Un genitore, non un amico

Per capire il ruolo del genitore in Svezia bisogna prima capire come viene visto il bambino nella cultura svedese.

Dalla metà del 1900 in avanti ha preso sempre più piede l’individualismo nel crescere i bambini. Gli Svedesi vedono i bambini come dei piccoli individui ognuno con una sua personalità propria. Come genitore bisogna riconoscere e capire le caratteristiche speciali di ognuno e cercare di farle sviluppare fin dalla più tenera età.

Nulla di strano finora, fino a che la voglia di assecondare l’individualismo del bambino non diventa piu importante della buona educazione.
Un esempio è quello di far decidere al bambino se salutare o non salutare le persone. Diversi psicologi o cosiddetti esperti consigliano di lasciare decidere al bambino se salutare o no le persone quando le incontra per strada. Per alcuni bambini piccoli è molto stressante salutare le persone che non conoscono bene, quindi è meglio lasciarli maturare, e poi sarà lui ad iniziare a salutare quando sarà pronto.
Così facendo si lascia il giusto spazio al bambino ed al suo individualismo anche se questo può apparire in conflitto con la buona educazione.

Si crede nella capacità di ogni bambino di crescere con i propri ritmi senza troppe interferenze del genitore. Si crede molto nel lasciare i bambini liberi e nel non limitare la loro creatività. Si lascia loro del tempo per capire da soli già da piccoli che fare i capricci non aiuta. Una scena frequente è vedere i bambini per terra nei supermercati davanti al reparto delle caramelle dove si sfogano in piena liberta piangendo anche per una ventina di minuti senza intervento del genitore…

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Secondo recenti statistiche ricavate da studi sulla felicità, i ragazzi svedesi, soprattutto maschi, sono più felici verso l’età di 11 anni, poi intorno ai 13 c’è un forte calo della felicità, per poi arrivare ad essere i più infelici del mondo intorno ai 15 anni d’età.
Può sembrare assurdo che in un paese sviluppato, in cui in genere si ha tutto come la Svezia possa verificarsi un fenomeno simile.

Una delle spiegazioni può essere che spesso gli Svedesi crescono i loro figli in una falsa realtà dove il genitore ha fatto di tutto per alleggerire e facilitare ogni passo del proprio figlio. Quando il bambini poi si scontrano con la realtà subiscono uno shock e non riescono ad integrarsi ed adattarsi ad essa: sempre più giovani svedesi cercano l’assistenza degli psicologi nell’adolescenza.

Una recente ricerca fatta tra gli educatori delle scuole materne svedesi mostra che secondo loro i genitori di oggi hanno molta difficoltà nel porre limiti ai bambini ed evitano i conflitti a qualsiasi costo. Spesso l’educatore deve indirizzarli nel ruolo di genitori. Si organizzano tanti corsi nelle grandi città sul “sapere fare il genitore” per aiutare i gentirori a gestire la quotidianità e le crisi di ogni giorno.

David Eberhand, padre di sei figli e primario di un ospedale psichiatrico, ha appena pubblicato un libro chiamato ”Essere un genitore” nel quale sostiene che i genitori di oggi non hanno pretese sui figli e quindi quelli crescono pensando che ognuno di loro è il centro dell’universo.
Se ti trovi ad una cena con i bambini spesso sono loro a parlare e noi ad ascoltarli. Può essere normale una cena durante la quale gli adulti vengono interrotti senza nessun rimprovero dai loro figli – una questione che sicuramente ai tempo dei nostri genitori era impensabile.

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Bisogna osare fare il genitore, secondo Eberhand, e non solo l’ amico. Ederhand sostiene che si ritornerà ad un modo più autoritario di fare il genitore nella prossima generazione.
Invece al giorno d’oggi i giovani svedesi hanno paura a dettare troppe regole ed indirizzare troppo i figli.

La paura è uno dei più grandi problemi nel fare il genitore. La paura che possa succedere qualcosa al proprio figlio o che si possa sbagliare qualcosa come genitore. Per questo si cerca di appoggiarsi sempre di più sui vari esperti per fare la cosa giusta.
Invece bisognerebbe avere il coraggio di non diventare solamente l’amico del proprio figlio, perche avrà molto più bisogno di un genitore che li prepara  per la vita futura tra gli adulti, che non ti vedono come il centro dell’universo ma solamente come una persona.