Una domenica

due mani e quattro manine ombrosaMettiamo una domenica a caso, una domenica in cui per una congiuntura astrale rara e oltremodo favorevole non ci sono figli malati, non ci sono pranzi e cene da parenti alle quali proprio non possiamo mancare, non ci sono calamità naturali in atto o in previsione,
mettiamo che in un guizzo di straordinaria intraprendenza e incredibile ottimismo a me e a papà Lele, analizzati tutti gli input e gli output della circostanza, venga voglia della cosiddetta gita fuori porta domenicale con tutta la famiglia,
mettiamo che questa fatidica decisione venga presa alle ore 7,30 del mattino davanti a una tazza di latte fumante, ecco: quello che segue è la cronaca di tutto quello che capiterà fino al momento dell’accensione del motore per la agognata partenza che ovviamente non ha alcuna speranza di avvenire fino almeno alle 10,30 della domenica in questione.
Ore 7,30: la decisione è presa, la meta stabilita. “sei contento Lollo?” “No, vojo vedee Dora (l’Esploratrice n.d.r.)”
Perfetto, ecco lo spirito giusto, prepariamoci.
Step 1, allestimento borsa del cambio: per il piccolo pannolini, body, cremine, salviette, qualche cambio. Per il grande che è spannolinato ma ogni tanto se ne dimentica almeno due cambi e un pannolino, la regola di sopravvivenza prevede che dopo la terza pisciata addosso scatta il pannolino.

Magari fa caldo, porto qualcosa di più leggero.

Magari fa freddo, metto anche qualcosa di più pesante.

Cappellini, fascia, una copertina, qualcosa che mi servirà è stato dimenticato di sicuro ma teoricamente siamo pronti per affrontare almeno una settimana nel deserto dei Tartari e una al Polo Nord.
Nel frattempo figlio 1 è stato posizionato sul vasino davanti alla televisione (pessima, pessima abitudine di cui non so come disfarmi), di lui ci si può dimenticare per una mezz’oretta. Intanto sono le 8,00.
Figlio 2, sentendo che qualcosa è in ballo, decide di dare il meglio di se e partecipare attivamente ai preparativi, quindi, se le altre mattine è bello paccioccoso e sorridente, la domenica in questione è rognoso all’inverosimile, non si fa posare manco mezzo minuto e pretende di stare solo in braccio di genitori rigorosamente in piedi e semoventi.
Mentre papà Lele si prepara quindi, io preparo e scarrozzo il piccolo cercando persino di dare una riordinata al macello in casa, senza riuscirci minimamente. A questo punto sono le 8,30.
Inizia l’opera di persuasione del figlio dimenticato sul vasino. Lui dichiara di avere ancora tanto da fare, ovviamente tu sai che è una menzogna, ma non puoi dimostrarlo, ti ha fregato. Concedi ancora dieci minuti nel frattempo sfami il gatto e raccogli vestiti sporchi abbandonati in ogni stanza.
Papà Lele scende a spostare e rimontare seggiolini che per qualche oscura ragione sono sempre o smontati o sulla macchina sbagliata.
A questo punto non mi resta che spegnere la televisione a Lorenzo e portarlo a forza in bagno per lavarlo. Sono le 9,00.
La vestizione di Lorenzo permette di smaltire almeno 500 kcal/ora, molto più di una lezione di zumba.
Tra inseguimenti, rincorse, capricci riesco a vestirlo proprio mentre rientra il papà che a questo punto esclama: “Ma sei ancora in pigiama, tu? Sei sempre l’ultima”.
Non posso insultarlo come vorrei purtroppo. Sono le 9,30.
Mi preparo finalmente io infilando anche il carico di una lavatrice in mezzo.
Siamo tutti pronti, forse ce la facciamo per le 10,00 oggi.
Mentre papà Lele ottimisticamente inizia a mettere le scarpe a Lorenzo, mi accorgo che Leo è da cambiare.
Lo cambio e mi cambio pure io la maglia che nel frattempo si è sporcata in mille modi diversi.
Pare proprio si possa uscire finalmente, non resta che sfrattare il gatto, il quale però mangia la foglia e corre a nascondersi. Dopo svariati inseguimenti che prevedono pure l’intervento del Pater Familias e il suo colorito turpiloquio ci chiudiamo la porta alle spalle.
Il mio timer interno però suona l’allarme: per Lorenzo è ora della pipì. Di rientrare non se ne parla, la facciamo in giardino.
Si parte: allacciamo gli infanti dei quali almeno uno piange ai seggiolini  e ci accorgiamo di aver dimenticato in casa una quindicina di cose.
Risalgo, il gatto rientra, cerco le cose e qualcuna la trovo anche, resisto all’impulso di buttarmi a dormire sul letto, inseguo di nuovo il gatto e riscendo.
Salgo in macchina, si parte davvero.
Sono le 10,30 e tutto va bene.