Racconti per l’Estate

Tornano i racconti del Nonno Lorenzo, da leggere con i nostri bimbi nelle calde serate d’estate, con le finestre socchiuse e i grilli che fanno da sottofondo

Uomini, tremate
le streghe sono tornate
(slogan femminista anni settanta)

Una moglie gelosa e una masca armoniosa

Al tempo dei tempi viveva a Vidracco una bella famigliola: lui era Pero, chiamato anche Cios, e lei era Berta. Avevano due bambini belli e sani.
Cios era un giovanotto robusto, un gran lavoratore, Berta, quando andava al mercato di Vistrorio, faceva girare gli uomini che le lanciavano una seconda e anche una terza occhiata.
Per i tempi che correvano, non se la passavano male: sei vacche nella stalla, più qualche pecora e qualche capra, due maiali in attesa di diventare prosciutti e salami, la botte piena di buon vino in cantina.
Prati, orti e boschi a Vidracco, pascoli in montagna
Avremmo potuto definire la famiglia di Pero una famiglia abbiente e felice….ma, c’è sempre un ma: Berta, sua moglie, era terribilmente gelosa.
Ogni sera il povero Pero doveva subire una scenataccia dalla moglie :”Dove sei stato? Con chi hai parlato? Vergognati! Lo so che mi tradisci, prima o poi scoprirò tutto e la pagherai cara, bello mio!”
Berta era stata anche dal Prevosto per chiedergli se sapesse qualcosa. Al che il Prevosto le aveva risposto: “ Io non so proprio niente, e anche se sapessi qualche cosa, non te lo potrei riferire…sai… il segreto confessionale !”.
Le parole di don Giaco, questo era il nome del Prevosto, invece di rassicurare Berta la misero ancora più in allarme: “Il Prevosto sa qualcosa- si disse- e non vuole o non può dirmelo, in questo paese sono tutti d’accordo contro di me”. Quella sera Pero, oltre ai soliti rimbrotti, si prese pure due sberle.
La Perpetua che aveva origliato, come sempre faceva quando qualcuno conferiva con don Giaco, diffuse la voce per il paese e quando Pero andava all’osteria per un bicchiere di vino, gli amici lo prendevano in giro: “Corri a casa, se non arrivi in tempo… Berta ti aspetta con la scopa in mano!”
Il buon Pero Cios a tradire la moglie non ci pensava nemmeno, anzi se qualche ragazza o qualche donna lo fermava per strada, per fare due chiacchiere, lui con una scusa se la dava a gambe, terrorizzato che la moglie venisse a sapere che si era intrattenuto con questa o con quella.
In effetti Pero era un bel uomo, robusto, di sani principi e un lavoratore indefesso.
Tutte le ragazze da marito se lo erano conteso, ma lui aveva scelto Berta, la più bella del paese….ma che caratterino!

Una volta Pero Cios se ne tornava bel bello da Carney, dove possedeva un bosco di castagni e dove andava a far legna per il camino e foglie per il letto alle mucche, quando sentì belare e vide un agnello solo e abbandonato.


E sì che si guardò intorno per vedere se c’era un gregge al pascolo, pensando che l’agnello si fosse allontanato. Non c’era nessun gregge né c’era anima viva. “Chi l’ha perso verrà a cercarselo” penso tra sé e sé. Ma l’agnello cominciò a seguirlo , come se Pero fosse la sua mamma.
Arrivato in paese chiese qua e là se qualcuno avesse smarrito un agnello. Nessuno si fece avanti. Lo portò quindi nella stalla dicendosi: “ Si sta avvicinando Pasqua, il pranzo pasquale è già qui pronto, domani farò una bella sorpresa alla mia Berta, quando le mostrerò questa bella bestiola: ne sarà sicuramente felice.”
Venne mattina, era ora di mungere. Pero disse: “ cara Berta, vieni con me nella stalla: vedrai che bella sorpresa, siamo proprio fortunati!” Altro che fortuna!
Aprirono la porta: al posto dell’ovino c’era una bellissima ragazza che dormiva, coperta a malapena da un vello d’agnello.


