un testo era un’impresa ardua, non sapeva che i suoi errori potevano diventare la sua forza espressiva…e così è stato !

 

Come lei tanti bambini non credono abbastanza in se stessi poiché sono abituati a sentirsi dire che sono piccoli e soprattutto incapaci e che per imparare qualsiasi cosa, dovranno necessariamente fare fatica.
Niente di più falso…ciò che rimane veramente come traguardo acquisito, è ciò che si scopre da soli sperimentando direttamente e con allegria….non mi stancherò mai di dirlo !
Ecco perchè la classica lezione frontale, tanto amata dagli insegnanti, il più delle volte risulta inefficace con i bambini: un insieme di parole vuote non può certo eguagliare il piacere di “giocare”col sapere e il saper fare.

 

Quest’anno mi è capitato di insegnare anche lingua inglese e più che in ogni altra materia, mi sono resa conto di quanto fosse importante l’approccio ludico e l’atmosfera di allegria. Un valido aiuto l’ho trovato anche nell’uso della LIM ( lavagna interattiva multimediale), che i bambini sapevano usare molto meglio di me e con la quale spesso l’ora di inglese, diventava l’ora del divertimento e del relax, in cui anche i bambini con più difficoltà, si mettevano in gioco senza paura ottenendo buoni risultati.

 

Ricordo Dennis, un bambino diversamente abile con difficoltà cognitive e relazionali che nell’ora di inglese non aveva remore a ballare e cantare davanti alla classe le canzoni che lui stesso ricercava sulla LIM con successo e a svolgere perfettamente giochi, rebus e anagrammi in inglese, tanto che alla fine, spesso e volentieri preferiva esprimersi anche spontaneamente in lingua inglese piuttosto che in italiano.
Dennis è un esempio del potere del divertimento a scuola: quando si agisce sulla motivazione, i risultati sono garantiti, in qualsiasi situazione si trovi l’alunno. Purtroppo noi insegnanti tendiamo ad etichettare gli alunni dividendoli in gruppi di livello ed in questo modo non facciamo altro che confermare le loro difficoltà. Spesso giudichiamo i loro errori come traguardi non raggiunti, mentre invece basterebbe solo cambiare strada e scegliere un approccio più vicino al loro mondo e al loro modo di essere: entusiasti e curiosi!

EMILIA FRANCO