Tutela legale del diritto all’immagine

Con il nostro Avv. Emanuele Parlati vediamo che cos’è il diritto all’immagine e come la legge ci tutela dall’uso improprio da parte di terzi di nostre immagini.

Il diritto all’immagine è disciplinato dall’art. 10 Codice Civile, secondo cui “qualora l’immagine della persona o dei genitori, del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l’esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei suoi congiunti, l’Autorità Giudiziaria, su richiesta dell’interessato, può disporre che cessi l’abuso salvo il risarcimento del danno”.

Il diritto all’immagine è personale e inalienabile: ciò che può essere consentito a soggetti terzi è unicamente il suo esercizio, che rappresenta un vero e proprio negozio giuridico: come già rammentato in un nostro precedente articolo (http://www.studio2ps.it/portal/node/32), la legge individua nel consenso della persona ritrattata la condizione basilare ai fini dell’utilizzo dell’altrui immagine. L’art. 96 Legge sul Diritto d’autore, infatti, impone che chiunque esponga, riproduca o metta in commercio una fotografia rappresentante l’immagine di una persona, deve preventivamente ottenere il consenso di questa. Tale consenso, per inciso, non è vincolato ad alcuna forma e può, pertanto, essere sia esplicito che implicito – con la conseguenza di una maggior difficoltà, in quest’ultimo caso, nel fornirne la controprova.

(Dopo la morte della persona ritratta, il consenso, ex art. 93 L.D.A., deve essere fornito del coniuge o dei figli, o, in loro mancanza, dei genitori; mancando il coniuge, i figli e i genitori, dei fratelli e delle sorelle, e, in loro mancanza, degli ascendenti e dei discendenti fino al quarto grado).

L’art. 97 L.D.A. dispone poi che si possa prescindere dal consenso, nei casi in cui “la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico. Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla riputazione od anche al decoro nella persona ritrattata”.

Una recente pronuncia del Tribunale Civile di Roma (sez. 9, giugno 2015), peraltro, nello stabilire che la libertà di utilizzo dei contenuti pubblicati dagli utenti di Facebook con l’impostazione pubblica “non riguarda i contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale degli utenti”, ha implicitamente confermato che, anche in ambito di social network, l’immagine altrui non può essere utilizzata in altri media liberamente, senza il consenso delle persone ritratte, a maggior ragione quando siano coinvolte anche terze persone.

Fatta la doverosa premessa sulla natura del diritto in questione, quali sono le tutele fornite dal nostro ordinamento nel caso di abusivo esercizio dell’altrui immagine?

Si tende a ricondurre tale condotta nell’alveo della c.d. “responsabilità aquiliana” extracontrattuale ex art. 2043 c.c. (da danno ingiusto).

In caso di diffusione non autorizzata dell’immagine di persona non nota, il soggetto danneggiato avrà pertanto il diritto di adire l’Autorità Giudiziaria al fine di ottenere l’accertamento dell’illiceità del comportamento del terzo, domandare la cessazione della diffusione dell’immagine, il risarcimento del danno esistenziale (cfr. Tribunale Civile di Forlì, Sent. 9.10.2002) e del danno morale, ma quest’ultimo soltanto qualora l’illecito commesso integri anche gli estremi di un reato (cfr. Cassazione Civile, Sent. n. 5790/1979).

Nel caso di abuso dell’immagine della persona nota, poi, acquista una particolare rilevanza l’aspetto patrimoniale, atteso che l’uso non autorizzato da parte di terzi comporta un danno qualificabile come lucro cessante (prezzo del consenso e prezzo dell’immagine): ciò risulta determinante soprattutto in relazione alla quantificazione della somma risarcibile, che è determinata dal “prezzo” dell’immagine del soggetto e quindi proporzionale al suo grado di notorietà.

Avv. Emanuele Parlati, Studio Legale Palmerini Parlati Sena & Partners – civilista in Roma