A tale vista, Berta lanciò un urlo che si sentì fino a Vistrorio.
La ragazza si destò spaventata, urlò anche lei e, come un fulmine, uscì dalla porta e svanì nel nulla. A terra rimase il vello.
Ognuno può immaginare quel che successe: per il povero Pero furono legnate e insulti. “ Lo sapevo, sei solo un maiale….” E “maiale” fu l’epiteto meno pesante. A nulla servirono le giustificazioni di Pero, Berta era una furia scatenata.
Ma le disgrazie non vengono mai sole: da quel giorno le vacche non diedero più una goccia di latte, nemmeno per una scodella ai bambini. Persino Berta cominciò a pensare quanto aveva supposto suo marito e cioè che l’agnello altro non fosse che una masca calzata e vestita.
Interpellarono più persone per risolvere il mistero del latte sparito: chi dava un suggerimento e chi un altro, ma il problema rimaneva irrisolto. I due coniugi spesero anche dei soldi per acquistare unguenti e pozioni che si rivelarono del tutto inutili.
Finalmente un giovane contadino di Fondo, che era venuto a Vidracco per lavorare nei terreni della parrocchia, diede a Pero questo consiglio: “ A Succinto vive una donna che ha studiato, dicono che sappia persino il Latino e per questo legge molti libri.
Da giovane è vissuta a Torino dove ha frequentato certe scuole importanti. Ora vive da eremita in Succinto, paese in cui si è ritirata per pregare e meditare nella pace e in quel silenzio che solo la montagna sa offrire. Penso che vi possa essere molto utile, infatti in alta valle ha risolto molti casi ritenuti impossibili.”

Detto fatto, il giorno dopo il nostro eroe partì di buon’ora alla volta di Succinto e trovò la donna colta, alla quale da allora affibbiarono il nome di la Susincia, anche se in realtà si chiamava Petronilla. Il nostro Pero tanto disse e tanto fece che la convinse a scendere con lui a Vidracco il giorno dopo, a cavallo di un mulo: poco prima infatti aveva “noleggiato” due muli, sicuro che la buona donna avrebbe accettato il suo invito.


Venne mattina, i due partirono alla volta di Vidracco. Il buon Pero non si accorse nemmeno di dormire un po’ scomodo in un fienile, tanto era stanco per la lunga camminata da Vidracco a Succinto.
Nel tardo pomeriggio dello stesso giorno i due a cavallo dei muli giunsero al nostro paesello e la Susincia volle subito vedere la stalla . Annusò l’aria, si guardò intorno e sentenziò: “Qui dentro c’è stata una masca di quelle potenti. Domani ci sarà da lavorare parecchio. Adesso mangiamoci qualcosa e poi subito a letto.” E così avvenne.
La Susincia dormì beatamente quella notte nelle camera pulita e ordinata che Berta le aveva preparato.
Al mattino, agli ordini di Petronilla, tutta la famiglia si mise in moto: la stalla fu ripulita da cima a fondo. Affidate le mucche ai bambini che le portassero al pascolo, Berta e Pero cominciarono col bruciare tutto il fieno e le foglie che si trovavano nella stalla, poi Cios imbiancò con calce viva le pareti e il soffitto , mentre Berta strofinava e puliva alla perfezione il pavimento. Alla sera quella che era una stalla , sembrava una camera di lusso. A quel punto la Susincia decretò: “Così va bene, non si sente più quel terribile odore di masca”
Il mattino dopo, Berta munse mezzo secchio di latte: la cura della Susincia sembrava che cominciasse a funzionare; infatti da allora le vacche cominciarono un po’ per volta a produrre latte, ancora più di una volta.
La nostra eremita si fermò a Vidracco per una decina di giorni con la scusa di seguire l’evoluzione della guarigione delle vacche, in realtà stava molto bene in casa di Pero, servita e riverita come una principessa.
Berta ammise di essersi sbagliata e, in un certo senso, chiese scusa al povero Pero, tuttavia concluse con queste parole: “ Sì, questa volta ho sbagliato, comunque le botte che ti sei preso vanno per tutte le altre volte che me l’hai fatta, senza che io lo venissi a sapere”

I miei pochi lettori mi diranno che Berta non era guarita per niente dalla sua morbosa gelosia, invece devo dire che un poco per volta migliorò, non una guarigione completa, si intende, ma migliorò. Come?
Questa è un’altra storia. Dovete sapere che tra la famiglia di Pero e la Susincia si consolidò una formidabile amicizia. Spesso la buona eremita scendeva a Vidracco per fermarsi alcuni giorni “a pensione completa”. Altre volte la nostra famigliola, soprattutto in estate, saliva a Succinto con le mucche per portarle ai pascoli montani. I bambini rimanevano a casa di Petronilla per diverso tempo: ormai la chiamavano zia.
La buona e saggia donna , che era anche un po’ psicologa, con una terapia molto accorta, cominciò a parlare a Berta di suo marito, tessendone le lodi e l’onestà assoluta. Tanto disse e tanto fece che convinse Berta del fatto che suo marito non la aveva mai tradita e che mai l’avrebbe fatto. Ho detto che la convinse, ma non del tutto ad onor del vero, qualche dubbio ancora le frullava in testa.

Questa storia, con diverse varianti, veniva raccontata un po’ovunque nella nostra Valchiusella, quando nei lunghi inverni ci si riuniva al caldo delle stalle per passare la serata in armonia.

 

Lorenzo Bertoldo