Umami

Il romanzo d’esordio di Lana Jufresa si popola grazie ai destini di Ana una ragazzina che sogna di coltivare mais nella sua milpa, Alfonso un antropologo vedovo, Marina una giovane pittrice e Pina un’amica inseparabile. Solo alla fine daremo risposta a tante domande che coinvolgono i nostri protagonisti. Un romanzo corale bellissimo.

Dovendo scegliere un libro da portarmi in vacanza, attirata come mi capita spesso dalla copertina e incuriosita dal concetto di milpa ho scelto Umami il romanzo di esordio di Laia Jufresa.

Umami

 

L’umami (per chi non lo sapesse) è il quinto gusto: c’è il salato, l’amaro, il dolce, l’acido e appunto l’umani. E’ il quinto sapore che non pensiamo di avere e che non sappiamo spiegare. In giapponese umami significa saporito ed indica il sapore di glutammato.
La milpa è un agrosistema di coltivazione usato in Messico.

Questo è un romanzo corale, diviso in quattro parti, ogni parte nei suoi capitoli ci racconta di un personaggio. La prima a raccontarsi è Ana una ragazzina di dodici anni, poi Marina un’artista o aspirante tale di ventuno anni, poi è la volta di Alfonso un antropologo rimasto vedovo proprietario delle unità abitative, poi Pina la migliore amica di Ana e infine Luz la sorella minore di Anna, annegata in un laghetto quando era in vacanza dalla nonna.

I racconti hanno una struttura singolare, vanno a ritroso, si inizia con il 2004 fino ad arrivare al 2001.
Gli abitanti del complesso che impareremo a conoscere attraverso le pagine scritte dalla Jufresa, vivono la propria vita con piccole intersezioni nelle vite degli altri, come capita spesso a chi abita vicino in uno spazio ristretto e circoscritto.

Ana, la ragazzina vive nella casa Salato, i genitori sono musicisti, ha due fratelli e una sorella minore che purtroppo non c’è più. Si dedica alla crescita della milpa piantando mais e trascorre le giornate a leggere i gialli di Agatha Christie. La mamma, non ha mai superato la perdita di Luz, è una donna singolare che va in giro ogni giorno con un turbante diverso.

La migliore amica di Ana: Pina, abita la casa Acido, è una ragazzina molto bella, lasciata a vivere da sola con il padre da una mamma hippie che è partita lasciandole una lettera.

Marina, l’aspirante artista ha preso in affitto la casa Amaro, ha disturbi alimentari e non sa bene se è stata lei ad abbandonare la famiglia d’origine o se è stata lei quella ad essere abbandonata.

Alfonso l’antropologo vedovo è il proprietario delle unità abitative di Villa Campanario, trascorre gran parte delle sue giornate a scrivere della moglie che non c’è più, passatempo necessario quanto impossibile, così come provare a spiegare l’umami. Abita la casa Umami, si diverte ad ascoltare le storie che gli racconta Ana e condivide il lutto con la mamma della ragazzina bevendo in un bar.

Questo romanzo dalla scrittura facile ma allo stesso tempo profonda, racconta di persone, delle loro solitudini, dei ricordi e del dolore che affiorano in maniera diversa per ognuno dei protagonisti, proprio come i gusti che sono così vari.

Mi rendo conto di non riuscire a spiegare il perché ho trovato questo romanzo meraviglioso, proprio come il quinto gusto: l’umami perfetto da godere e difficile da spiegare.
Leggetelo e ditemi cosa ne pensate…