Traumi cranici

I traumi cranici, isolati o in associazione ad altre lesioni, sono un’evenienza molto frequente in età pediatrica. Essi si verificano con una certa frequenza sia al di sotto dell’anno di vita in seguito a cadute accidentali (dal fasciatoio, seggiolone, passeggino,letto, divano, o per andatura e deambulazione incerte), sia dopo l’anno per evenienze traumatiche più complesse, come cadute da bicicletta o motorino, oppure lotta con gli amici. Un gran numero di traumi cranici, poi, avviene in seguito ad incidenti stradali qualora non vengano adottate le adeguate misure preventive, che sono fondamentali anche per percorsi di breve durata e nel ambito urbano. Rispetto al numero elevato di incidenti che portano ad un traumatismo del cranio in età pediatrica, per fortuna solo nel 5-10% dei casi si verificano conseguenze permanenti, siano esse di natura fisica o mentale.

A seguito di un trauma cranico, le lesioni cerebrali possono verificarsi per due ordini di meccanismi: inizialmente vi è il danno meccanico dovuto al contatto fra il cervello e le ossa della scatola cranica, oppure per penetrazione di un corpo estraneo; secondariamente possono subentrare ulteriori lesioni, dovute al fatto che la sostanza cerebrale traumatizzata va incontro ad espansione del suo volume (cioè ad edema) finché non si verifica una riduzione dell’ossigenazione delle cellule cerebrali (ipossia).

Dal punto di vista clinico, nell’immediato il trauma cranico può comportare diverse conseguenze: fratture delle ossa cerebrali, convulsioni, commozione, ematoma ed edema cerebrali.

Quando rivolgersi al pediatra o al pronto soccorso? Innanzitutto è importante risalire alla modalità della caduta, qualora non si assista direttamente ad essa: valutando l’altezza del piano di caduta e la sede dell’ecchimosi o tumefazione (il cosiddetto “bernoccolo”), si possiedono già informazioni utili. Statisticamente sono meno pericolosi i traumi in regione frontale rispetto a quelli occipitali (sopra la nuca). È importante osservare se il bambino dopo la caduta non perda conoscenza e nel caso in cui pianga subito, si consoli in breve tempo. L’osservazione dei genitori dopo un trauma va protratta per 48-72 ore circa: il bambino deve essere sempre visitato dal pediatra o dal traumatologo in caso di:

– sonnolenza eccessiva

– vomito, soprattutto se ripetuto

– mal di testa persistente

– convulsioni o scosse muscolari

– forte dolore al collo

– perdita di sangue da orecchio o naso

– perdita di un liquido chiaro dal naso

– disturbi della vista, udito o linguaggio

– andatura incerta o zoppicante

– difficoltà di movimento degli arti

– perdita di equilibrio

– comportamento anomalo o pianto persistente.

trauma cranico

In caso si verifichi una o più delle evenienze sopradescritte il bambino viene valutato inizialmente dal punto di vista clinico generale e neurologico; successivamente, in caso di necessità, sarà sottoposto a valutazione radiologica. Non vi è alcuna evidenza che la radiografia del cranio possa dare informazioni utili per la diagnosi ed il trattamento della situazione. Ad oggi l’esame diagnostico fondamentale è rappresentato dalla tomografia assiale computerizzata (TAC) dell’encefalo. Siccome si tratta di un esame che espone ad un’elevata quantità di radiazioni, va eseguito solo in casi selezionati ed in particolare in caso di vomito persistente, convulsioni, problemi neurologici, riduzione dello stato di coscienza, frattura avvallata (cioè rientrante) del cranio. In caso poi vi sia la necessità, successivamente le indagini radiologiche possono essere approfondite mediante l’esecuzione di una risonanza magnetica nucleare (RMN).

In caso di trauma cranico lieve o di media entità ed in assenza di segni neurologici il bambino, visitato in PS, viene rimandato a casa ed i genitori proseguiranno l’osservazione nelle ore successive. Se il bambino non presenta problemi neurologici ma ha avuto una perdita di coscienza, potrà eventualmente essere ricoverato in osservazione. In caso invece di un trauma cranico grave, che sia cioè associato a lesioni neurologiche, il bambino verrà sicuramente ricoverato in terapia intensiva.

La maggior parte dei bambini, come ho già detto, ha una buona prognosi, soprattutto se si tratta di traumi di entità lieve o moderata. Questi pazienti tuttavia possono presentare, anche a distanza di tempo, dei problemi fra i quali mal di testa, vertigine, stanchezza eccessiva, riduzione del rendimento scolastico, anomalie comportamentali. Di solito queste manifestazioni si risolvono spontaneamente nell’arco di 9-12 mesi. Nel caso di un trauma grave, le conseguenze neurologiche sono spesso meno importanti rispetto a quelle che potrebbe avere un adulto che subisce lo stesso tipo di trauma; in questo caso l’approccio terapeutico è di tipo riabilitativo multidisciplinare.

La prevenzione rappresenta sicuramente l’atto principale che i genitori o i tutori del bambino possono realizzare: bisogna sempre evitare di lasciare incustoditi i bambini in situazioni di potenziale pericolo: un lattante di pochi mesi potrebbe iniziare a rotolare su se stesso in un momento non prevedibile, quindi non bisogna mai lasciarlo solo su letti, divani, fasciatoi. Per quanto riguarda la sicurezza del trasporto automobilistico, è assolutamente fondamentale l’uso di seggiolini e adattatori fino a 36 Kg di peso (età 12 anni circa).Purtroppo neanche i genitori più attenti possono prevenire tutti gli incidenti, ma tante volte mi capita di osservare comportamenti superficiali che potrebbero essere prevenuti, quindi, attenzione ai vostri bambini!

Peddyfra

 

 

 

Dott.ssa Francesca Scaglia

 

Specialista in pediatria