Una mamma green

Leggeri si nasce: storia di una mamma che cerca di essere green.

«Non fate figli, siamo già troppi su questo Pianeta». Parole forti, quelle con cui il geologo e divulgatore televisivo Mario Tozzi esortava la sottoscritta e gli altri studenti che assistevano con me a una sua lezione a rinunciare alla maternità “biologica” per il bene della Terra. Sono passati diversi anni, ma le ricordo come se fossero appena state pronunciate. Una provocazione, nel perfetto stile del vulcanico ambientalista. Ma che nascondeva un fondo di verità: gli esseri umani, specie quelli che vivono alle nostre latitudini, inquinano, sprecano, sporcano. Costano molto, in termini ambientali. Consumano risorse non rinnovabili, producono montagne di immondizia (ogni bambino occidentale, nella sua vita “pannolinata”, si lascia dietro, suo malgrado, una tonnellata di rifiuti non riciclabili), causano direttamente e indirettamente l’emissione di sostanze inquinanti. Ogni nuovo umano che nasce, per dirla in termini nudi e crudi, distrugge un po’ di più l’unica Terra che abbiamo a disposizione. Una verità sgradevole, ma che non è bastata, almeno per quanto mi riguarda, a spegnere il desiderio di diventare madre – l’istinto più “naturale” che esista, del resto. Come fare, allora, per conciliare la voglia di maternità con il pungolo della coscienza ambientalista? La mia scelta, opinabile come tutte le decisioni possibili e condivisa con il padre di mio figlio, è stata quella di impegnarmi a cercare, per ogni aspetto legato alla nuova, rivoluzionaria, esperienza che ci attendeva, soluzioni più “leggere” per l’ecosistema (e possibilmente per il bilancio familiare!).
Strade non sempre molto battute, talvolta impegnative e in qualche caso innegabilmente impopolari, ma sempre il più possibile rispettose della salute del Pianeta e della stessa fisiologia del bambino in arrivo. Soluzioni green, in una parola. Dai tessuti per il corredino all’arredamento per la cameretta, dai cosmetici alle scelte di consumo più generali, l’attesa del nostro primogenito è stata vissuta all’insegna della sostenibilità ambientale ed economica. Senza fondamentalismi di sorta, ma con passione fervida. E con la certezza incrollabile – una delle poche, per noi genitori alle primissime armi – che fosse proprio quella la strada migliore da percorrere, non solo per la “casa” che ci ospita, ma anche per il figlio che avremmo avuto. Da quando è nato Davide, quasi nove mesi fa, il viaggio alla ricerca della leggerezza è proseguito insieme a lui. Dai pannolini all’alimentazione, dalla gestione dei piccoli problemi di salute alla filosofia complessiva in fatto di acquisti, il tentativo è sempre quello di scegliere la soluzione meno dannosa. Un percorso all’insegna delle domande e delle sperimentazioni, spesso accompagnato dall’altrui scetticismo e da qualche critica esplicita, ma anche un’esperienza molto intensa, oltre che un’opportunità di confronto con tante mamme tanti papà, vicini e lontani. Una strada – che non vedo l’ora di raccontare, mese per mese, qui in “casa Instamamme” – densa di compromessi e non priva di rinunce, errori e ripensamenti. Ma questo, in fondo, non vale per tutti i genitori?