Una casa alla fine del mondo

Un libro d’esordio raffinato, Michael Cunningham riesce a conquistare anche il lettore più duro. Si piange e si ama, ma questa è la vita.

Questa volta ho riflettuto parecchio. Il tema di questo mese mi ha messo in difficoltà perché sono tantissimi i libri che parlano della diversità. Diversità che si esprime e manifesta in miliardi di modi differenti, uno per ogni persona che abita o ha abitato questo pianeta. Capite che la diversità in fondo non esiste? È talmente ampio e diffuso questo concetto da abbattersi da solo. Perché il genere umano per sua natura è mutevole e variegato. Darwin se fosse ancora vivo vi direbbe che è proprio questa la carta vincente dell’essere umano. Quello che ci ha permesso di moltiplicarci e prosperare su questo pianeta. La diversità è un valore aggiunto e andrebbe onorata ogni santissimo giorno. Ma non è questo quello che accade solitamente.

Ho scavato nella mia biblioteca alla ricerca del libro perfetto e ne ho trovato uno che a mio avviso parla di questo argomento nel modo migliore e più esemplificativo.

L’autore è un maestro dell’introspezione, Michael Cunningham. Premio Pulitzer per la narrativa ricevuto nel 1999 per il bellissimo romanzo Le Ore, ma il suo esordio avviene nel 1990 con un altro libro meraviglioso: Una casa alla fine del mondo.

una casa alla fine del mondo

Cunningham è un ottimo narratore ed ha un pregio notevole: riesce a creare personaggi credibili dotati di personalità definite e complesse.

Quello che lui scrive è plausibile.
Quello che lui racconta potrebbe essere accaduto veramente.

Il romanzo ci racconta la storia di due ragazzi Jonathan e Bobby. La storia di un amore affannato, alla ricerca di una perfezione che non esiste. Si aggiungerà a questa relazione anche una donna, Clare a complicare o completare l’insieme.
La complessità dell’individuo trasborda dalle pagine di questo romanzo narrato a 4 voci: Jonathan, Bobby, Clare e la madre di Jonathan, Alice. La complessità dei rapporti e dei sentimenti umani viene messa a nudo. L’amore nella sua forma più complicata, un ménage à trois che racchiude in se il desiderio utopico di una famiglia fuori dai canoni tradizionali.

È un libro d’esordio raffinato con il quale Cunningham riesce a conquistare anche il lettore più duro. Si piange e si ama, ma questa è la vita.